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Prime notizie su Noela Duarte
di: José Ovejero, José Manuel fajardo, Antonio Sarabia
/ editore: Voland, 2010
traduttore: Natalia Cancellieri - traduzione dallo spagnolo
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore
pag. 2 Nota della Redazione
Nota del Traduttore
Milano, interno, giorno. Inizi 2009. Ricevo da Voland il testo originale di Prime notizie su Noela Duarte nel bel mezzo della ristrutturazione di casa mia, tra polvere, macerie e scatoloni.
È scritto a sei mani da tre autori che non ho mai tradotto, e sui quali nell’ultimo
mese ho cercato di documentarmi al meglio. Il tempo era poco, come sempre, perciò
al mio appuntamento con Noela Duarte, la fotografa con la quale mi attende un
avvincente corpo a corpo non solo traduttivo, arrivo agitata, mossa da una spinosa
curiosità che nel momento in cui apro il libro si fa più incalzante. La prima
cosa che mi colpisce è la sensazione che sia stato scritto da una sola persona,
perché l’elemento che salta subito all’occhio e all’orecchio è il sottile lavoro
di uniformazione che si intravede nella rete di rimandi disseminati nel libro,
tutto teso a far passare le peculiarità stilistiche di ogni autore per tratti
caratteristici dei sei personaggi che narrano la storia e che sono uniti da un
fattore comune, l’infatuazione per Noela, che mi contagia prima ancora di iniziare
a tradurre.
Fin qui, tutto bene. L’obiettivo è chiaro: sei voci difformi da ricreare, una
protagonista potente ma senza voce, un vociferare sommesso di parlate e idioletti
che virano spesso al colloquiale. Ma la sfida è più complessa, perché il nodo
cruciale sta nel riprodurre lo stile tipico di ogni autore mirando alla stessa
omogeneità dell’originale. Comincio in sordina, cerco di ascoltare il movimento
del testo, anzi dei testi che compongono il libro, e porto a termine una prima
stesura. Alla seconda avverto l’urgenza di un cambio di prospettiva, ed è allora
che capisco di dover spostare l’attenzione dai singoli autori (tre) ai singoli
narratori (sei), perché sono le loro modalità espressive, quel loro monologare
inascoltato, che devo traghettare nel testo in italiano e perché solo così potrò
ottenere un testo unitario.
Milano, interno, giorno. Inizi 2010. Prime notizie su Noela Duarte è in libreria e io ho finalmente uno studio degno di questo nome. Mi tocca il
compito, ingrato e sublime, di rileggere il libro. Mi rimetto in ascolto, e quelle
voci adesso sono più familiari di un anno fa, anche se, com’è ovvio, non sono
più le stesse. Ritrovo Marcos, narratore del primo racconto, con quel suo garbo
nel parlare, venato di un’ironia quasi impercettibile, e la curiosità riservata
di chi la sa lunga e fa di tutto per nasconderlo. Poi è la volta del cecchino
che mi ha fatto impazzire con i giochi di parole costruiti sul verbo “disparar”,
che significa sia sparare (come fa lui) che scattare foto (come fa Noela) e che
mi sfida nuovamente col suo tono sprezzante e risentito e la sua cronaca serrata
delle giornate passate a spiare la fotografa. Ecco Helguera ed ecco anche il maggiore,
odioso residuo traduttivo, come si dice in gergo, la mancata o appena accennata
riproduzione dell’intraducibile cadenza messicana con cui dà fiato a una parlantina
melliflua, che trasuda una meschinità disperata. Vado avanti, ripercorro tutto
il viaggio compiuto e arrivo a Barthes, lo sgherro che tiene in ostaggio Noela
nell’ultimo racconto e che alterna goffamente un lessico triviale a banali cliché
che lui crede sofisticati. Ed è proprio Barthes a riservarmi una piacevole sorpresa,
a rinnovare in me quella sensazione tante volte provata alla fine del libro, quel
senso di incompiutezza, quel bisogno di scavare ancora un po’, di scoprire qualcosa
in più sull’ineffabile Noela Duarte.
Quel qualcosa in più che mi ronza in testa ancora adesso, con il libro ormai
chiuso e riposto in uno scaffale, a far da contraltare a quel qualcosa in meno
che rimane sempre tra le righe di una traduzione. Magari si lascerà dire in una
prossima puntata, chi lo sa, queste in fondo sono solo le prime notizie su un’eroina
che, sono certa, andrà molto lontano.
Natalia Cancellieri
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