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Litania di un arbitro
di: Thomas Brussig
/ editore: 66th and 2nd, 2009
traduttore: Elvira Grassi, Nikola Harsch - Traduzione dal tedesco
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore - Elvira Grassi, Nikola Harsch
pag. 2 Nota del Redattore - Chiara Pibiri
Nota del Redattore - Chiara Pibiri
Secondo l’arbitro Uwe Fertig il suo mestiere fornisce un servizio essenziale
alla democrazia. Lui, l’uomo con il fischietto, autore di decisioni insindacabili
anche se sbagliate, rappresenta la valvola di sfogo del pubblico, il capro espiatorio
dell’umanità che ha innalzato la chiacchiera da bar a discussione, della massa
che ha decretato che ogni parere è valido tante più sono le persone che lo condividono,
secondo uno schema mutuato dal telequiz "Chi vuol essere milionario" dove si cerca
di supplire all’ignoranza di uno con il supporto del sapere farraginoso di molti.
L’arbitro, parte di un gioco ma mai giocatore è egli stesso giudice e boia della
partita. Rappresenta l’autorità e come tale va contestato perché l’arbitro, secondo
Uwe, lavora una vita per essere insultato contemporaneamente da ottantamila persone.
Le decisioni arbitrali sono oggetto di infinite discussioni, di veri e propri
processi televisivi in cui ogni mossa della partita in esame viene sezionata,
controllata con l’ausilio della moviola, passata al vaglio da una serie di esperti
o presunti tali come se l’espulsione ingiustificata, il fuorigioco non visto o
il rigore non concesso fossero "davvero" dei fatti gravi. Altre professioni non
sono soggette a tale pressione: se un chirurgo uccide per negligenza un paziente
nessuno si sogna di controllare la sua operazione alla moviola, nessuno allestisce
un processo televisivo apposito.
Dopo ogni partita l’arbitro viene intervistato e gli si chiede il perché delle
sue decisioni nella speranza di coglierlo in fallo, giornalisti famelici non basta che un appiglio per allestire una gogna mediatica
e coinvolgere l’opinione pubblica. Il chirurgo che ha ucciso il paziente, oltre
al riesame della sua operazione scampa anche alle interviste volte a smascherare
un suo eventuale errore.
Nel calcio non esistono i ricorsi, non ci si può appellare per un gol non concesso.
In caso di errori medici può esserci un processo, e un risarcimento che rappresenta
quasi un insulto perché mai potrà restituire quello che il chirurgo può annientare,
ovvero un’esistenza.
Fertig è ossessionato dalla figura del chirurgo e il lettore di Litania di un
arbitro, pian piano inizia a sospettare: quello che appare come un semplice paragone
diventa poi più serio, insistente, personale. Infatti l’arbitro Fertig è anche
l’assicuratore Fertig, miglior venditore della compagnia di assicurazione C’è
vita per tutti, scelta da molti medici per cautelarsi in caso di processi per
loro eventuali errori. È chiamato a partecipare a un processo perché un chirurgo,
il dottor Pahl, ha ucciso sua moglie Judith per negligenza. Fertig partecipa quindi
al processo come querelante, in quanto marito di Judith, e come testimone di Pahl,
in quanto suo assicuratore. Questo doppio ruolo lo destabilizza: la sua vita è
impostata sull’imparzialità ed è proprio in virtù di questa sua dote che è un
buon assicuratore e considerato un uomo di fiducia, affidabile.
In questo romanzo di Brussig, non mancano momenti di (forse) involontaria ironia:
la storia di Fertig, giocatore indisciplinato e poi arbitro irreprensibile, sembra
quasi un’agiografia e perde poi il suo carattere educativo quando il protagonista
rivela che ha deciso di diventare un arbitro per guadagnare marchi occidentali.
Le due vite messe a confronto danno luogo ad un’ amara considerazione: Fertig,
uomo che ha inseguito per lucro una carriera volta al rispetto delle regole è
messo alla berlina ogni settimana a differenza del dottor Pahl, che presumibilmente
ha deciso di esercitare quel mestiere perché mosso dal desiderio di salvare vite
e ne ha reciso una. Ora Fertig è in tribunale in attesa di presenziare ad una
causa "che perderà o vincerà per le ragioni sbagliate", nell’indifferenza generale
di un mondo pronto a scagliarsi contro un rigore non concesso ma impassibile di
fronte alla fine di una vita per colpa di un errore assurdo. Un mondo che non
può che meritare il disprezzo di Fertig, arbitro, assicuratore, uomo, vedovo.
Chiara Pibiri
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