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TRADUTTORAMA

Speciale Poesia - a cura di Ana Ciurans

 
Indice dell'articolo
pag. 1 INTRODUZIONE
pag. 2 Intervista ad Andrea Sirotti
pag. 3 "A chi parlano oggi i poeti?" - Risponde: Fabio Donalisio
pag. 4 "A chi parlano oggi i poeti?" - Risponde: Ivano Ferrari
pag. 5 "A chi parlano oggi i poeti?" - Risponde: Pedro Juan Gutierrez

 
INTRODUZIONE

Traduttorama è la rubrica che N.d.T – La Nota del Traduttore dedica agli speciali.
In questo numero abbiamo voluto parlare di poesia, seguendo la scia di numerose manifestazioni dedicate alla scrittura in versi che negli ultimi mesi, da maggio a settembre, si sono svolte in diverse città italiane. E in particolare abbiamo voluto dare voce a quanti si occupano non solo di scrivere poesia, ma anche di tradurla.
“A chi parlano oggi i poeti?” È questa la domanda che abbiamo rivolto agli addetti ai lavori, per rispondere a tutti coloro che pensano che la poesia sia un genere superato e per comprendere i motivi per cui questo pregiudizio resiste e si alimenta nel corso degli anni. Chiude lo speciale una breve rassegna di antologie che attraversano il genere, passando dalla poetessa Nobel Wislawa Szymborska e dai versi del cantautore americano Leonard Cohen fino ad alcune voci esordienti della lirica italiana: Vanni Bianconi, Fabio Donalisio e Carlo Carabba.
Dori Agrosì

Il lavoro del traduttore-poeta e del poeta-traduttore vaga tra l’intraducibilità teorica della poesia che
affermò Croce, la scarsa traducibilità di cui parlò Montale e la trasposizione creatrice di Jakobson.
Nel migliore dei casi, parafrasando Umberto Eco, la poesia tradotta è quasi la stessa cosa, ma mai la
stessa, della poesia originale. O, come diceva Caproni, la prima è solo una imitazione della seconda «perché una restituzione perfetta rimane sempre, quando si tratta di poesia traslata, una chimera, non fosse che per l’inevitabile usura che le parole, come le monete, subiscono attraverso il cambio. Perché anche ammettendo che la poesia sia più resistente della lingua che la dice, quella lingua rimane comunque il materiale di cui è fatta la poesia, quindi è inevitabile un logorarsi della parola».
Da queste considerazioni si potrebbe dedurre che sono i poeti a dover tradurre i poeti. Lo sostiene, per esempio, Annelisa Alleva, poetessa e traduttrice, pur precisando che in questo caso il poeta non deve farsi “traduttore”. Questo non significa che un poeta possa permettersi di essere più libero quando traduce. È sempre schiavo del testo, ma è proprio qui, con le mani legate da un testo scritto da un altro, che mette alla prova le abilità che trasporrà nella sua poesia. Personalmente, da traduttrice e lettrice, ritengo che una buona traduzione poetica sia quella in grado di suscitare le stesse o quasi le stesse emozioni della poesia prima di essere tradotta.
Ana Ciurans









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