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Norwegian Wood
di: Murakami Haruki
/ editore: Einaudi, 2006
traduttore: Giorgio Amitrano - Traduzione dal giapponese
Indice dell'articolo
pag. 1 La Nota del Traduttore, Giorgio Amitrano
pag. 2 La Nota del Redattore, Simona Dolce
La Nota del Traduttore, Giorgio Amitrano
Norwegian Wood di Murakami Haruki scoppia nel Giappone del 1987 come uno dei più grossi e inattesi
eventi letterari del dopoguerra. Pubblicato in due volumi, ottiene uno straordinario
successo di pubblico, arrivando a superare in breve tempo i tre milioni e mezzo
di copie vendute. Il boom attraversa come una tempesta il mercato librario, l’ambiente
letterario, la vita privata dello scrittore. Il numero dei nuovi fans cresce vertiginosamente,
mentre parte di quelli “storici” si sentono traditi e delusi. Il libro si presenta
(almeno in apparenza) lontanissimo dalla vena che lo aveva reso apprezzato e famoso.
Dopo quattro romanzi e svariate raccolte di racconti il cui principale elemento
distintivo era una meticolosa decostruzione della realtà, Murakami si dedica a
un romanzo realistico, una storia d’amore dove il passato è rievocato con nostalgia
e i continui riferimenti musicali accentuano il tono elegiaco.
Norwegian Wood è la storia, raccontata in un lungo flashback da un narratore trentaquattrenne,
della difficile educazione sentimentale di uno studente universitario al tempo
delle rivolte studentesche in Giappone, in un periodo che va dalla metà del 1968
all’ottobre del 1970. Come la maggioranza degli adolescenti, Tôru non è consapevole
delle proprie qualità, si sente dissonante rispetto al concerto del mondo, continuamente
assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare. A Tôkyô per studiare,
Tôru incontra una vecchia amica dei tempi del liceo, Naoko. I due giovani cominciano
a frequentarsi e cresce in lui un sentimento di amore per la ragazza, reso più
intenso dalla evidente fragilità psichica di lei. Nel frattempo Tôru incontra
Midori, una ragazza ottimista e vitale, attratta dal mondo della luce quanto Naoko
lo è da quello dell’ombra. Tôru è diviso tra queste due figure femminili, da cui
si sente richiamato per motivi opposti.
Dopo Norwegian Wood, Murakami dichiarò in più occasioni che il libro rappresentava un caso isolato
nella sua carriera di scrittore, e che difficilmente si sarebbe misurato in futuro
con un’opera di impronta realistica e dai temi sentimentali. Infatti già il suo
romanzo successivo, Dance Dance Dance, ci riporta in pieno nella sua particolare dimensione in bilico tra realtà e
irrealtà, abitata da uomini pecora e costellata di pozzi, labirinti ed enigmi
irrisolti.
Ci si è interrogati spesso su cosa abbia spinto, allora, un autore come lui a
cimentarsi in un libro così lontano dallo stile e dai temi che lo avevano reso
famoso. Secondo quanto egli stesso ha dichiarato, Murakami aveva in mente da tempo
di scrivere un romanzo realistico, non troppo lungo, che lo liberasse in qualche
modo dalle atmosfere di La fine del mondo e il paese delle meraviglie, prima di dedicarsi al progetto successivo, Dance Dance Dance. Il bisogno di misurarsi col realismo, presente in lui già dai tempi di Ascolta la canzone del vento, il suo primo romanzo, e non l’intenzione di scrivere una storia d’amore, sarebbe
stata la sua motivazione più forte.
Ma è probabile che in Murakami, come in altri scrittori giapponesi contemporanei,
esistesse una nostalgia per una forma letteraria che non appartiene alla tradizione
nipponica, il romanzo europeo dell’Ottocento. Egli ne fornisce, ovviamente, una
versione attualizzata, ma gli infiniti richiami alla cultura pop non riescono
a nascondere il disegno, ispirato al grande romanzo ottocentesco, che appare in
filigrana, e i riferimenti impliciti ed espliciti a Dickens rafforzano questa
interpretazione.
Infine, un breve accenno alla storia del titolo. Murakami spiega come avesse
inizialmente pensato di chiamare questo libro Giardino sotto la pioggia (Ame no naka no niwa) in omaggio a una sonata di Debussy, e di come poi gli sia venuto in mente un
titolo più adatto, Noruwei no mori, La foresta della Norvegia, quello con cui è conosciuta in Giappone la canzone dei Beatles Norwegian Wood. Nella precedente edizione feltrinelliana, il titolo Tokyo Blues era stato scelto perché sembrava funzionare bene in italiano e nello stesso
tempo esprimere l’atmosfera del libro, ricca di riferimenti musicali. L’edizione
Einaudi oggi in circolazione ha adottato il titolo Norwegian Wood, più vicino all’originale, per desiderio dell’autore, ristabilendo, insieme
all’omaggio di Murakami a uno dei brani più belli dei Beatles, il giusto tributo
alla nostalgia per un passato irrecuperabile che è tra i temi principali di questo
libro.
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