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La ricetta perfetta
di: Torgny Lindgren
/ editore: Iperborea, 2004
traduttore: Carmen Giorgetti Cima - Traduzione dallo svedese
La storia ha inizio il 22 dicembre del 1947, in uno sperduto paesino del nord
della Svezia. Un uomo di mezz'età che collabora con il giornale regionale sta
scrivendo il suo consueto trafiletto con le notizie locali; stavolta si tratta
della comparsa nella zona di un misterioso personaggio, probabilmente di origine
tedesca, che gira con il suo autobus vendendo capi d'abbigliamento e tessuti.
Il giornalista è interrotto a metà dell'articolo dall'arrivo della posta, che
contiene una lettera nella quale il direttore del giornale lo esonera dal suo
incarico diffidandolo anche da continuare a scrivere: si è infatti scoperto che
le sue notizie sono fasulle - fasulli gli avvenimenti raccontati, fasulli i personaggi,
fasulli i luoghi. Ligio, l'uomo ripone in cantina il suo scrittoio e da quel giorno
non scrive più una sola parola, nemmeno il proprio nome; se deve firmare qualcosa,
stampa un'impronta con la zampa essiccata di uno scoiattolo. Lo ritroviamo cinquantatré
anni più avanti, dunque ai giorni nostri, ultracentenario ma ancora misteriosamente
in buone condizioni e giovanile (anzi, sempre più giovanile), ricoverato in una
casa di riposo per anziani. Leggendo il giornale, scopre che il famoso direttore
è deceduto, anch'egli quasi centenario: immediatamente fa recuperare il suo vecchio
scrittoio e riprende a scrivere dove si era interrotto. La sua cronaca racconta
dunque l'arrivo nel villaggio di Avabäck del venditore ambulante Robert Maser,
che non ricorda più nulla del suo passato tranne il fatto che forse viene dalla
Germania (ma il nostro buon giornalista sospetta che si tratti del gerarca nazista
Martin Bormann, del quale dopo il 1941 si erano perse le tracce), e poco dopo
quello del maestro elementare Lars Högström, capitato anch'egli nello stesso paesino
per prendere il posto del precedente maestro, morto di tubercolosi. I due uomini,
scoperta la passione che condividono per la musica, diventano amici e si sistemano
entrambi a pensione nella casa di Eva Marklund, una donna momentaneamente sola
perché il marito, malato di tisi come gran parte della popolazione della zona,
si trova in sanatorio. Eva li introduce alle delizie della cucina locale, e i
due rimangono particolarmente conquistati dalla sua pölsa (un tipico piatto del
Norrland in cui entrano in pratica tutti gli scarti della macellazione, soprattutto
teste, zoccoli e interiora, bolliti e macinati in una poltiglia che, raffreddandosi,
si può anche affettare). Quando vengono a sapere che di questo piatto esistono
tante varianti quanti sono i villaggi del Västerbotten, decidono di studiarle
una a una per scoprire la pölsa perfetta. Come due Gault&Millau ante litteram,
durante l'estate percorrono in lungo e in largo la regione con la moto di Lars,
assaggiando e giudicando, e raccogliendo le diverse ricette (a volte invero piuttosto
improbabili e perfino disgustose). Alla fine giungono da Ellen di Lillsjöliden,
una donna di una bruttezza veramente esagerata, ma che a quanto si dice cucina
la pölsa migliore di tutto il Västerbotten. I due l'assaggiano e rimangono incantati.
La donna non rivela gli ingredienti, ma Lars viene a sapere che prepara sempre
la pölsa per tutto l'anno alla fine di ottobre. Così quell'autunno si allontana
da solo con un pretesto, e torna da lei. Robert, che ha intuito il "tradimento",
lo segue e per tre giorni rimane a spiare i due che insieme, come in un rituale
che sa quasi di magia, preparano la pölsa, quel cibo divino e metafisico in cui
entra 'tutto', e che palesemente ha conquistato Lars al punto di fargli dimenticare
la scarsa avvenenza della cuoca. Così Lars decide di legare il suo destino a quello
di Ellen, Robert muore accoltellato da Bertil, un bizzarro personaggio che da
sempre li segue e li spia, e Eva rimane ancora una volta sola. Ma presto torna
a casa, perfettamente risanato, il marito, il quale però decide che non vuole
rischiare nelle fatiche dell'agricoltura la salute riconquistata, e si mette invece
a scrivere le notizie locali per il giornale regionale…. e con ciò il cerchio
si chiude.
La cronaca della ricerca della ricetta perfetta è inframmezzata dalle vicende
quotidiane dell'ultracentenario che la scrive, alle prese con una società moderna
che solo in apparenza si prende cura dei suoi soggetti più deboli.
Sublime metafora dell'ambiguità della vita, La ricetta perfetta è un concentrato
dei temi più cari a Lindgren - l'irrinunciabile singolarità dell'individuo, la
sostanziale vanità della distinzione fra realtà e fantasia, l'impalpabile differenza
fra essere e rappresentare. E, ancora una volta, il grande autore svedese riesce
brillantemente ad alleggerirne il peso filosofico con il suo divertito distacco
e il suo fulminante umorismo.
E' indubbio che Lindgren - che accanto alla letteratura coltiva un profondo interesse
per la musica e la gastronomia - si sia divertito parecchio e scrivere questo
romanzo, così come mi sono sinceramente divertita io a tradurlo. Avendo già affrontato
in precedenza diversi suoi testi e conoscendo bene l'Autore sia attraverso la
sua opera che a livello personale, non ho incontrato particolari difficoltà nel
mio lavoro, al di là della traduzione di alcuni termini dialettali riferiti a
piante, animali e nomi di malattie, di cui gentilmente l'Autore mi ha fornito
il corrispondente in svedese standard. Forse, l'impegno maggiore che mi ha richiesto
questo testo è stato di renderne correttamente il 'tono', dato che il linguaggio
dell'originale è volutamente ricco di termini, formulazioni e costruzioni desueti
che servono a dare una cadenza solenne e seriosa alla narrazione, in contrasto
con il contenuto surreale, comico e grottesco della storia. Ovvero, di mantenere
parallelamente un impeccabile livello stilistico senza dimenticare la risata sotterranea
sempre presente e pronta a sbucare fra le righe.
Carmen Giorgetti Cima
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