Editoriale
Il Rosa e l'azzurro

Alcune mattine, dopo aver attraversato lungamente un grande parco mi dirigo in direzione nord-ovest. Da qui, si staglia in lontananza il Monte Rosa in tutta la sua maestosità. Sullo sfondo azzurro del cielo la cima è abbagliante di neve, non di rado pensosa avvolta da nuvole come volute di fumo. Così vestita di bianco per tutto l’inverno è uno splendore. Quanta pace in quella visione. Al suo seguito una lunga successione di cime sorelle dentella la linea dell’orizzonte, un muro ghiacciato di vette Pennine, damigelle al servizio di quella dama tanto importante. All’ora di punta il traffico è intenso su questa strada, molti corrono, inseguono diramazioni e rotonde con rallentamenti di ogni tipo, altri svicolano su stradine secondarie. In un baleno, il massiccio è già nello specchietto retrovisore e l’algida veduta tornerà sul percorso del ritorno. Arrivederci. La radio trasmette notizie fresche di un mondo ribollente, la situazione sembra sfuggire di mano giorno per giorno innescando nuove guerre fra tensioni politiche, rancori, minacce, sete di risorse, declino di vecchi equilibri, fame, freddo, sfollamento, povertà...

La Nota del Traduttore