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POESIA

L'isola della Tartaruga
di: Gary Snyder / editore: Nuovi Equilibri, 2004
traduttore: Chiara D'Ottavi - Traduzione dall'inglese

 
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore
pag. 2 Chiara D'Ottavi

 
Nota del Traduttore

Tradurre Turtle Island è stata un'esperienza completa, umanamente e professionalmente, e a dir poco straordinaria. Unica e irripetibile nella mia vita.
Una scoperta illuminante: definisco così il mio incontro con quest'opera, la massima di Gary Snyder. Turtle Island, premio Pulitzer per la poesia nel 1975, già classico della controcultura americana, è infatti proprio quello di cui abbiamo bisogno oggi.
Questo libro, il cui titolo riprende gli antichi miti cosmogonici dei Nativi Americani, secondo cui il Nordamerica sarebbe emerso e sostenuto dal guscio di una tartaruga, è una pietra miliare del bioregionalismo e di tutto l'ambientalismo. Grande, infatti, è la lezione dei popoli nativi riguardo alla conoscenza e al rispetto della biodiversità. 
Una delle peculiarità di Turtle Island, composto da una originalissima commistione del genere poetico con quello saggistico, sta nel fatto che il messaggio ecologista è veicolato dalla poesia. Una Poesia che diviene lo strumento e il fulcro di una visione che trascende l'ambito letterario per entrare pienamente, oltre che nell'ecologia, nel sociale, nel politico, nella ricerca spirituale. E che recupera e sublima, in questo modo, tutta la sua originaria funzione sacrale. Una poesia, ancora, che è stata definita "unprecedented", e che si sposa alla perfezione con altre due parole chiave: amore e consapevolezza. Offrendo così strumenti particolarmente efficaci di conoscenza di sé e del mondo contemporaneo.
Sono convinta che nella vita nulla accada per caso: l'imbattermi in Turtle Island è stato un vero e proprio episodio di serendipità. Per me, è il Libro. Quello che, più di qualsiasi altro, ha cambiato la mia vita. Più di tre anni fa ero alla ricerca di un testo da tradurre per la mia tesi di laurea, che segnasse un momento fondamentale nel mio percorso e che fondesse, in una visione di fondo unitaria, varie istanze di mio interesse: l'ecologia, la poesia, l'impegno nel sociale e al tempo stesso un cammino spirituale autentico. 
La realtà superò le mie aspettative. Non appena scoprii il significato del titolo e sfogliai il libro, ebbi la certezza di aver trovato l'opera giusta. Andando avanti nella lettura, insieme all'intera opera di Snyder, mi si schiuse una visione che mi prese e mi affascinò completamente. Turtle Island andava assolutamente tradotto e, possibilmente, diffuso. Il ribattezzare gli Stati Uniti "Isola della Tartaruga", come un'altra America in cui divenire "nativi" dei propri luoghi, cessando di comportarsi come sfruttatori e invasori, rientrando in armonia con tutte le forme viventi della Madre Terra, mi sembrava geniale e visionario. E necessario. Mi buttai anima e corpo nella traduzione di quel testo, che mi accompagnò per mesi (e che continua ad accompagnarmi e ad ispirarmi), lavorando contemporaneamente a una dettagliata opera di commento e di analisi. Il mio sogno, allora, era veder pubblicato il mio lavoro…
Così, dall'impegno accademico a quello editoriale, in veste di curatrice della prima edizione italiana del libro, è nato L'isola della tartaruga/Turtle Island, composto da una parte della tesi (ancora inedita nella sua interezza). Tutto ciò è stato un lavoro delizioso e insieme una grande prova. Io lo definisco anche ri-scoperta (La riscoperta di Turtle island è anche il titolo che ho dato alla postfazione del libro). È stata un'esperienza ineguagliabile riscoprire questa grande opera prima come lettrice e poi come traduttrice, a distanza di trent'anni dalla pubblicazione. Ovvero in un momento storico importante, di cui possiamo scorgere i nessi e le somiglianze con l'attualità.  Il messaggio di allora appare oggi più valido e attuale che mai: ciò si vede, in particolare, nella straordinaria lungimiranza dei saggi.
