| TEATRO |

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Oh scusa dormivi
di: Jane Birkin
/ editore: Barbès, 2008
traduttore: Alessandra Aricò - Traduzione dal francese
Indice dell'articolo
pag. 1 La Nota del Traduttore, Alessandra Aricò
pag. 2 La Nota del Redattore, Dori Agrosì
pag. 3 Alessandra Aricò
La Nota del Traduttore, Alessandra Aricò
Non potevo che cominciare da lei. Jane Birkin, il suo meraviglioso sorriso, il
suo volto sensibile, la sua figura piena di energia e di grazia, la sua sincerità
e onestà, la sua apertura mentale, la sua disponibilità all’incontro, la sua inimitabile
capacità di essere veramente uno spirito libero e al tempo stesso un’icona nel
panorama artistico e intellettuale e del costume in Francia e in Europa, grande
attrice, autrice, regista, musicista, pop star, idolo glamour e molto altro ancora.
L’ho vista in scena al Teatro Romano di Fiesole con Arabesque, l’ho inseguita attraverso i film, le canzoni, le interviste, le apparizioni
televisive, e ogni volta ho trovato un livello artistico, intellettuale e professionale
altissimo unito a una presenza di straordinaria umanità e verità. Jane Birkin
non recita il proprio personaggio pubblico; semplicemente e coraggiosamente, è.
Tutto ciò si rivela fondamentale per affrontare un testo come Oh scusa dormivi che indaga dimensioni profonde dell’identità e della relazione, la nozione stessa
di “intimità”, nell’accezione del termine data dal fondatore della psicanalisi
transazionale Eric Berne. Niente di più intimo di questa nottata insonne di confronto
rivelatore teso allo spasimo fra due amanti di lunga data che sembrano giunti
al limite ultimo della loro relazione e della loro convivenza; parrebbe uno di
quei momenti per loro natura confinati nel più ristretto ambito privato, nel dominio
dell’indicibile, e invece diventa arte. La dimensione dialogica del testo e la
sua struttura di pièce teatrale amplificano ulteriormente l’apertura del testo
come “finestra che si apre nei due sensi” dal mondo che sta dietro i due protagonisti
a quello che sta loro di fronte. Senza questo tipo di approfondimento non avrei
potuto cogliere e restituire la precisione della descrizione psicologica e del
campo semantico, del tono degli scambi verbali, del particolare humour, dei passaggi lirici e di quelli drammatici. Inoltre non potevo tralasciare
il bilinguismo dell’autrice che si inscrive in un importante contesto della cultura
e della lingua francese con autori del calibro di Beckett o Jonesco. Un fenomeno
che non ha un equivalente nella nostra letteratura; era importante quindi non
italianizzare a tutti i costi pur rispettando la scorrevolezza dell’originale.
Infine la dimensione teatrale del testo, per la quale ho potuto mettere a frutto
la mia personale esperienza come regista interprete e docente di teatro e teatrodanza.
Ho potuto cioè “vedere” la pièce, i due personaggi sul palco, gli scambi di battute
e i movimenti collocati nello spazio scenico; ho interpretato il testo come attrice
e regista, affinché potesse essere pronto per una eventuale messa in scena. In
un dialogo serrato il cui ritmo incalzante provoca un crescendo di tensione, allungare
la durata di una battuta può danneggiare la recitazione, così come una didascalia
di piacevole lettura ma che non renda con esattezza il movimento. Avendo lavorato
da attrice e regista su Aspettando Godot di Beckett, Le Serve e Il Balcone di Genet so che talvolta una traduzione bella da vedere può non bastare a chi
deve in scena darle carne e sangue, cioè verità, quella verità che Jane Birkin
rende arte.
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