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FUMETTO

Tintin
di: Hergé / editore: Rizzoli Lizard, 2011
traduttore: Giovanni Zucca - Traduzione dal francese


Maggio-giugno 2008, mi trovo nel Kansas o giù di lì.
Un momento importante, preludio a una svolta.
Cut.
Addio vento del West, che mi ha schiarito le idee. Torno in Italia e do le dimissioni dal lavoro che mi sfama dal 1984, per fare spazio a quello che si è intrufolato nella mia vita nel 2000 o giù di lì, prima light (lettore per case editrici), poi hard (traduttore). Don’t quit your day job, dicono i manuali di scrittura creativa USA (l’America riappare di continuo, non a caso). Avranno ragione?
Ok, via con il lavoro. Un dizionario del giallo in cui mi ha coinvolto un amico (e che ancora non ha visto la luce, pazienza), un libro-dizionario-dichiarazione d’amore per i gatti, e un marchio noto agli appassionati di fumetti, entrato a far parte di un gruppo editoriale più vasto. Abbiamo un progetto - l’editor di Rizzoli Lizard - (ri)tradurre Tintin, te la senti? Tintin? Ah, il reporter col ciuffo e il cagnolino bianco, anni fa ne ho letto uno o due albi, certo… E c’è Spielberg che fa il film, occasione importante. Dico sì. Via. Traduco le due storie su cui si dovrebbe basare il film, poi vediamo. Semplice, no? No. Il film si ferma (ah, la perfida finanza globale), ragioniamo un attimo, si riparte. E l’editore decide, lo facciamo tutto, in ordine cronologico, sarà la prima edizione italiana integrale. Nato nel 1929, da mente e penna del belga Georges Remi (RG = Hergé), Tintin ha battuto ogni record di successo, milionate di copie vendute, dozzine di saggi e testi sul personaggio e il suo autore, un posto fisso nel cuore di generazioni di belgi e francesi, e poi spagnoli giapponesi eccetera – ma tutto questo ve lo dice anche monsieur Albert Wikipédia (non è mia, ma è carina). Io vi voglio dire dello scatolone sotto la scrivania, con i cartonati Casterman e quelli di una precedente edizione italiana. Di come ci ho trovato dentro una famiglia, e della voce che ho cercato di darle: un adolescente che quando si arrabbia dice Sapristi! (Accidenti? Accipicchia? Miseria?); Milou (ex Milù), cane che pensa e parla (poi si limiterà a pensare); un capitano di marina whiskofilo che spara raffiche di Tonnerres de Brest! (Tuoni e tempeste?) e Milles sabords! (Mille portelli di murata? No. Magari Mille bombarde?), per non parlare di antropopitechi, citrulli e stampi da cialda (moules à gaufres, diventato per strane vie facce da ananas); due poliziotti da comiche finali (Dupond e Dupont, che in inglese sono diventati Thompson e Thomson, geniale, io avevo pensato – qui lo dico e qui lo nego – a DeRossi e DeRosso, non un granché) che tra un cascatone e l’altro si dilettano in giochi di parole tra il sublime e il demenziale; il prof. Girasole (era meglio Girasol? O Tornasole, più adatta a un savant fou buono?) e le sue sordità esilaranti. La naiveté dei primi albi e le inversioni di senso, le rime e i giochi di parole (spesso legati alla pronuncia) dei successivi, e in agguato la tirannia dello spazio nella nuvola.
2011, di nuovo in Kansas o giù di lì, con Tintin. Si lavora on the road, inseguendo scadenze (grazie Elisabetta, Francesca & Simone, you know why!), con la tutela del canone tintiniano affidata a un esperto vero, Gianfranco afnews Goria. Anche per Tintin era un ritorno, in America c’era già stato nei primi anni Trenta, per affrontare il Sindacato del crimine…
Un viaggio nel tempo, oltre che nello spazio.
Lo scatolone non c’è più. Ma il viaggio con Tintin non è finito, anzi. Voi la mollereste, una famiglia così?

Giovanni Zucca










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