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TRADUTTORAMA

L'uomo che morì come un salmone - SPECIALE GIALLO
di: Mikael Niemi / editore: Iperborea, 2011
traduttore: Laura Cangemi - traduzione dallo svedese


Tradurre un autore che sceglie deliberatamente di cambiare genere letterario a ogni libro che scrive è insieme una sfida e un piacere. Una sfida, perché costringe ad attingere a risorse che a volte neanche si è consapevoli di avere, e un piacere perché alla fine, nonostante costi molta più fatica del previsto, la soddisfazione non manca. L’uomo che morì come un salmone è il terzo libro di Mikael Niemi e il secondo affidato a me. Il primo, tradotto dalla mia collega e amica Katia De Marco, è il libro che ha reso famoso l’autore non solo in Svezia ma anche in tutto il nord. Per un certo periodo di tempo, se in metropolitana o su un autobus si vedeva qualcuno che ridacchiava tra sé leggendo un tascabile, si poteva essere praticamente sicuri che si trattasse di Musica rock da Vittula.
Con il secondo libro, Il manifesto dei cosmonisti, Niemi ha completamente cambiato genere, cimentandosi in una fantascienza apparentemente sconclusionata ma in realtà meditata fino all’ultimo neologismo. Per me tradurlo è stata un’esperienza unica, soprattutto per lo sforzo creativo che ha comportato a livello linguistico (nella parte della serata alla Buca della Cotica, il locale interstellare più in della galassia, ho dato fondo a tutte le mie risorse creative, su incoraggiamento dell’autore stesso che mi aveva detto di sbizzarrirmi e, soprattutto, divertirmi come si era divertito lui a scriverlo).
Con questo terzo titolo, Niemi si è lanciato nel filone al momento più inflazionato al nord, quello del giallo, ma ovviamente lo ha fatto a modo suo, non esimendosi da una bonaria presa in giro non solo del genere letterario in sé ma anche di certe manie dei suoi colleghi, come quella di specificare continuamente le firme modaiole degli abiti indossati dai protagonisti (gli stivali di Pierluigi Collina mi sono particolarmente piaciuti). Il risultato è un libro solo apparentemente poliziesco, in cui trovano spazio anche alcuni capitoli dedicati a un excursus storico-linguistico.
All’enigma dell’omicidio di un vecchio quasi novantenne fa infatti pendant l’assassinio consapevole e sistematico di una lingua, il meänkieli, parlata nella regione del Tornedal e rinnegata da un’intera generazione per la quale quella lingua (un finlandese che nel corso dei due secoli trascorsi dalla separazione tra Svezia e Finlandia si è man mano differenziato dal finlandese standard) è stata l’emblema della loro inferiorità nei confronti degli svedesi veri.
Sfruttando la presenza della poliziotta ambiziosa e determinata spedita nel profondo nord dalla capitale per risolvere il caso del novantenne assassinato – a cui, particolare non irrilevante, è stata mozzata la lingua –, Niemi mette inoltre in luce il contrasto tra i due poli opposti del paese, una sorta di ribaltamento speculare della situazione italiana, spaccatura culturale di cui gran parte degli svedesi stessi non è consapevole. Esilarante è, per esempio, la descrizione della gestualità maschile alle pagine 105-106. Come sempre, l’ironia è tra gli aspetti più ostici da rendere in traduzione, ma nei libri di Niemi credo che le pagine più difficili siano quelle – bellissime – in cui l’autore descrive la natura del nord facendo ricorso a un cocktail di percezioni che coinvolge tutti i sensi, non ultimi gusto e tatto. Una magia permeata dalla luce perenne dell’estate nordica, talmente delicata che mantenere lo stesso tocco leggero dell’autore diventa per il traduttore la vera sfida.

Laura Cangemi










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