La traduzione d'Autore. Incontro con Antonio Tabucchi
di: Riccardo Greco
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Venerdì 20 Maggio si è tenuto a Pisa, nell'Aula Magna del Polo didattico di Piazza
dei Cavalieri, il quarto incontro del ciclo "La traduzione d'Autore". Ospiti d'onore
Antonio Tabucchi e il suo traduttore francese Bernard Comment, purtroppo assente
per un imprevisto con il volo da Parigi. Ad accogliere Antonio Tabucchi la prof.
Lucia Tomasi Tongiorgi, la prof. Marcella Bertuccelli, il prof. Alberto Casadei
e il prof. Giuseppe Di Stefano, che ha ricordato le origini pisane dello scrittore.
Tabucchi, secondo Di Stefano, ha un'eccezionale capacità di intervento sulla
realtà politica e sociale italiana ed europea, capacità che lo ha reso un intellettuale
dai contenuti "territoriali e universali". Con Piazza d'Italia(1) Tabucchi avrebbe evocato radici culturali e ideologiche richiamando la grande
tradizione del popolo italiano in seguito proiettata in altri scritti, quali ad
esempio La gastrite di Platone(2) e soprattutto il romanzo Sostiene Pereira(3).
Il prof. Alberto Casadei ha poi citato una frase tratta da Il filo dell'orizzonte(4): "Le cose fuori luogo esercitano su di me un'attrazione incredibile",
sottolineando in questo modo l'attitudine di Tabucchi a impegnarsi a "raddrizzare
le storture" della società e del mondo che ci circonda.
"Cosa fa un intellettuale quando brucia una casa?", ha poi domandato Di Stefano
rievocando una vecchia polemica tra Antonio Tabucchi e Umberto Eco (quest'ultimo,
come si ricorderà, suggeriva che l'intellettuale dovesse limitarsi a chiamare
i pompieri, mentre Tabucchi sarebbe accorso con i secchi di acqua per arginare
il focolaio)(5) . Dire "bisognerebbe fare" non è quindi lo stile di Tabucchi, che dunque preferisce
l'intervento tempestivo. Secondo Casadei l'opera di Tabucchi è attraversata da
culture 'altre': quella indiana in Notturno indiano(6), quella greca in Tristano muore(7) e naturalmente quella portoghese in Sostiene Pereira, La testa perduta di Damasceno Monteiro(8) e Requiem(9).
Proprio parlando di Requiem Tabucchi ha aperto il suo intervento entrando nel vero argomento dell'incontro:
la traduzione. "Io non sono un teorico della traduzione - dice Tabucchi - credo
però che la traduzione sia una forma di scrittura". Poi racconta: "Bernard Comment
non era un traduttore di professione, ha tradotto solo me. Il nostro incontro
risale al 1987, a Pisa, grazie ad un'amica comune, Sandra Teroni, che poi divenne
a sua volta (per Feltrinelli) la traduttrice italiana di Comment, il quale ritornato
a Parigi divenne uno scrittore molto noto". Tabucchi racconta la storia delle
sue traduzioni in francese: "prima i miei romanzi erano tradotti da traduttori
di professione, poi nel 1992 fu lo stesso Comment a proporsi come mio traduttore".
Tabucchi aveva appena finito di scrivere Requiem, romanzo scritto in portoghese anzichè in italiano. Tabucchi ha imparato il
portoghese studiando, quando aveva vent'anni. Una lingua nella quale ha vissuto,
nella quale ha sognato, nella quale ricorda gli amici di quegli anni. Tornando
al sogno, è proprio nello spazio onirico che è nato Requiem. Tabucchi era a Parigi quando una notte sognò suo padre che gli parlava in portoghese.
Il padre di Tabucchi, in realtà, del portoghese conosceva solo l'espressione pá, l'abbreviazione di "rapaz" che significa ragazzo e che usava scherzosamente
con il figlio. Tabucchi, a sua volta, si rivolgeva al padre con la parola toscana
pa', abbreviazione di papà; in questo modo avevano creato una sorta di ideoletto
clandestino e familiare con cui comunicare. Quando la mattina successiva, in un
caffè di Parigi Tabucchi si ricordò del sogno provò a metterlo per scritto e automaticamente
gli venne in portoghese. Ci provò a lungo, ma per quanto si sforzasse non riusciva
a tradurlo in italiano. Decise infine di affidare il compito all'amico Sergio
Vecchio.
Con Requiem Tabucchi sostiene di aver attraversato un fiume linguistico accorgendosi poi
che con la sua barca non riusciva più a tornare indietro. Questo viaggio di sola
andata è riuscito a pochi scrittori, forse l'unico è Beckett tra i tanti che hanno
scritto in altre lingue come Conrad o Nabokov.
