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ROMANZO

La luce è più antica dell'amore
di: Ricardo Menendez Salmon / editore: Marcos y Marcos, 2014
traduttore: Traduzione dallo spagnolo di Claudia Tarolo

 
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore - Claudia Tarolo
pag. 2 Nota della redazione - Alessandra Ribolini

 
Nota del Traduttore - Claudia Tarolo

Pubblicare Salmón in Italia è stato il primo passo. Dall'Offesa, nel 2008, a Niños en el tiempo, che uscirà ne 2015, sei libri, al ritmo di quasi uno all'anno: questa già si chiama convinzione.
La luce è più antica dell'amore è il quinto che pubblichiamo, il quinto che traduco: e qui decisamente mi sbilancio.
Intendiamoci, amo i libri che pubblichiamo uno per uno; mentre li leggo, immaginando la loro vita “di qua”, mi risuonano in mente già nella mia lingua, e per un attimo sogno di tradurli tutti.
È un delirio passeggero. Oltre all'ostacolo banale della mancanza di tempo, in realtà desidero il contrario, la pluralità delle voci, dei traduttori come degli autori, la proliferazione vitale delle differenze.
Il mio rapporto con la traduzione, del resto, è sempre stato semiclandestino: ho tradotto il mio primo romanzo mentre scrivevo la testi di laurea in giurisprudenza, ho continuato a tradurre di sera per tutti gli anni in cui di giorno facevo tutt'altro.
Anche ora che faccio l'editore, mi concedo di tradurre un libro all'anno, e la scelta è sempre dolorosa.
Specialmente da quando c'è Salmón, perché l'attrazione della sua scrittura è fatale.
La luce è più antica dell'amore inizia nel pieno dell'azione.
Un uomo scende da cavallo, sotto la pioggia. Non è un uomo qualsiasi, è il futuro papa, Gregorio XI. Ha fretta, si muove deciso. Viene a porre un ultimatum, l'ultimatum della Chiesa a un pittore che ha osato trasgredire le regole dell'ortodossia.
È un incipit magistrale: bastano tre paragrafi per dire il tempo, il luogo, il cosa.
Ci sono tutte le parole che servono, nessuna di troppo, e ognuna suona naturale.
La solennità del momento si avverte nell'andamento, stringente ma non concitato, inesorabile ma pacato; c'è un limitato margine per fare dell'ironia, per prendere le distanze, ma senza permettersi di divagare. Le informazioni che lo scrittore ci dà sono strettamente legate all'azione e nello stesso tempo consentono di allargare il quadro.
Un incipit così è irrestibile, per un traduttore.
Receloso del ímpetu de su montura, un orgulloso bayo español, Pierre Roger de Beaufort echa pie a tierra quejándose del mal tiempo.
Una frase semplice da comprendere, facile anche da rendere, a parte le prime sei parole.
Ma le prime sei parole sono cruciali, è lì che nasce il discorso, e sono sei parole che mi porto in testa anche in bicicletta, perché devo trovare il modo di renderle con la stessa immediatezza, devo trovare le mie parole che introducano con la stessa efficacia la persona e il suo movimento.
Tenendo a freno la sua cavalcatura.
Può essere o non essere una buona soluzione, non importa.
È senz'altro una chiave per entrare nel romanzo, quale che sia la porta: è la chiave dello scrittore, del lettore, del traduttore.
Disporre di un impeto avventuroso, e tenerlo a freno: dominarlo per non travolgere la storia, per lasciarla vivere, per ascoltarla davvero.
Seguire l'autore, nel caso mio, che traduco; non travolgere mai la sua scrittura, seguirla sino al bordo del precipizio, e solo lì, ma solo lì davvero, cercare un'altra strada, così vicina da essere soltanto un altro modo di seguirlo.
“Tenendo a freno la sua cavalcatura”, Salmón procede nella sua narrazione.
Si stacca ben presto dall'azione pura per entrare in un tragitto impervio, fatto di incontri memorabili, guadi difficili e slanci. Ci sono artisti e opere d'arte, ci sono morti e rinascite. C'è la bellezza, il grande mistero a cui attingere, che nutre e consuma, che chiede la sua quota di vittime.
Tenendo a freno la mia cavalcatura, seguo Salmon da vicino. Mentre è lui a esporsi nel cammino, a fendere l'aria, io mi lascio andare al suo passo, che non è il mio, lungo la strada che sta tracciando lui. A me spetta l'arte dell'ascolto, che non è mai solo mentale; l'arte di entrare in risonanza con la giusta voce.
Al lettore, il privilegio di sedersi accanto a Rothko su un treno che attraversa l'America, di consolarsi con lui nel paesaggio inquadrato dal finestrino; il privilegio di incontrare Stalin nella Torre di Ivan. Per ritrovare infine il riflesso di quell'immagine che fece accorrere un giovane cardinale a Sansepolcro in una notte di pioggia.
La luce è più antica dell'amore è un romanzo dove smarrirsi in pace, per ritrovarsi ricchi di domande. Tenendo a freno la nostra cavalcatura, pronti davvero ad ascoltare.

Claudia Tarolo












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