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Opera
di: Elena Botchorichvili
/ editore: Voland, 2008
traduttore: Emanuela Bonacorsi - Traduzione dal russo
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore
pag. 2 LA NOTA DELLA REDAZIONE - Articolo di Gianfranco Franchi
Nota del Traduttore
Elena Boč’orišvili è georgiana, scrive in russo e vive in Canada. Nonostante
i suoi libri siano tradotti in alcune lingue europee, nella versione originale
non sono ancora pubblicati. Ma questo aspetto non è certo insolito per uno scrittore
emigrato né lo è il fatto che narri soltanto della sua terra e della sua gente
escludendo il paese straniero in cui vive. I romanzi di Elena Boč’orišvili descrivono
infatti la quotidianità georgiana sullo sfondo del collasso dell'Unione Sovietica
e delle atrocità della guerra civile purtroppo ritornata attualmente alla cronaca.
L'originale russo su cui è stata condotta questa traduzione è un dattiloscritto
di 38 pagine in tutto, copertina di cartoncino verde cetriolo rilegatura a spirale.
Le pagine di un formato particolare, quasi quadrate, sono battute a interlinea
e margini larghi. I numeri dei capitoli scritti a mano.
A discapito della veste così dimessa, Opera è un romanzo sapiente nello stile
e nell’intreccio, poche righe, scarne, ma tese come filo spinato.
Lo stile conferma il tratto inconfondibile di questa autrice: una prosa fatta
di frasi brevissime, spezzate, che hanno però la capacità di indurre nel lettore
molte più informazioni di quelle esplicite e che spesso si concludono con similitudini
inattese e pregnanti. Così quando leggiamo: “Le vecchie si mettevano le galosce.
Nere e splendenti come macchine governative” vediamo con immediatezza l’inverno,
le strade impraticabili, il lucido metallizzato delle galosce insieme alla fotografia
sinistra e marziale di una società gettata nell’entropia. Certamente una scrittura
che adotta due tra le categorie indicate da Calvino per la letteratura del Millennio:
la leggerezza, asciuttissima, e la visibilità, icastica.
La magia più sorprendente di questo romanzo minuscolo e poderoso è il transito
tra il realismo più crudo e l’allegoria. C’è un celebre racconto di Puškin, La
tormenta, paradigma di precisione e brevità, dove l’immagine del corvo in epigrafe
annuncia l’inevitabile sviarsi del destino umano: “Un corvo nero, sibilando con
l’ala / Volteggia sulla slitta; / Il gemito profetico annunzia tristezza!” Anche
in Opera il simbolo sembra determinante, per non dire deterministico. Il presagio funesto
del corvo appollaiato sulla croce della chiesa si ribalta in una meccanica di
azioni che con atroce precisione balistica produrranno la tragedia vera. La realtà
storicizzabile si determina nei sogni, indizi di cui è disseminato il romanzo.
L’albero che cresce nel bel mezzo della casa e sbuca fuori in una fioritura di
bacche incarna questa intrusione del simbolico nel reale. Il protagonista sta
scrivendo e componendo un’opera che fatalmente anticipa le vicende della sua vita,
ma non sappiamo se è preveggenza o predeterminazione. La dimensione reale e quella
simbolica trovano infine congiunzione esemplare nella dimestichezza del protagonista
con la morte che è sempre evento reale e allegorico, funzionale e cerimoniale.
Così la condizione oltremondana soggiace a pratiche e burocrazie tristemente terrestri,
all’interrogatorio asettico dei funzionari nei loro uffici dell’aldilà.
Stile e intreccio sono a binario unico nella prosa di Elena Boč’orišvili. Su
questo binario si transita dal terrestre al celeste, dal fatto all’emblema, dalla
storia alla fatalità, sempre con un movimento pendolare che prevede andate e ritorni,
scambi e inversioni. Come il nome Ija che rimanda al greco “viola” e si declina
materialmente nelle violette che per tutto il romanzo sbocciano a pié pagina.
Tradurre questa scrittura significa letteralmente spellare la frase cioè lasciarla
a carne viva, che sia visibile la ferita, la traccia, l’indizio che conduce il
lettore a chiudere il cerchio. La maggiore difficoltà è riprodurre l’esatta cadenza
delle frasi minime, dotate di una forza radiale, una propulsione allusiva nella
quale non solo è riposto il significato, ma anche lo sviluppo della trama e la
pittura della storia, dei luoghi, dei protagonisti.
Emanuela Bonacorsi
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