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Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar?
Racconti dall’Europa dell’Est
di: Veronika Büchler, Lenka Danhelová, George C. Dumitru, George Luca Dumitru, Basil Karadais, Zoltán Korösi, Jan Krasnowolski, Zeta Kunduri, Elena Marcu, Robert Perišic, Roman Simic Bodrožic.
/ editore: Caravan, 2011
traduttore: Jasna Babac, Maria Elena Cantarello, Tiziana Cavasino, Raluca Lazarovici, Neira Merčep, Ileana M. Pop, Herta Elena Rudolph, Lucia Tormen, Dóra Várnai.
Eccomi di nuovo qui, a diversi anni di distanza dall’uscita di Eroi, amici e amanti, l’antologia di poesie di Costantino Kavafis che ho curato per Baldini Castoldi
Dalai Editore, a scrivere una nuova Nota del Traduttore. In realtà questa mia
potremmo intitolarla La Nota del Traduttore e del Revisore dal momento che, stavolta,
mi soffermerò sul ruolo essenziale, e spesso scomodo, del revisore e sul rapporto
tra revisore e traduttore nel delicato processo di traduzione.
Tradurre Kavafis, uno dei poeti più grandi del '900, è stata per me un’importante
esperienza professionale: un lungo e solitario lavoro di ricerca e un dialogo
muto con il testo originale e con le traduzioni italiane di chi prima di me si
era confrontato con l’opera del poeta alessandrino. Conclusa questa fase di solitudine
‘poetica’ ho pensato che il mio progetto successivo dovesse essere un lavoro diverso,
ancorato alla realtà, all’oggi, fatto di scambi e confronti con persone vive e
vegete. Da qui, l’idea di un lavoro collettivo su un tema che ci riguarda tutti
da vicino (la vita urbana nella città europea contemporanea), e su un genere,
quello del racconto breve, più ‘prosaico’ e, decisamente, meno elitario.
Il volume Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? nasce infatti dal lavoro di un gruppo di professionisti (in primo luogo traduttori
e studiosi di letteratura, ma anche consulenti editoriali, agenti letterari, editori)
appassionati e solidali che, grazie a questo progetto, ha avuto la possibilità
di arricchirsi professionalmente e umanamente, di stringere amicizie e collaborazioni,
di scambiare idee, conoscenze ed esperienze.
Non parlerò qui della felice e fortunata collaborazione con il mio alter ego,
Herta Elena Rudolph, traduttrice e co-curatrice del volume. Chi volesse approfondire
questo aspetto e conoscere la genesi del libro, può leggere Per fare un libro ci vuole…, l’articolo di Elena pubblicato nella rubrica Traducendo Mondi della rivista
del Sindacato Nazionale Scrittori Le reti di Dedalus (febbraio 2011).
Piuttosto dirò di come, in qualità di curatrice, io abbia svolto, insieme a Elena,
il ruolo di revisore delle traduzioni fatte da altri traduttori e di come, nel
ruolo di traduttrice dal greco, io abbia a mia volta ricevuto la revisione altrui.
Tra le revisioni attive, le più stimolanti sono state senz’altro quelle eseguite
sui testi tradotti da non italiani. Per quanto bravi, i traduttori madrelingua
della lingua di partenza avevano in qualche modo ‘trasportato’ la propria lingua
e la propria cultura nella versione italiana rendendo il testo di arrivo più difficile
da comprendere ma anche più ricco e denso di significati. Smussare gli angoli
e rendere il testo più fluido in italiano senza semplificarlo, evitando di svuotarlo
dei contenuti originali e di appesantirlo con note esplicative, è stata la sfida
e la difficoltà che abbiamo dovuto affrontare. In casi simili è fondamentale che
traduttore e revisore sappiano lavorare all’unisono e riescano a trovare la giusta
intesa per superare il naturale conflitto tra le due lingue: nessuna delle due
lingue antagoniste deve prevalere sull’altra e nei racconti di Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? ci siamo avvicinati molto al giusto equilibrio tra rispetto della lingua di
partenza e fiducia nella lingua di arrivo.
Passando alle revisioni passive, inizierò da quelle ricevute da Sofia Georgopoulos e Nicola Kontizas: due non addetti ai lavori che potremmo
scherzosamente definire revisori per caso. Entrambi bilingue (anche se prevalentemente italiana la prima e prevalentemente
greco il secondo) e normalmente dediti a tutt’altre professioni, si sono ritrovati
loro malgrado (complice l’amicizia nei miei confronti, la passione per la lingua
e la cultura greca e la loro raffinatezza intellettuale) a rileggere e chiosare
le mie traduzioni dal greco dei racconti di Zeta Kunduri e Vassilis (in arte Basil)
Karadais. È stata questa, probabilmente, la revisione più preziosa e, allo stesso
tempo, più molesta. Di fronte a un revisore bilingue, e quindi perfettamente qualificato a dire la sua sia nella lingua di partenza che nella lingua d’arrivo, e per
di più colto, il traduttore non ha possibilità di scampo: si ritrova nudo e con
le spalle al muro. Ma una volta superato il loro esame e ottenuto il loro assenso,
il traduttore può dormire sonni tranquilli.
Infine mi piace ricordare la revisione ricevuta da Basil Karadais (Salonicco, 1978), autore dei racconti Zeibèkiko sulla città e Casa davanti alla statale. Non si è trattato in realtà di una revisione nel senso tradizionale del termine
(Karadais infatti non conosce l’italiano e io non gli ho mai sottoposto una mia
traduzione prima della pubblicazione del volume), quanto piuttosto di uno scambio
fittissimo via email di domande, chiarimenti, idee e approfondimenti che si è
rivelato molto proficuo per entrambi. Le difficoltà maggiori nel tradurre i suoi
racconti erano dovute alla presenza diffusa di un linguaggio giovanile e di espressioni
idiomatiche non ancora entrate nell’uso corrente e quindi difficili da reperire
con gli strumenti tradizionali. Per mettermi in contatto con lui, ho cercato alla
cieca un indirizzo di posta elettronica in internet nella speranza di trovare
un interlocutore disponibile. Con mia grande sorpresa, non solo sono riuscita
a rintracciarlo al primo tentativo, ma ho anche trovato una persona entusiasta,
pronta a parafrasare e contestualizzare le espressioni gergali e a sciogliere
pazientemente ogni mio dubbio. L’aspetto più sorprendente è che questa esperienza
per me così utile e interessante, ha segnato in qualche modo anche la sua vita
professionale, stimolando la sua curiosità e la sua passione per la ricerca e
lo studio lessicale al punto che in seguito, come lui stesso mi ha riferito in
una recente email, è entrato a far parte di un gruppo di giovani studiosi che
ha realizzato un portale gratuito sullo slang greco (www.slang.gr): una sorta
di enorme dizionario on line che viene costantemente arricchito anche con il contributo
e i suggerimenti dei giovani lettori; uno strumento prezioso e di facile accesso per tutti i traduttori dal greco
moderno.
Tiziana Cavasino
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