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PILLOLE DI LETTURA


La psicologia della zia ricca
Erich Mühsam
Titolo originale: Die Psychologie der Erbtante
traduzione di Marzia Mascelli
© 2008 le nubi edizioni
Il brano Zia Amalia è pubblicato per gentile concessione della casa editrice le nubi.


ZIA AMALIA

Nel fondo del suo cuore era una buona donna. Oltre a ciò ella aveva molto – alcuni affermavano: molto molto – denaro ed era almeno venticinque anni più vecchia di quanto raccontasse a chi lo voleva sapere. Come meravigliarsi dunque, che zia Amalia dai suoi nipoti – ne aveva tre: Hans, Ferdinand e Eberhard – e dalle sue nipoti – se ne contavano quattro: Charlotte, Anni, Else e Paula – venisse amata, idolatrata?
Zia Amalia era già vedova da lungo tempo, quando aveva ottenuto il suo patrimonio. Suo marito, zio Theodor, era stato un bravo pellicciaio e poiché in estate lavava pellicce, tenendole anche in custodia dietro un adeguato compenso, e in inverno accudiva il bel mondo con nuovi caldi involti, egli era riuscito a mantenere alla meno peggio sé e zia Amalia, che non aveva avuto figli malgrado i molti tentativi. In occasione di quello che fu per lui l’ultimo Natale da vivere, aveva regalato alla sua cara consorte il biglietto di una lotteria di cavalli, e dopo che questo fu estratto insieme al primo premio, dopo che egli aveva potuto avere il piacere di negoziare la vendita a tremila marchi del tiro a quattro di cui era divenuta proprietaria, zio Theodor era morto. Zia Amalia prelevò dalla somma solo quel tanto che fu necessario per il funerale e per l’acquisto di un quarto di biglietto della Lotteria di Stato di Sassonia, e mise il resto a fruttare nella Banca della Ditta Truggold & Co, registrata S.r.l.
Venne estratto anche il biglietto della lotteria sassone e zia Amalia ne comprò un altro. Si trattava, questa volta, di mezzo biglietto della lotteria della Turingia. Anche quel biglietto fu estratto e la ruota continuò a girare in questo modo. In totale zia Amalia comprò ventisei interi biglietti delle patrie lotterie degli stati germanici, e la sua incredibile fortuna la pose presto nella condizione di mettersi a riposo, di vivere degli interessi dei patrimoni vinti, che mensilmente la Truggold & Co, registrata S.r.l., le liquidava, infine di passare dal rango di zia ordinaria a quello di zia ricca dei suoi tre nipotini e quattro nipotine.
Frattanto questi sette nipoti avevano acceso una mutua assicurazione fidanzandosi l’uno con l’altra. Hans si fidanzò con Paula, Ferdinand con Anni e Eberhard con Eise. Charlotte, la nipote più anziana, rimase però zitella. Avrebbe tenuto solo per sé la parte dell’eredità di zia Amalia che le spettava, per poter divenire a sua volta una fortunata zia ricca da eredità per i suoi nipoti, per i maschi come per le femmine. I sette azionisti dell’eredità una sera sedevano assieme, Charlotte leggeva la cronaca locale sul giornale. Improvvisamente lanciò un urlo.
La situazione era a dir poco spaventosa: Moses Truggold, proprietario della Banca Truggold & Co, registrata S.r.l., aveva preso il largo lasciando un buco da sei milioni di marchi, ma portando via una giovane donna del circo. La ‘company’ aveva dichiarato bancarotta. I sette nipoti si precipitarono terrorizzati da zia Amalia perché questa salvasse il salvabile. Arrivarono troppo tardi.
Zia Amalia non era più una zia ricca da eredità. Sedeva su una seggiola, col busto chinato in avanti, e sul suo grembo giaceva la pagina del giornale con la ferale notizia del fallimento della ditta Truggold & Co, registrata S.r.l. Alla tempesta di domande che i nipoti le rivolsero, non vi fu risposta. Zia Amalia era morta. Il colpo l’aveva stesa. La società di mutuo soccorso dei sette si sciolse. Charlotte, quindi, rinunciò alla speranza di farsi a sua volta zia ricca da eredità attraverso l’eredità. Per questo si dedicò, come prima di lei la defunta, al gioco del lotto. […]










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