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Ora prima. Sei poesie lunghe - Vanni Bianconi, Casagrande 2008 - Nota del Redattore, Eleonora Matarrese
Nota del Redattore, Eleonora Matarrese
«Credo di essere più impegnato a fare sì che la tradizione rompa la mia poesia,
che non il contrario: una volta assimilata la voce dei “poeti morti”, forse può
schiudersi anche la
propria voce»: così Vanni Bianconi, classe 1977, ticinese, nella sua presentazione
all’antologia di poeti svizzeri di lingua italiana in un momento culturale che
non spinge, in Ticino come altrove, alla produzione poetica.
In Ora Prima. Sei poesie lunghe, edito da Casagrande, il giovane poeta ripresenta i propri versi al lettore,
facendosi leggere nel profondo: quell’inconscio che emerge nei tratti dimenticati
di persone care e immaginate, quelle sensazioni che si rifanno vive per un attimo
nella realtà quotidiana per un frammento di viso, di gesto, di parola.
Il tutto si insinua in una sorta di griglia geografica non prestabilita fatta
di luoghi che sembrano essere l’unico punto fermo nel senso di richiamo al tangibile.
Il resto è onirico, aria che passa tra due corpi
lasciando la riflessione alla solitudine, che è più piena e per questo matura,
e forte, vissuta, lascia il
segno: «Ha imitato il tordo e ha seguito il vento / con lo sguardo sebbene non
si movesse / foglia, ha anche detto “Sii attento; / ricorda”».
Proprio come se Bianconi avesse fatto sua buona parte della lezione di quelli
che definisce «poeti morti», molti tratti si rifanno alla natura, còlta negli
anfratti più nascosti eppure più poeticamente piacevoli e carichi di significato:
«Qui la terra è sepolta e non respira / non ha bisogno di pianto, di icone, /
lasciale un ciottolo, un grumo d’argilla. / Se raccogli biografie dei cadaveri
/ riduci il mondo a un ammasso di foglie, / perdi il coraggio dei cerchi degli
alberi / sintassi incisa di nascita e morte».
Interessante anche il rimando a un’opera musicale cui la sezione «Quando stanno
morendo» è liberamente ispirata, che porta alcune “poesie lunghe” a essere coro.
La sensazione globale è di un continuo domandarsi, ma stavolta una domanda diversa
in ogni luogo, diverso, a cui il poeta tenta di dare una risposta ricorrendo ai
propri sentimenti e ricordi, che lo riaccomunano a tutti gli altri uomini. «In
realtà, l’umanità fiammeggia, cova e si spegne eternamente».
Dietro il vetro il saliscendi del terreno, delle foglie
simile a onde al largo smisurate e calme, e ombre
immobili, nuvole di verde la cui vita
si consuma mentre tracce della fiamma son finite
lentamente a sciami sparsi sul terreno.
Mi aspetteranno i mesi dei giochi della luce.
(Vanni Bianconi, Dietro il vetro, il saliscendi del terreno, delle foglie)
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