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Otto personaggi in cerca (con autore)
di: Björn Larsson (Trad. K. De Marco) - Nota del Redattore, Filippo Baggiani / editore: Iperborea, 2009
Nota del Redattore - Filippo Baggiani

Sono otto i personaggi che Björn Larsson, ci regala e ci propone in una vera e propria parata di geni al lavoro. La scienza, o meglio, il sapere unanimemente inteso, è il filo conduttore che lega gli otto racconti del narratore svedese e i protagonisti di cui vengono narrate le storie. Sono studiosi, ricercatori, accademici, che affrontano le loro sfide quotidiane al mondo scientifico, di cui per altro fanno parte integrante, mossi dall’amore per la scoperta di regioni oscure della conoscenza, dalla fede nello studio e dalla sete per la verità intesa come un traguardo, una conferma oppure una nuova rivelazione che possa spiegare o connettere fra loro i segreti del trinomio scienza-religione-natura umana. Scorre in questi racconti una vena comune che sgorga da una sorgente anch’essa comune agli otto personaggi e che si trova al limite della follia, dell’intrinseca disperazione. In questa chiave osserviamo il filologo che si cimenta con la soluzione del mistero del Graal, la genetista doppiamente delusa dal risultato delle sue ricerche sull’omosessualità e dalla conferma della propria inevitabile solitudine, il linguista che getta una luce nuova e rivoluzionaria sul generativismo e rimane isolato e rinnegato dalla comunità dei linguisti, l’angoscia ontologica della cosmologa che rabbrividisce all’idea che un giorno, tra due miliardi di anni, l’universo non avrà più coscienza di sé (come può un mondo costituito di massa e energia avere coscienza di se stesso? È grazie a noi esseri umani che questo avviene?), lo speleologo che vince la sua sfida e viene ripagato con la morte, il virologo che festeggia il nobel che avrebbe potuto ottenere, la filosofa atea che sente la voce di Dio e che osserva la contraddizione di una scienza che teorizza una realtà atemporale quando il tempo esiste in sé (la scienza non può spiegare tutto, perché lo scorrere del tempo implica imprevedibilità), il chimico che prepara la strada per lo studio delle relazioni molecolari connesse al fenomeno dell’innamoramento, fino ad arrivare al romanziere, nel cui racconto è impossibile non notare come Larson strizzi l’occhio al lettore indicandogli ironicamente le implicazioni autobiografiche e la paura del vuoto d’ispirazione, la crisi della composizione, mentre al centro della vicenda si snodano i percorsi di studio attorno al segreto di una lettera smarrita di Flaubert in cui l’autore francese descriverebbe l’improbabile ricetta per la creazione di un capolavoro letterario. Sono personaggi che vivono al limitare dell’ombra e del fallimento eppure a un passo da un vero trionfo che tuttavia, per quasi nessuno di loro, arriva mai. Questo però lascia strada a conferme forse più importanti, che talvolta possono prendere la forma di una verità inaspettata, talvolta di un figlio in arrivo, talvolta di una bottiglia di champagne stappata per un traguardo quasi ottenuto, talvolta possono assumere le sembianze della morte.
Non in tutti i racconti Larsson riesce a rimanere sullo stesso livello di eccellenza. In alcuni frangenti l’autore dimostra di essere meno vicino o forse semplicemente meno appassionato alla sfera del sapere che ci vuole descrivere e argomentare per mezzo dei sui personaggi, ma è stupefacente e affascinante notare come si muova comunque con disinvoltura e si trovi quasi sempre perfettamente a suo agio con argomenti molto diversi fra loro, come la filologia, la linguistica generativa chomskiana, lo studio dei quanti, la mappatura del genoma umano, l’etica della scienza e la filosofia.

Filippo Baggiani








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