| ROMANZO |

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Litania di un arbitro
di: Thomas Brussig
/ editore: 66th and 2nd, 2009
traduttore: Elvira Grassi, Nikola Harsch - Traduzione dal tedesco
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore - Elvira Grassi, Nikola Harsch
pag. 2 Nota del Redattore - Chiara Pibiri
Nota del Traduttore - Elvira Grassi, Nikola Harsch
Thomas Brussig è una brutta gatta da pelare. Io e Nikola Harsch, già mia compagna
di merende traduttorie, ce ne siamo accorte subito quando la neonata casa editrice
66thand2nd ci ha proposto di tradurre "Schiedsrichter Fertig. Eine Litanie". Se
da una parte il testo aveva il vantaggio di essere molto breve, dall’altra sciorinava
in bella mostra una teoria di complessità lessicali, giochi di parole, allusioni
e ripetizioni ossessive, riferimenti storici evanescenti e soprattutto riferimenti
al mondo calcistico tedesco che avrebbero richiesto uno studio dedicato. Sono
bastati dieci giorni per capire che urgevano drastiche decisioni. Le prime battaglie
perse. Partiamo dal titolo: "Schiedsrichter Fertig. Eine Litanie""Arbitro Fertig.
Una litania". Fertig è il cognome dell’arbitro tedesco, voce narrante del libro,
un uomo addolorato dalla perdita della donna amata e infuriato contro tutti e
tutto – il mondo dei media che distorce la realtà e inebetisce la gente, i tifosi
che tendono a idolatrare i calciatori e ridicolizzare e condannare la categoria
degli arbitri, i chirurghi, corrispettivo dell’arbitro in sala operatoria, che
“si pavoneggiano per la loro bravura” invece di sottolineare l’assoluta centralità
del paziente… –, che abbiamo preferito sacrificare nella traduzione italiana e
trasformare nel fluido "Litania di un arbitro".
Oltre che sul rettangolo di gioco, Uwe Fertig lavora nella sua agenzia di assicurazione
chiamata C’è vita per tutti (“Alle Leben”), e in apertura di romanzo Brussig lo
presenta, con sagace ironia e ambiguità che abbiamo cercato di riprodurre in italiano,
in un doppio ruolo mentre esce dal tribunale dove compare “sia come querelante
sia per conto dell’imputato in un processo che avrei vinto e perso contemporaneamente
[…]. Stare da entrambe le parti non è come non stare da nessuna parte, […]. Non
sono capace di stare da entrambe le parti, […], mentre nel non-stare-da-nessuna-parte
mi sono fatto un nome. Non stare da nessuna parte, essere imparziale, e per di
più ad alti livelli, richiede talento”.
Nel suo serrato monologo Fertig se la prende con la televisione che non fa altro
che veicolare l’opinione della gente e costruire servizi con il chiacchiericcio
del bar: “Non c’è nessun altro posto al mondo in cui si dicono così tante stupidaggini
come in un bar in presenza di telecamere. Non c’è nulla di più stupido della cosiddetta
opinione comune, ma è sempre la più stupida delle opinioni comuni a essere catturata
dalle telecamere, e sempre in un bar”. In realtà Brussig non parla di “opinioni
da bar” ma di “opinioni da stazione di servizio” (“Tankstellenmeinungen”), che
in italiano avrebbe avuto poco senso, e abbiamo preferito rendere la situazione
più adeguata al nostro paese scegliendo uno dei templi più popolari per le discussioni
calcistiche, il bar.
Nel corso dell’invettiva, inoltre, Fertig fa riferimento alle interviste che
è costretto a subire a fine partita (“un arbitro adempie al proprio dovere, e
a partita finita ci dovrebbero vietare di commentare o addirittura giustificare
le nostre decisioni dal momento che, se ho fischiato, ogni domanda è superflua”).
In Italia non è chiaramente così. Scartata l’idea della nota a piè di pagina,
per altro invisa dall’autore, abbiamo optato per una nota di traduzione a fine
testo. Insomma, alla fine, tradurre Brussig in italiano è stato entusiasmante,
e crediamo che suoni quasi allo stesso modo.
Elvira Grassi
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