| GIALLO |

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Con la morte nel cuore
di: Ruth Rendell
/ editore: Fanucci, 2004
traduttore: Giuseppe Costigliola - traduzione dall'inglese
Nota del Traduttore
Quando l'editore Fanucci, in coincidenza con i quarant'anni dall'esordio letterario
di Ruth Rendell, mi ha proposto la traduzione del suo primo romanzo, From Doon with Death, ho accettato con entusiasmo. Lettore accanito di gialli fin dall'infanzia,
seguivo da tempo le opere della scrittrice inglese, che in Italia fino a quel
momento uscivano in edizioni "popolari" e di genere, come i Gialli Mondadori,
o anche, per quel che riguarda quelle a firma Barbara Vine, nei tascabili Tea.
Si trattava di edizioni reperibili quasi esclusivamente sulle bancarelle d'occasione,
destinate quindi per lo più ad appassionati del genere. L'operazione editoriale
intendeva valorizzare una produzione colta e raffinata, che trascende gli angusti
limiti della giallistica, tanto da decidere di pubblicare le opere della Rendell,
autrice di crime stories di consolidata fama internazionale, in una collana a lei dedicata, nell'intento
di promuovere anche qui da noi la visibilità che merita.
La prima impressione che ho ricavato, nella nuova veste di traduttore, dal confronto
con il testo è stata la conferma di avere davanti una scrittrice di grande talento.
Sin dalla scena iniziale, costruita con tocchi rapidi e sapienti, la Rendell dà
vita ad un'atmosfera di sospensione di ambiguo mistero, in grado di tenere avvinti
senza cadute fino al sorprendente epilogo, che rivela, per un'opera scritta nel
1964, una apertura a tematiche di certo non usuali per l'epoca e, anzi, alquanto
trasgressive. L'impianto narrativo è quello di un giallo dall'intreccio rigoroso
ed essenziale: una galleria di personaggi della più varia umanità, che si muovono
sullo sfondo della provincia inglese il cui tessuto sociale affonda le proprie
radici nel dopoguerra, anche se la vicenda si snoda all'inizio degli anni '60,
in un momento di forte transizione che l'autrice intende rappresentare con estrema
aderenza alla realtà. A conferire profondità alla vicenda sono quei tratti distintivi
che attraversano tutta l'opera della Rendell, già presenti in questo romanzo d'esordio:
l'attenzione al dettaglio, la capacità di scavare nelle pieghe dei fatti, che
ad un'analisi approfondita si rivelano spesso diversi da come appaiono, la fine
analisi psicologica dei personaggi e la rappresentazione dei rapporti umani, indagati
con acuta capacità di introspezione.
Questa complessa mescolanza di elementi doveva necessariamente concretizzarsi
in un approccio alla traduzione che, preservando l'eleganza e la raffinatezza
dell'originale, scevro da qualsiasi tentazione minimalista o tendenza all'esasperazione
dei toni, rendesse nella maniera più fedele e icastica quella sapiente ricostruzione
del tessuto sociale e umano che fa delle opere della Rendell un documento psicologicamente
attendibile, in grado di mettere in scena anche le dinamiche culturali sottese
alla temperie storica delle vicende narrate, senza per questo rinunciare ad offrire
il piacere di una lettura avvincente.
In particolare, una delle maggiori difficoltà insorte durante la traduzione
- di questo come di altri testi della Rendell - è stata l'esigenza di non alterare
quella rete di rimandi alla tradizione letteraria tardoromantica di lingua inglese
cui l'autrice si richiama costantemente nel corso del romanzo, nel momento in
cui, ad esempio, pone ad epigrafe di ciascun capitolo versi di poeti quali Walt
Withman, Matthew Arnold, Thomas Hood, Alfred Tennyson, Mary Coleridge, Christina
Rossetti, Robert Browning, tra gli altri. Tale fitta serie di citazioni è intimamente
connessa e funzionale allo sviluppo della trama, e come tale occorreva prestare
particolare attenzione ad una corretta resa stilistica e formale, senza trascurare
il rischio, sempre in agguato quando si affrontano scrittori così raffinati, di
non riuscire a cogliere il riferimento diretto o indiretto. In relazione a ciò,
è emersa la necessità di diversificare i registri linguistici, che appare evidente
nella giustapposizione fra l'andamento discorsivo della narrazione e la frequente
inserzione di brani epistolari di stile più elevato, carichi di echi e di rimandi
a quel patrimonio letterario di cui si è detto.
La trama è presto detta: Margaret Parsons, tranquilla casalinga della sonnolenta
provincia inglese, donna affatto priva di qualsiasi attrattiva, scompare misteriosamente
per poi essere ritrovata cadavere in un bosco; unico indizio l'impronta di un
rossetto. E' a partire da questa esile traccia che l'ispettore capo Wexford -
il personaggio più famoso della Rendell, uomo dal temperamento sanguigno, dalle
letture colte e dalle intuizioni geniali, protagonista di un ciclo di opere ambientate
nella cittadina immaginaria di Kingsmarkham, che in questo romanzo fa la prima
comparsa - comincia ad indagare sull'ambiente in cui si svolgono i fatti e sui
personaggi che vi si trovano a vario titolo coinvolti, portando alla luce un groviglio
di intrighi, segreti e scottanti verità che saranno svelati con il classico colpo
di scena finale.
Si tratta, in definitiva, di un romanzo godibilissimo, dal forte impatto emotivo
e ricco di suspense, una sorta di sfida intellettuale per il lettore - come nella
migliore tradizione dei gialli anglosassoni - a scoprire il colpevole prima che
a rivelarlo sia l'investigatore di turno. In ogni caso, al termine della lettura
di un romanzo della Rendell, si avverte sempre la sensazione di aver appreso qualcosa
sulla psiche e sull'ingarbugliato intreccio delle relazioni umane.
Giuseppe Costigliola
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