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TRADUTTORAMA

SPECIALE ALBO - Ma di albo si muore?
di: Antonella Andreella
 
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È una domanda retorica, ma non troppo, che mi è sorta notando l'avversione di alcuni colleghi alla notizia dell'iniziativa di raccolta di adesioni a sostegno del progetto di legge C. 766 che prevede l'istituzione dell'Ordine Professionale dei Traduttori e degli Interpreti.

La risposta è fin troppo scontata: no! Per poter morire bisogna almeno nascere.

Ricordo una collega che una volta mi raccontò di come sua figlia continuasse a dire ai compagni di scuola che lei era un'insegnante. Le chiese: "Ma perché continui a dire che sono un'insegnante anche se sai che sono una traduttrice?" Risposta: "Perché se dico che sei traduttrice nessuno sa cos'è".

Noi lavoriamo nella terra di nessuno, dove molti sono approdati dopo le più diverse esperienze professionali, mentre per altri è stata una meta da raggiungere, un anelare costante seppur incerto. Nella terra di nessuno scriviamo fiumi di parole per denunciare tariffe indecenti, contratti capestro, difficoltà di accedere alla professione e per contro dumping sfrenato, scarsa professionalità degli operatori del mercato, un'evidente "ignoranza" da parte di chi si avvale dei servizi di traduzione e interpretariato e persino, in alcuni casi, da parte di chi dovrebbe indicare come formare i traduttori e gli interpreti di domani.  D'altronde una professione non riconosciuta è per definizione non conosciuta. Se di "colpa" si vuole parlare, allora dobbiamo metterci allo specchio. Nella terra di nessuno ci sono vincitori e vinti: siamo sempre e solo noi.

Certo, l'eterogeneità di questi percorsi può spiegare i tanti modi di sentire e vivere la professione, quindi anche le diverse esigenze di professionalità, lo sdegno (o la sua assenza) nel veder negato il riconoscimento dell'impegno profuso in un lavoro tanto difficile quanto totalizzante. Tuttavia questa eterogeneità non può spiegare ciò che di fatto è estraneo alla professione, perché attiene alle esperienze di vita di ognuno.

Il nostro lavoro è semplicemente essenziale in tutte le sedi e i livelli della vita civile, sociale, scientifica, commerciale, politica. I testi storici, le alleanze nazionali, la cultura, l'informazione, la comunicazione: tutto  passa in realtà attraverso le menti fini e discrete di traduttori e interpreti. Un passaggio obbligato e irrinunciabile, mai facoltativo! È per questo che il riconoscimento della nostra professione e professionalità assume quasi i tratti di un atto dovuto, che ci siamo negati da troppo tempo.

Penso al film di Gabriele Salvatores - Io non ho paura - dove il bambino rapito vive ormai nella sua prigione come in un'altra dimensione, non di vita ma di morte, talmente convinto di essere morto da aver paura della luce, paura di credere che ancora vita è.
E come nel film, quella che lui credeva la condizione naturale delle cose si è rivelata non essere tale, anche per noi è così: lo status che troppo spesso ci limitiamo a biasimare non è la condizione naturale delle cose, come non è vero che non sia un diritto operare per migliorarla. 

Va detto, per concludere, che già nella XIII legislatura ben due proposte di legge per l'Istituzione dell'Ordine Professionale dei Traduttori e degli Interpreti  (C. 700 - C. 2320) erano state assegnate in sede referente e consultiva alla XVII Commissione Cultura della Camera e che avevano avuto il parere favorevole sia della XVII Commissione Cultura che della II Commissione Giustizia. Se ne perdono le tracce in corrispondenza della richiesta di trasferimento in sede legislativa. Compare difatti sia nella convocazione in sede legislativa del 12 marzo 1998, poi aggiornata al 10 Marzo 1998, che nel resoconto del 10 Marzo 1998 della VII Commissione Cultura con un laconico "Subordinatamente alla effettiva assegnazione"…

Oggi sta a noi far sì che l'iter parlamentare inizi di nuovo e questa volta arrivi a buon fine… così quando un bambino dirà che il genitore è un traduttore o un interprete, tutti sapranno che lavoro fa: questo vuol dire professione riconosciuta.

Chi desidera sostenere questa iniziativa, può farlo all'indirizzo: www.altrinit.org

Antonella Andreella









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