Quando nel 1992 l'editore francese chiese la traduzione di Requiem, Tabucchi propose a Bernard Comment di farla insieme. In quegli anni stava sorgendo
in Tabucchi l'idea di scrivere Sostiene Pereira, da lì l'ispirazione di usare uno pseudonimo collettivo: Isabelle Pereira. Fu
proprio quando uscì Sostiene Pereira che Bernard Comment diventò il traduttore di Tabucchi.
"Credo - osserva Tabucchi - che un autore dovrebbe avere una gratitudine immensa
per il proprio traduttore".
Poi Tabucchi riflette sul fatto che l'italiano sia una lingua 'minoritaria' e
cita Montale quando si chiedeva se potesse esistere un grande scrittore bulgaro.
La traduzione diventa più necessaria quando una lingua non è molto diffusa, uno
scrittore anglofono oggigiorno non ha quasi più bisogno di essere tradotto. Il
discorso sulla traduzione si fa poi più profondo: "se la traduzione è scrittura,
che cosa è la scrittura?" Per Antonio Tabucchi la scrittura è una particolare
forma di traduzione perché trasforma il contenuto delle nostre idee dalla forma
confusa e vaga che abbiamo in mente in una forma scritta: "la scrittura è la prima
traduzione".
"Credo inoltre - continua Tabucchi - che si debba 'minuscolizzare' la nostra
lingua. Quando scrissi Piazza d'Italia puntavo forse ad un certo tipo di lingua, più orientata verso il preziosismo
linguistico, vivevo una specie di aut aut tra vivere e scrivere, solo dopo ho
capito che sono la stessa cosa".
Nella fase finale dell'incontro viene chiesto ad Antonio Tabucchi di parlare
anche degli altri traduttori. Un ricordo particolarmente caro va alla traduttrice
giapponese Atsuko Suga, scomparsa nel 1998 e che ci ha lasciati con questo
interrogativo: "la mia morte sarà in italiano o in giapponese?", dilemma che
ricorda la morte di Cechov. Tabucchi ha ricordato inoltre il traduttore spagnolo
con il quale ha pubblicato Conversaciones con Antonio Tabucch(10) e che lo andava a trovare a Vecchiano armato di registratore per le sue interviste.
Poi seguendo il filo delle numerose domande fatte dai partecipanti, Tabucchi
ha riflettuto sull'efficacia della traduzione: "Gadda per me è il maggiore scrittore
del novecento ed è intraducibile. Quando Quer pasticciaccio brutto de via Merulana fu tradotto in francese provarono a renderlo con il dialetto marsigliese: è
orribile".
Inoltre il successo di alcune traduzioni, secondo Tabucchi, dipende da vari fattori:
"un testo brutto fin dall'originale è difficile che diventi un buon testo tradotto,
insomma non può migliorare".
Inoltre, il caso del doppiaggio cinematografico, risponde Tabucchi, è una vera
vergogna è "un furto con scasso dell'anima e delle corde vocali", si tratta di
una vera falsificazione che purtroppo in Europa va per la maggiore.
Quanto ai consigli per i giovani traduttori, e con questo Antonio Tabucchi ha
concluso il suo intervento, "è più importante conoscere la propria lingua, quella
di arrivo, piuttosto che quella di partenza. Ci sono vari tipi di traduzione,
da quella scientifica a quella simultanea che con l'Europa unita è sempre più
importante. Per la traduzione letteraria bisogna avere amore e, soprattutto, per
farla bene, bisogna leggere, leggere tanto, leggere tutto".
Riccardo Greco
NOTE:
(1) Antonio Tabucchi, Piazza d'Italia, Bompiani, Milano 1975.
(2) Antonio Tabucchi, La gastrite di Platone, Sellerio, Palermo 1998.
(3) Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, Feltrinelli, Milano 1994.
(4) Antonio Tabucchi, Il filo dell'orizzonte, Feltrinelli, Milano 1986.
(5) Si veda la terza pagina del quotidiano "Il Corriere della Sera", 8 Maggio
1997 e La gastrite di Platone a pag.17.
(6) Antonio Tabucchi, Notturo indiano, Sellerio, Palermo 1984.
(7) Antonio Tabucchi, Tristano muore, Feltrinelli, Milano 2004.
(8) Antonio Tabucchi, La testa perduta di Damasceno Monteiro, Feltrinelli, Milano 1997.
(9) Antonio Tabucchi, Requiem, Quetzal Editores, Lisboa 1991.
(10) Carlos Gumpert, Conversaciones con Antonio Tabucchi, Anagramma, Barcelona 1995
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