
L’esperienza della traduzione teatrale è sempre qualcosa di estremamente coinvolgente
e ricco di suggestioni e di sfide: accanto alla resa di significato, di atmosfera
e di stile dell’autore o dell’autrice, nel caso specifico dei testi teatrali si
aggiunge in modo molto forte la questione dei ritmi e dei tempi. (Semplificando
all’estremo: una battuta breve non può essere tradotta con una battuta lunga non
solo perché si perderebbe la poesia del testo, ma anche perché magari nel volgere
di quella stessa battuta in scena sbatte una porta, e la battuta deve coincidere
con il tempo della porta che sbatte… )
Nel caso di Michel Marc Bouchard , la sfida di riportare in traduzione il ritmo
e la musicalità della sua scrittura è forse quella principale, proprio perché
ritmo e musicalità sono gli elementi che costruiscono la sua scrittura e il divenire
stesso dell’azione, seguendo una struttura assai simile a una partitura musicale
in cui, ad esempio, certe parole o frasi vengono ripetute con un ritmo preciso
che accompagna verso il plot, il coup de theatre con cui spesso Michel Marc chiude
le sue pièces (in questo senso un caso particolarissimo è rappresentato da "Il
sentiero dei Passi pericolosi").
Spesso mi è capitato di contare le sillabe di una battuta e di ripeterne cento
versioni in italiano, fino a trovare "la" traduzione che rendesse non solo il
senso, non solo l’atmosfera, ma anche il ritmo, la metrica quasi, con le infinite
e magari infinitesimali varianti che l'autore ha disciolto nel testo…
L’altra posta in gioco, quando traduco dal quebecchese , cioè da una vera e propria
nuova lingua nata da contaminazioni multiple e da un’esperienza storica e culturale
autonoma e non automaticamente riferibile a quella dell’antica madre-patria francese,
è rappresentata dalla difficoltà di rendere in italiano questa differenza col
francese-di-Francia, senza cadere nel regionalismo o nel dialettale.
Nelle pièces di Bouchard è sempre presente una grande articolazione di caratteri
e di linguaggi, alcuni personaggi parlano "francese" ed altri parlano quebecchese,
e non è detto che necessariamente siano solo i personaggi popolari a parlare québecois
e/o quelli dotti a parlare "francese", quindi le sfumature possono essere davvero
molte.
A seconda dei casi ho cercato di rendere i diversi linguaggi utilizzando forme
contratte oppure arcaismi o anche inglesismi, ponendomi principalmente l’obiettivo
di non cadere nella trappola del regionalismo all’italiana. Sono consapevole che
qualcosa viene comunque perso, come quasi sempre nella traduzione, ma per lo più
ho preferito perdere in differenziazione che aggiungere in caricaturale (un esempio
significativo in questo senso è "Le Mammole: prova o ripetizione di un dramma
romantico", ma anche "Il sentiero dei Passi pericolosi").
L’ultima sfida di cui vorrei dire qualcosa è quella con il “piacere del testo”.
Bouchard è un autore che mi piace molto, il suo teatro mi emoziona sempre, il
cuore batte, ed è questa emozione che vorrei trasmettere e che cerco attraverso
un’altra lingua di comunicare a chi legge e a chi ascolta da spettatore o da spettatrice
in teatro. L’emozione cerco di trasmetterla lavorando molto sul rispetto del testo,
a cui cerco di restare sempre molto vicina. Mi sembra che proprio attraverso il
rispetto sia forse possibile ricostruire, in altri, quel sentimento che ha preso
me quando semplicemente leggevo, prima ancora di assumere la strana posizione
"accanto" al testo di chi traduce.