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| ROMANZO |

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La pelle che ci separa
di: Kym Ragusa
/ editore: Nutrimenti, 2008
traduttore: Caterina Romeo e Clara Antonucci - Traduzione dall'inglese
A gennaio del 2006 avevo incontrato Kym Ragusa in un piccolo caffè nella Upper
East Side, a Manhattan, dove Kym, su mia richiesta, mi aveva portato le bozze
del suo memoir, The Skin Between Us, che sarebbe uscito da lì a qualche mese. Da quando ho cominciato a collaborare
con la casa editrice Nutrimenti al progetto di “riportare a casa” le scrittrici
italo americane traducendone i testi in italiano, penso costantemente a ciò che
potrebbe risultare interessante per un pubblico italiano. La mia curiosità mi
sospingeva verso il primo libro di Kym Ragusa, di cui da tempo ero in attesa ma
di cui ancora non sapevo assolutamente nulla. Conoscevo bene, però, il lavoro
di questa autrice, sia come regista, che come scrittrice di saggi memoiristici,
e trovavo la sua voce straordinariamente eloquente: sempre piena di profonda umanità,
una voce mai urlata eppure allo stesso tempo così piena di forza e determinazione.
Conoscevo le tematiche che emergono dalle sue narrazioni – che ruotano intorno
ai molti conflitti legati alle sue origini birazziali – molto attuali non soltanto
negli Stati Uniti, soprattutto dopo le elezioni di Barack Obama, ma anche in Italia,
dove il discorso sulla razza e sul razzismo degli italiani è rimasto sopito per
molto tempo e solo di recente, stimolato dalla presenza di un crescente numero
di immigrati sul nostro territorio nazionale, è tornato in superficie, ristabilendo
in questo modo una connessione tra il presente del nostro paese e il suo passato
di emigrazione e di colonizzazione.
Ne La pelle che ci separa (tradotto insieme a Clara Antonucci) la storia personale di Kym Ragusa, figlia
di una donna afroamericana e di un uomo italoamericano, si fonde con la storia
di due comunità in continuo conflitto: due comunità a cui lei non sente mai di
appartenere completamente – troppo nera tra i “bianchi”, troppo bianca tra i neri
– due mondi tra cui lei, novella Persefone, non può che fare la spola per tutta
la vita. Attraverso la propria memoria personale Kym Ragusa ricostruisce la memoria
storica delle sue famiglie d’origine, dando voce in questo modo alle storie della
gente comune e degli immigrati che di solito non vengono incluse nella Storia
(con la S maiuscola). I suoi racconti, inoltre, sono spesso anche un recupero
del passato nazionale italiano: quando ad esempio Ragusa racconta di processioni
e riti religiosi che le sue progenitrici italiane avevano portato con sé dal vecchio mondo, il suo ricordo personale restituisce ai lettori italiani
anche un pezzo del loro passato rielaborato a seguito della migrazione. Per fare ciò l’autrice si avvale
spesso dell’italiano o del dialetto siciliano-calabrese; ma lo fa rifiutando ogni
concetto di purezza linguistica e mantenendo invece gli errori di quelle varianti
“transatlantiche” della lingua italiana e del dialetto utilizzate dalla sua famiglia
di origini contadine, che profondi processi di trasmigrazioni e transculturazioni
avevano reso così diverse dalla lingua italiana standard e dai dialetti parlati
in Italia.
Questo memoir di Kym Ragusa si chiude con il suo viaggio in Sicilia, luogo da
cui la sua famiglia italiana era partita molti anni prima, e questo viaggio in
qualche modo costituisce per l’autrice un ritorno a casa, così come un ritorno
a casa è anche la traduzione di questo testo nella lingua che era stata dei suoi
antenati. Pubblicare i testi delle autrici italo americane in italiano è un modo
di ripercorrere a ritroso il viaggio della migrazione e di riportare in Italia
parte di quella ricchezza culturale italiana dispersa in giro per il mondo a seguito
delle molte emigrazioni. La pelle che ci separa, dunque, fa parte del patrimonio letterario italiano ma anche di una culturale
transnazionale, che prende forma proprio in questo andare avanti e indietro tra
mondi, culture e linguaggi diversi.
Caterina Romeo
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