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GIALLO

31 notti
di: Ignacio Escolar / editore: Marcos y Marcos
traduttore: Gina Maneri e gli allievi del Corso in traduzione editoriale dallo spagnolo 2013 - 2014 TuttoEuropa

 
Indice dell'articolo
pag. 1 Articolo di Gina Maneri, traduttrice
pag. 2 Articolo di Giovanni Maria Pedrani

 
Articolo di Gina Maneri, traduttrice

Se siete di quei lettori, ancora pochi ma in costante aumento, che quando prendono in mano un libro corrono a vedere chi l’ha tradotto, sarete forse rimasti sorpresi e un po’ sgomenti nel constatare che la traduzione di 31 notti di Ignacio Escolar è una traduzione a... trentaquattro mani. Un numero esorbitante, che fa pensare più a una caotica riunione di condominio che al lavoro solitario del traduttore, o almeno all’immagine romantica e un po’ stereotipata che ancora circonda questo mestiere.
Come nasce dunque la traduzione italiana di 31 notti? Nasce come stage conclusivo del Corso di traduzione editoriale dallo spagnolo organizzato nel 2013-2014 da Paola Mazzarelli per l’Agenzia formativa TuttoEuropa di Torino. Diciassette studenti, diciassette traduttori. E una tutor di stage, la sottoscritta. Il libro ci è proposto da Marcos y Marcos: ha un ritmo serrato, un tono colloquiale, un plot fitto di personaggi loschi, sesso, droga e violenza. L’entusiasmo non manca. Non manca neppure qualche preoccupazione: riusciremo a rendere il ritmo, a trovare il tono giusto, a tradurre in modo plausibile le espressioni gergali, per esempio quelle riferite all’ambito della droga? Tradurre la colloquialità è già difficile di per sé, tanto i gerghi sono vari e legati a usi regionali e personali, figuriamoci quando i traduttori sono diciassette e provengono un po’ da tutti gli angoli dello stivale. E infatti le scelte delle espressioni colloquiali e delle frasi fatte provocheranno, nelle parole degli studenti stessi, “facce sbigottite, obiezioni e discussioni: quello che a qualcuno suonava ovvio e/o efficace, per altri era incomprensibile”. E poi spesso i traduttori agli esordi non osano, sentono ancora il peso della censura dei loro professori di scuola, che troppo spesso praticano un rigido apartheid tra lingua scritta e lingua parlata.
Arriva dunque la prima stesura ed è già una bella sorpresa: il tono è quello giusto, è fresco, efficace, i passaggi rigidi non sono molti. Certo c’è del lavoro da fare, ma quello si sapeva: occorre uniformare certe scelte (il poliziotto Velasco viene sempre simpaticamente chiamato el gordo cabrón e bisogna decidere tra ciccione bastardo, quello stronzo di un grassone eccetera), prendere una decisione sul tempo verbale da usare per la narrazione (si opta abbastanza in fretta per il passato prossimo, più immediato), risolvere alcune allusioni chiare al lettore spagnolo ma oscure per quello italiano (battute, riferimenti), capire come trattare alcuni messicanismi.
Con la seconda stesura siamo già a buon punto: i traduttori hanno lavorato coordinandosi tra loro e dimostrando affiatamento e spirito di collaborazione. Restano in sospeso alcune scelte da fare, soluzioni a cui qualcuno è affezionato ma a qualcun altro piacciono meno. A un certo punto della storia, per esempio, compaiono quattro energumeni che vengono paragonati alle torri di Chamartín, grattacieli nella zona nord di Madrid. Gli studenti, freschi di studi di traduttologia, sposano senza esitare la soluzione cosiddetta adeguata, ovvero il mantenimento dell’immagine scelta dall’autore, mentre la docente, pensando al tipo di testo, al probabile destinatario, alla funzione di quel riferimento vorrebbe, per una volta, adattare e sostituire con un’immagine più immediata per il lettore italiano. Una democratica votazione per alzata di mano vede una vittoria schiacciante del partito del mantenimento e le torri di Chamartín rimangono: la decisione finale viene demandata al revisore (che non sarà avvertito, per non influenzarlo). Se avete letto il libro, saprete com’è andata a finire.
In qualche caso si è poi evidenziato il gap generazionale. Come tradurre puticlub, un tipo di locale notturno la cui “ragione sociale” è chiara fin dal nome? Buffo per me scoprire che “night club” fa quello stesso effetto a chi ha meno di quarant’anni. Pensando però a chi era giovane negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta e al “night” ci andava per innocue serate di svago, mi avvalgo del diritto di veto. Il puticlub diventerà uno strip club.
La terza stesura richiede ormai solo qualche ritocco, e il risultato mi sembra ottimo. L’attento lavoro di revisione da parte dei redattori di Marcos y Marcos dà il tocco finale. La scommessa della traduzione a tante mani è vinta.

Gli autori della traduzione sono, in ordine alfabetico: Francesco Ambrosini, Serena Avezza, Chiara Balestri, Sonia Bellezza Oddon, Valentina Cabras, Mariateresa Cappitelli, Micol Cerato, Lucrezia De Carolis, Federica Gavioli, Jessica Imolesi, Alice Lucchiaro, Sofia Mangano, Claudio Maringelli, Valentina Pezzoni, Daniela Salvino, Marilisa Santarone e Marianna Scaramucci.

Gina Maneri









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