La filosofia che informa il libro, poi, è al tempo stesso una pratica dalle matrici salde e profonde, proprie della tradizione sia occidentale che orientale: la lezione dei nativi, l'ecologia profonda, il buddismo zen, il sindacalismo di matrice anarchica del Nordovest americano. E molto altro ancora. Ma, soprattutto, come ha sottolineato più volte Snyder stesso, essa "dà voce ai nostri cuori". Come la letteratura è inscindibile dalla vita, non c'è separazione tra la forza interiore, che Snyder chiama "the power within", e l'impegno del poeta nel mondo: "the real work". Una poesia che definisco "l'incontro irripetibile di selvaticità e raffinatezza zen" e che aiuta a combattere l'inquinamento sia dentro che fuori di noi. Insegnando, così, a vivere con più grazia. Una lirica completa, dunque, che scaturisce da una mente sana e da un nobile cuore.
Avventurarmi nei territori mentali e reali dell'Isola della Tartaruga, la vera "altra America", è stato un meraviglioso viaggio. Cercare di ricreare nella nostra lingua quest'utopia realizzata, che risolve splendidamente le antitesi e le lacerazioni proprie della letteratura nordamericana in una lirica "senza precedenti", è stato un "labour of love" e  al contempo una grande prova. Nella concezione snyderiana il poeta è un artista-artigiano, fuso nel Tutto e insieme distaccato osservatore. Egli è colui che sa uscire dai confini del proprio ego, dando voce al mondo naturale, sia nelle sue molteplici espressioni che nell'onnicomprensività ultima: al Cervo, all'Orso. Alla Gazza e al Coyote. Alla Sequoia, alla Quercia e alle Rocce. Al Vento. Alla Mente. Sentendo le energie più sottili e al contempo entrando in rapporto con tutti i livelli della società. Nel tradurre, sentivo queste voci penetrare in me, rapita e ammirata di quanto un poeta così grande ci ricordi, con lucidità  non comune, la sostanza: ovvero che "La nostra fonte primaria di cibo è il Sole".
Il mio intero essere è rimasto coinvolto: è stato come farmi attraversare, in quella pratica sublime che è la forma di lettura più profonda, nella mente, nello spirito e nel corpo. Il libro è ricco di citazioni e di riferimenti. I maestri di Snyder sono, oltre che alcuni scrittori americani (da Emerson a Thoreau, fino a W.C. Williams, ma anche Kenneth Rexroth, suo mentore), i poeti della natura cinesi e giapponesi. La sua poesia è il frutto del lavoro fisico, della meditazione zen,  dell'esplorazione della natura. Leggere Turtle Island richiede attenzione particolare per la prosodia: frequenti sono le assonanze, le rime interne, le ripetizioni e le allitterazioni, tutte strategie attinte, oltre che dalla mitologia nativa e dalla letteratura orientale, dal patrimonio dell'antico anglosassone. È stato davvero formativo adoperarmi per ricreare nella lingua attuale italiana la varietà di toni, stili, registri, accomunati da una concezione universale del mezzo poetico, che vuole essere "per tutti gli uomini e per tutte le donne" (le note al testo in L'isola della Tartaruga approfondiscono questo aspetto).
Avevo un secondo sogno: incontrare questo mio Maestro di persona, dopo mesi di corrispondenza. Averlo avuto in Italia, per la prima volta, proprio in occasione della presentazione de L'isola della tartaruga, lo scorso settembre, è stato un grande onore. Non si può definire l'emozione che deriva dal sentir recitare dal vivo le liriche che tanto hanno segnato il mio percorso. Quella snyderiana, tra l'altro, è una poesia che va recitata ad alta voce, e che va condivisa collettivamente, realizzandosi pienamente nello spazio pubblico. Una poesia che include canti, mantra, dharani, koan, e che appartiene ad uno spazio sacro ed eterno, in cui il poeta è anche sciamano e guaritore. 
Da Roma a Firenze, nelle librerie cittadine, come al Festival della Letteratura Resistente e nella campagna umbra, presentare insieme il suo/nostro libro è stata una grande soddisfazione. L'uomo si è rivelato lo specchio dell'artista. Abbiamo discusso per ore di poesia. Vedermi affidata la sua produzione, composta da opere che mi hanno incantato, commosso e accompagnato, è una bella conferma. E un immenso privilegio. Che mi auguro di onorare con lo stesso spirito che mi ha accompagnata finora.
Curare Turtle Island ha rappresentato, infine, il compendio di quel che tradurre come arte e come mestiere rappresenta per me: passione, ricerca, cura. Rispetto, collaborazione e umiltà.
Allora, lasciatevi illuminare e trasformare anche voi, lettori, da questo magico inno d'amore al pianeta Terra!
Chiara D'Ottavi


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