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ROMANZO

Malcom X
di: Andrew Helfer e Randy DuBurke / editore: Alet, 2007
traduttore: Anna Mioni - Traduzione dall'inglese


"Malcolm X" di Andrew Helfer e Randy DuBurke fa parte della nuova collana GraphicAlet, dedicata a un genere che si può definire graphic non-fiction. La differenza rispetto alla graphic novel è che i volumi hanno l'impianto grafico del fumetto, ma narrano vicende vere: in questo caso la vita del leader nero musulmano Malcolm X, a partire dalla sua autobiografia, scritta a quattro mani con il romanziere Alex Haley. Facciamo così conoscenza con Malcolm Little, un ragazzo intelligente e vivace indotto a delinquere dal disagio sociale, che, dopo essersi convertito all'Islam in prigione nel 1948, assumerà nel 1952 il nome di Malcolm X e diventerà uno dei predicatori più in vista della setta "Nazione dell'Islam", fautrice dell'autonomia dei neri americani, fino al suo assassinio durante un comizio nel 1965, a soli quarant'anni, per mano dei suoi stessi confratelli.
Grazie ai disegni di forte impatto, all'uso sapiente dei contrasti, all'efficacia sintetica della narrazione, le vicende di un personaggio storico così importante risultano accessibili a un pubblico vasto.
Questa è la mia prima traduzione di fumetti a vedere la luce presso un editore; in passato mi ero già cimentata in qualche esperimento, partendo dall'originale o provando rifacimenti di versioni italiane poco aderenti alle forme idiomatiche e alla lingua viva, che perdevano perciò ironia.
Pensando alla traduzione di un fumetto si tende a immaginare che il problema principale sia quello dei dialoghi: come tradurre il linguaggio colloquiale in modo efficace, e come far rientrare i testi nelle nuvolette; e credevo mi sarei trovata davanti a una situazione di questo tipo.
In realtà, nel caso di "Malcolm X", la parte più densa di testo sono le didascalie. Quindi la difficoltà maggiore nel tradurre non è stata tanto riprodurre l'immediatezza dei dialoghi, quanto piuttosto riuscire a condensare le parti descrittive in modo da farle rientrare nella gabbia grafica senza costringere ad acrobazie chi si sarebbe occupato del lettering. Si sa che un testo inglese, tradotto in italiano, ha più parole. Da parte mia si è trattato quindi di prestare un'attenzione costante alla scelta del sinonimo o dell'espressione più breve possibile per restituire i significati, in modo da non dover comprimere troppo il testo, sacrificando il piacere e la comprensione della lettura. Fortunatamente, nel cercare di raggiungere questo obiettivo non si è dovuto rinunciare ad alcuna parte fondamentale di senso.
Si è trattato inoltre di controllare eventuali corrispondenze con la biografia scritta a quattro mani da Malcolm con Haley, e verificare la congruenza di date e fatti. Malcolm X, una volta assurto alla fama, tendeva a distorcere alcuni particolari della sua vita passata. Helfer e DuBurke, quando è necessario, lo fanno rilevare contrapponendovi la verità. Dove si citavano le parole precise di Malcolm X, si è cercato di stabilire se ne esistevano versioni italiane già conosciute dal pubblico. Nel caso dell'elogio funebre pronunciato dall'attore Ossie Davis, che chiude il libro, ho scelto di riportare la versione usata nel film Malcolm X di Spike Lee (che nel 1992 contribuì a ridestare l'attenzione verso il personaggio), per ricordare ai lettori italiani qualcosa di conosciuto.
Caratteristica saliente del libro, oltre alla perfetta capacità di sintesi che riesce a narrare tutti gli episodi fondamentali della vita di Malcolm X senza tralasciarne alcuno, è l'obiettività. Gli autori (mostri sacri nel loro genere, che vengono dall'esperienza dei fumetti DC Comics e Marvel) sono sinceri su ogni aspetto della vita di Malcolm X, anche quelli più riprovevoli (l'escalation da piccolo delinquente a spacciatore e ladro su larga scala, l'arresto e la detenzione). Non nascondono nulla, fornendo così ai lettori gli strumenti per crearsi una propria opinione su un personaggio che, nonostante la sua statura internazionale, era pur sempre un uomo partito da una storia personale difficile. Nella giusta stigmatizzazione del razzismo negli Stati Uniti di allora, Helfer e DuBurke sanno raccontare anche il problema della violenza fratricida e delle rivalità che minavano dall'interno la lotta per i diritti dei neri. Nel tradurre mi sono prefissa di utilizzare un linguaggio il più possibile neutro, che rendesse onore a questa difficile opera di condensamento e di  imparzialità.
 
Anna Mioni








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