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ROMANZO

Zelary
di: Kveta legatova / editore: Nottetempo, 2009
traduttore: Raffaella Belletti - Traduzione dal ceco

 
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore, Raffaella Belletti
pag. 2 Nota del Redattore, Dori Agrosì

 
Nota del Redattore, Dori Agrosì

Bellissimo libro in cui ogni descrizione di fatti, persone e luoghi riporta l’immaginario verso un mondo antico e rude. Želary è un piccolo villaggio, chiuso e sperduto tra le montagne morave della Repubblica Ceca. Da questo libro composto da una serie di racconti ambientati a Želary è stato tratto un film che narra la storia descritta dall’autrice nel romanzo successivo, La moglie di Joza, e anche qui tutto si svolge a Želary. Vale la pena perciò parlare anche dell’adattamento dei due testi in un’unica sceneggiatura destinata al grande schermo. Con questo film, che ottiene una Nomination agli Academy Awards come migliore pellicola in lingua straniera, anche l’autrice Kvéta Legátová (pseudonimo di Vera Hofmanova, 1919) raggiunge la notorietà internazionale.
I protagonisti del film sono un’infermiera, Eliska, e un chirurgo che nella Praga degli anni Quaranta lottano per la sopravvivenza contro la spietatezza della seconda guerra mondiale. Entrambi militano nel rischioso movimento di resistenza e quando vengono scoperti l’uomo è costretto alla fuga mentre la donna deve trovare un rifugio in cui nascondersi. Casualmente un suo ex paziente che proviene da un lontano villaggio di montagna, Želary, in cui il tempo sembra essersi fermato al Settecento o ancora prima, offre un rifugio a Eliska che per mimetizzarsi deve necessariamente diventare sua sposa.
Siamo negli anni Quaranta, i nazisti hanno appena occupato Praga. Eliska non è riuscita a terminare gli studi in medicina poiché i tedeschi hanno chiuso le università. Affronta quindi la prima rassegnazione lavorando come infermiera, ripiego che crede momentaneo, nell’attesa del dopoguerra. In realtà la guerra porterà Eliska a cambiamenti radicali. Per sfuggire all’immoralità nazista non ha altra alternativa più immediata se non quella di accettare la proposta di fuggire con l’ex paziente, lasciare l’emancipata e sofisticata vita cittadina di Praga per rifugiarsi a Želary, cambiare identità, diventare Hana e sposare quest’uomo che in fin dei conti non conosce ma a cui, nella casualità del lavoro e nella casualità dell’emergenza, Eliska aveva prestato soccorso, donandogli il proprio sangue. Lui, Joza, si sente perciò in obbligo di doverle restituire il favore, aiutandola a fuggire, raggiungendo Želary, da cui lui stesso proviene. La differenza tra la città di provenienza di lei, giovane donna colta, e il villaggio di provenienza di lui, uomo di mezza età, gigante buono e taciturno che la protegge, è smaccata. Anche e persone sono smaccatamente differenti. Loro sono entrambi in fuga, elemento che li aiuta pian piano a stabilire una forma in bilico tra vicinanza e appartenenza, un legame forte a cui aggrapparsi per combattere la reciproca paura e diffidenza, l’antagonismo tra Eliska/Hana e Joza. Un legame forte che nasce dalla comune lotta per la sopravvivenza. Parallelamente ai due protagonisti, anche Želary trova un proprio primo piano da protagonista, bellissimo angolo di mondo in cui tutto vive in armonia con la natura e le sue leggi spesso severe e senza tempo, a cui l’uomo non può sottrarsi ma piuttosto rassegnarsi e rispettare.
Eliska, riesce con tenacia a seguire e imparare questa nuova vita con la stessa passione con cui si potrebbe imparare una lingua straniera. E anche lui, Joza, deve (ri)adattarsi. La sua vita è completamente stravolta insieme a una donna così diversa in un mondo così diverso. La stessa piccola comunità di Želary è a tratti altrettanto insopportabile quanto la paura da cui i due sono dovuti fuggire.








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