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Sotto l'ala dell'Angelo Forte
di: Jerzy Pilch
/ editore: Fazi, 2005
traduttore: Lorenzo Pompeo - Traduzione dal polacco
Dopo qualche anno di trattative, di paziente attesa e di insistenti pressioni
da parte del sottoscritto, finalmente esce la traduzione italiana di un autore
popolarissimo in patria e fino a ieri del tutto sconosciuto qui da noi. Se da
una parte le traduzioni dal polacco non rappresentano più quella "esotica rarità"
di qualche tempo fa, dall'altra non sempre gli editori italiani, nella scelta
degli autori polacchi e delle loro opere, sono riusciti a cogliere nel segno.
Per caso, per coincidenza o per intuito, nel caso di Jerzy Pilch, la Fazi ha colto
il meglio di quanto potesse offrire il panorama letterario contemporaneo della
Polonia.
Protagonista del romanzo è Jurus, scrittore affermato (le ispirazioni autobiografiche
sono scoperte). Il libro è la confessione-diario dei suoi frequenti soggiorni
presso il reparto degli alcolisti cronici. Jurus, nei suoi ripetuti soggiorni
ospedalieri, ha l'abitudine di mettere la sua raffinata penna generosamente a
servizio degli altri alcolizzati, costretti dal programma di recupero a tenere
un "diario dei sentimenti". La biografia del protagonista, la sua vita, la sua
scrittura e quella degli altri personaggi si incrociano e si contaminano in un'atmosfera
sospesa tra la realtà, il delirio (alcolico e non) e la creazione letteraria,
tra la vita e la morte, condita da frequenti digressioni nel campo della "filosofia
etilica", materia che l'autore dimostra di conoscere a perfezione.
Il Dottor Granada, direttore del reparto degli alcolizzati cronici, è un intelligente
conversatore col quale il protagonista si intratterrà spesso; complice il suo
raffinato conversatore, Jurus esporrà, in queste conversazioni, i principi della
sua "filosofia etilica". Nei capitoli successivi l'autore sviluppa i principi
di questa dialettica, sostenuta da dotte citazioni e da un'abile costruzione delle
argomentazioni nella quale l'abilità dell'autore raggiunge vette di virtuosismo.
Pagina dopo pagina facciamo la conoscenza con gli altri "ospiti" del reparto
degli alcolisti cronici, interpreti "involontari" di quella "dialettica etilica"
che il protagonista mostra di possedere a perfezione, nella quale il sogno e la
realtà si confondono e il tempo perde ogni preciso contorno. Ma capitolo dopo
capitolo diventa sempre più evidente che questa raffinata "dialettica etilica",
questo virtuosistico balletto di tesi e antitesi, porta inevitabilmente alla morte
e il carnevale, lentamente e inesorabilmente si sta trasformando in un funerale.
Uno dei più pittoreschi ospiti del reparto, il parrucchiere e musico don Giovanni
Ziobro muore nel delirio alcolico mentre Simone il Buono, che aveva tentato di
fuggire, cade nella schizofrenia.
A questo punto anche il protagonista comprende: se vuole sopravvivere dovrà fare
i conti col suo personale "demone" e alla fine solo uno dei due uscirà vincitore.
Questa volta deve compiere una scelta tra la "dialettica etilica" e la vita. Giunto
all'orlo del precipizio (a due litri e mezzo di vodka dalla fine) Jurus finalmente
comprende che la posto in gioco è la sua vita e grazie al sostegno di una presenza
femminile, vincerà la sua personale partita con "l'Angelo forte". Il romanzo si
chiude con il protagonista che sorseggia una tazza di tè su una veranda con un'ampia
vista insieme alla sua compagna.
La scelta dell'illustrazione e del frammento citato sul quarto della copertina
della versione italiana indirizzano il lettore verso un'unica direzione: un romanzo
sull'alcolismo. Ma Sotto l'ala dell'Angelo Forte non è un libro di un alcolista compiaciuto e Pilch, evidentemente, non è un Bukowski
o un Evrofeev polacco, anche se la presenza di un elemento autobiografico, a cominciare
dal nome del protagonista, Jurus (diminutivo di Jerzy) è evidente, Sotto l'ala dell'Angelo Forte è un romanzo di uno scrittore che non ha nessun bisogno di vestire i panni dello
"scrittore maledetto". Non è l'alcool il tema centrale del romanzo, quanto, semmai,
la potente soggezione esercitata dall'alcool (alias l'Angelo Forte, figura dell'Apocalisse)
sul protagonista, dalla quale faticosamente e dolorosamente Jurus riesce a liberarsi.
Ma se la concezione del romanzo è semplice, elementare, nel suo scoperto gioco
autobiografico, la sua esecuzione è, al contrario, estremamente complessa. Non
è il soggetto il punto di forza del libro, ma semmai la lingua. Jerzy Pilch è
uno scrittore dotato di un personalissimo stile, nel quale anche la traduzione
italiana si è dovuta calare. La lingua dell'autore è aulica e forbita e proprio
dal contrasto col soggetto del romanzo scaturisce quella vena di ironia leggermente
surreale che lo caratterizza. Proprio quando il lettore si aspetta un incontrollato
fiume di parole, un magmatico flusso di coscienza sotto l'effetto della sostanza
alcoliche, si trova di fronte a un periodo ordinato da uno schema preciso sottoposto
alle regole della retorica. Non è un caso che in Polonia molti critici hanno speso
l'aggettivo "barocco" per definirlo. Le citazioni, a volte criptiche a volte scoperte,
dalle Scritture, che rappresentano un lontano riflesso dell'educazione protestante
dell'autore, non fanno che rafforzare l'ipotesi di questa lontana affiliazione
col ricchissimo patrimonio letterario del '600 polacco.
Per questo motivo la traduzione del romanzo di Pilch è stata una sfida, che ha
imposto al traduttore di mettere in campo tutte le sue capacità e la sua cultura,
per rendere al meglio la raffinata e sottile ironia dell'autore (Pilch tra l'altro
ha una solida formazione umanistica e anni di esperienza come giornalista); ma
dall'altro lato è una sfida che un buon traduttore accetta volentieri (magari
capitassero più spesso libri così!) perché lo humour raffinato e l'intelligenza
dell'autore costituiscono uno stimolo e, nello stesso tempo, una grande soddisfazione.
Per intenderci, è come quando un fantino si trova a cavalcare un purosangue di
razza (e tra gli scrittori contemporanei i cavalli di razza non sono molti!) che
necessita una sensibilità e una delicatezza da parte del fantino molto diversa
rispetto a un qualsiasi brocco.
Sotto l'ala dell'Angelo Forte non rappresenta quindi un fortunato esordio, ma la prova migliore di uno scrittore
maturo e possiamo nutrire la segreta speranze che, malgrado il nostro mercato
editoriale assetato di novità e di giovani "scrittori usa e getta", ulteriori
traduzioni possano completare il ritratto di uno scrittore importante, dotato
di un personalissimo stile e di grande talento narrativo.
Lorenzo Pompeo
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