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SAGGIO

Il volto di tutti i volti
di: Alexis Jenni / editore: Edizioni Qiqajon, 2017
traduttore: Guido Dotti - Traduzione dal francese
Il volto di tutti i volti, Nota del Traduttore, Guido Dotti

Nella casa editrice di cui faccio parte fin dalla sua fondazione nel 1983 non svolgo più la funzione del traduttore con la frequenza dei primi anni: ormai mi viene affidato solo qualche testo, non troppo lungo, di autori francofoni con caratteristiche letterarie oltre che spirituali. Questo mi ha condotto all’inimmaginabile opportunità di tradurre uno scrittore vincitore del Prix Goncourt. Alexis Jenni vince a sorpresa il Premio letterario francese più prestigioso nel 2011 con il suo primo romanzo: L’art française de la guerre. Ovviamente la traduzione italiana esce da Mondadori, non certo da Qiqajon. Però lo scorso anno avviene un imprevisto: Jenni viene a Bose per preparare un libro intervista con fr. Enzo Bianchi sulla Comunità monastica di Bose da lui fondata, di cui faccio parte e di cui le Edizioni Qiqajon sono espressione. In quell’occasione ci fa dono del suo libro Son Visage et le tien, appena uscito per Albin Michel: un testo che ripercorre un cammino di riscoperta della fede cristiana attraverso i sensi. Esaminarlo e decidere di tradurlo è questione di poche ore. L’amicizia con l’autore, nata nell’occasione, vince le resistenze dell’editore originale a cedere i diritti a una piccola casa editrice e, al contempo, fornisce preziosi strumenti al traduttore.
Decido di non intraprendere la lettura del romanzo L’arte francese della guerra, né nell’originale francese, né nell’ottima traduzione italiana di Leopoldo Carra: non certo per supponenza, ma perché l’autore mi aveva confidato di aver voluto cambiare registro e stile per il suo nuovo libro per rivolgersi a un pubblico sensibilmente diverso. Così inizio il lavoro in modo meno condizionato ma, al tempo stesso, senza rete di protezione.
Leggo con calma l’intero testo e subito percepisco una difficoltà nei titoli dei capitoli: sono tutti verbi all’infinito – tranne l’ultimo, che darà il titolo all’originale francese: Il suo volto e il tuo – ma due di loro, posti in successione, costituiscono uno scoglio. Entendre abbraccia sì lo spazio della comprensione, ma il suo primo significato rimanda al “sentire”, al senso dell’udito. Bene, allora l’italiano “sentire” è il più appropriato. Peccato che il capitolo successivo si intitoli Sentir e giochi sull’ambivalenza di “udire” e di “provare un sentimento”. Quindi in diversi passaggi del capitolo il sinonimo “udire” è inutilizzabile per rendere la duplice valenza e, analogamente, “sentire” nel capitolo precedente non ricopre adeguatamente la dimensione della “comprensione”. Così, dopo diversi tentativi di uniformità nel tradurre le ricorrenze all’interno dei due capitoli, opto per il calco più immediato: entendre sarà (quasi sempre) “intendere” e sentir sarà “sentire”. Ovvio e banale, si direbbe. Io ci ho messo diversi giorni per arrendermi a questa evidenza.
Del resto è questa la mia opzione preferita per avvicinarmi all’impossibile risultato di una traduzione “bella e fedele” dal francese: incollarmi al testo, al suo scorrere parlato, alla prima reazione che penso susciti in un lettore francofono e cercare di riprodurre lo stesso risultato per un madrelingua italiano. Solo quando colgo già nell’originale l’intenzione di giocare sui doppi sensi o sui significati meno immediati di un termine o una locuzione mi discosto con convinzione dai termini equivalenti più piani, naturali.
Anche grazie a questo approccio il lavoro procede senza particolari intoppi, se non quelli legati a descrizioni di luoghi che non ho mai visitato o di pitture barocche che non mi hanno mai affascinato. Eppure un tarlo mi perseguita: il titolo originale non mi piace! È il titolo dell’ultimo capitolo e per quello va bene, ma per l’insieme dell’opera? Così all’ultima rilettura dell’intero testo ritrovo, proprio nel capitolo conclusivo, l’espressione che cercavo: “son visage”, quello di Cristo, è in un certo senso “il volto di tutti i volti”. Già, ma chi sono io per decidere di cambiare titolo al libro di un Prix Goncourt? Timoroso, mando una mail ad Alexis. Il giorno successivo mi arriva la risposta: “ce que tu proposes me paraît très bien, tout à fait dans l’esprit du livre, et plus harmonieux qu’une traduction littérale de Son visage et le tien. Donc c’est parfait”.
Il mio lavoro di traghettatore di senso è concluso.

Guido Dotti

Guido Dotti
(Milano, 1953) dal 1972 è membro della Comunità Monastica di Bose, dove svolge la funzione di economo e lavora alle Edizioni Qiqajon.
In particolare, prima del recente Il volto di tutti i volti del Prix Goncourt Alexis Jenni, ha tradotto opere di Christian Bobin e di Alexandre Jollien. Ha inoltre curato due edizioni del diario di Dag Hammarskjöld, Tracce di cammino e il saggio di Thomas Merton, La pace nell’era postcristiana, oltre a Più forti dell’odio, gli scritti dei monaci trappisti rapiti e uccisi in Algeria nel 1996, la cui vicenda ha ispirato il film Uomini di Dio, vincitore del Grand Prix du Jury al Festival di Cannes 2010 e del Prix César 2011.
Co-presidente del Forum sulla Spiritualità alla III Assemblea Ecumenica Europea a Sibiu nel 2007, ha partecipato nell’estate 2008 alla decennale Lambeth Conference (Assemblea mondiale dei Vescovi anglicani) su invito personale dell’Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams.
Delegato diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo della Diocesi di Biella, è membro della Consulta dell’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo della Conferenza Episcopale Italiana.
Dal 2015 è membro del Theological Study Process Working Group per il Pellegrinaggio di Giustizia e Pace del Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC).
Il suo blog è https://leggerexvivere.blogspot.it/, e @oKolobos l’account Twitter.









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