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LIBRERIA

Lettori veri e falsi nella rete
di: Franco Carlini

È uscito in Francia un testo che esalta la pratica della finzione nella lettura. Una pratica resa possibile anche dai siti sempre più numerosi che propongono, selezionati e digeriti, materiali sulle ultime novità (Mariarosa Bricchi - Il Manifesto, 24 febbraio 2007).
Più ancora della possibilità di comprare i libri, la cosa fantastica di Amazon.com all’inizio era la possibilità di trovare in linea informazioni bibliografiche: storia delle edizioni, opere dello stesso autore, opere sullo stesso tema. Un servizio che altre librerie virtuali hanno replicato e perfezionato: la Central di Barcellona, per esempio, ha un sito
(www.lacentral.com) che, accanto alle consuete piste di ricerca tra le novità e nel catalogo, propone in relazione a ogni titolo liste di libri su argomenti affini, e inoltre le rubriche Paseos, mappe bibliografiche su grandi temi individuati di volta in volta, e Perfiles, bio-bibliografie di/su scrittori e personanaggi.
Stupivano anche, su Amazon, i commenti dei lettori, magari ingenui ma, allora, nuovi e quindi divertenti da leggere. E, ancora più inattesa, la rassegna stampa, con una ricca scelta di recensioni. Dopo un po’, ci siamo tutti abituati e oggi una passeggiata su internet per mettere a confronto le reazioni critiche, magari in paesi diversi, sui libri appena usciti, è un’operazione naturale, che precede - o magari sostituisce - la lettura stessa. Insomma, grazie alla rete, la vecchia battuta «L’hai letto? Sì, ma non personalmente» è oggi più realistica di qualche anno fa.
A fornire dignità teorica all’operazione, ci pensa ora un libro francese appena uscito per le Éditions de Minuit, dotato dell’astuto titolo Comment parler des livres que l’on a pas lus. L’autore, Pierre Bayard, professore universitario di letteratura, argomenta sulla qualità creativa dell’atto di non-lettura, e ne classifica le differenti modalità. Come dire, giustificazione speculativa (per via libresca) e strumentazione pratica (on line) sono entrambe a portata di mano.
Internet per non-lettori, insomma. Ma anche internet per iper-lettori, che usano la stampa letteraria per decidere cosa leggere e che hanno voglia di sapere cosa si dice negli altri paesi. O per lettori specializzati: attenti a una particolare area linguistica, esterofili per dovere o per piacere, semplici curiosi. In soccorso di tutti costoro, arriva la rete.
I siti su cui pascolare alla ricerca della stampa straniera sono innumerevoli e l’eccesso, in questo caso, non genera disappetenza ma valutazione esigente: così si scopre subito che gli indirizzi effettivamente utili sono non sono poi tanti. Ci sono giornali e riviste in edizione on line, dai grandi quotidiani nazionali fino alle testate diffuse solo in rete, spesso specializzate in un tema, in una prospettiva, in un genere letterario: non solo gli infiniti portali dedicati alla poesia, ma anche, per esempio, la rivista americana One Story (www.one-story.com), ogni numero della quale è composto di un unico racconto, accessibile per intero, però, solo agli abbonati. Ci sono le librerie. Ci sono poi - ed è bello che ci siano - indirizzi che preselezionano, proponendo il meglio della stampa e concentrandosi di solito su un paese o su un’area linguistica.
Sono strumenti di sintesi: inquietanti, se si pensa che entrano in contatto, virtualmente, con la totalità dell’informazione per smontarne e rimontarne dati ai quali noi accediamo secondo modelli di selezione che sfuggono al nostro controllo. Ma sono strumenti, inevitabilmente, sempre più comodi, come un filo nel labirinto. Tutti quelli che si occupano o si interessano di libri frequentano siti che scelgono e ordinano per loro, e tutti hanno una rubrica di indirizzi preferiti.
Ne cito alcuni, del tutto arbitrariamente. Cominciando dall’America, e da un sito che raccoglie e classifica notizie da altre fonti. Arts and Letters Daily (http://aldaily.com/) è aggiornato quotidianamente con uno spoglio da decine di giornali o riviste, prevalentemente ma non solo americane, dalle imperdibili ad altre meno previste (come dire dal «New York Times» a «Skeptical Inquirer»). Impaginato su tre colonne (Articles of Note; New Books; Essays and Opinions), presenta ogni voce con uno slogan, spesso bizzarro, e permette quindi di accedere all’articolo intero. Dalla presentazione però non si evince la testata di provenienza, e spesso nemmeno l’argomento: la criptica ma stuzzicante etichetta Alfabetizzazione informativa: di questo parlano i bibliotecari rimanda per esempio a un intervento del «Washington Post» che sembra fatto apposta per portare materia a queste divagazioni. Sostiene l’articolo che la vera specializzazione che si richiede oggi a un bibliotecario non è tanto conoscere i libri, ma muoversi con competenza nella foresta dell’informazione (appunto) in linea. Insomma, sapere usare il computer, ottenere il massimo da una ricerca bibliografica su internet, conoscere i siti e gli strumenti.
In Italia c’è USAlibri. Rassegna culturale della stampa americana e inglese, che presenta con aggiornamenti settimanali una selezione di articoli di interesse culturale - prevalentemente letterario - da quotidiani e riviste, una quindicina americani e quattro inglesi. L’impaginazione separa le notizie in due colonne, Fiction e Non Fiction, a cui si aggiungono rubriche variabili come Biografie, Gialli, Da leggere (quest’ultima con le segnalazioni delle letture più belle, spesso riflessioni sulla scrittura firmate da grandi scrittori). Per ogni libro, due righe di presentazione in italiano e il link dell’articolo originale in inglese. Insomma una struttura di massima praticità, dove la consultazione è semplice grazie a una regia intelligente quanto (per scelta della curatrice Maria Sepa) invisibile.
In Europa, il panorama più interessante è in Germania dove - racconta una lunga inchiesta pubblicata su «Börsenblatt», la rivista di settore dei librai tedeschi - sono nati nell’ultimo decennio decine di Literaturportale, alcuni molto settoriali, altri più aperti. Se la qualità di un portale letterario si misura dalla sua capacità di proporre una selezione in sintonia con le attese di chi lo legge e da un sistema efficiente di filtri e strumenti per la ricerca, allora Perlentaucher è un gran bel sito. Vastissimo, è ripartito in rubriche che consentono ricerche mirate e agilità di movimento: le più consultate sono Die Magazinrundschau, una selezione di articoli da riviste di tutto il modo, e Heute in den Feuilletons, panorama dei supplementi letterari, prevalentemente tedeschi. A questi contenitori, comodi per uno sguardo panoramico, si affiancano classifiche, recensioni di libri della settimana, motori di ricerca rapida o complessa; e una ricca sfilata di link a indirizzi da tutto il mondo. Il lunedì, poi, il lettore trova una rubrica, Bücherschau der Woche, che gli propone le notizie della settimana precedente, ordinate per testata o per argomento.
Sempre in area germanofona, ma a Vienna, è nato Eurozine, che seleziona stampa culturale da (quasi) tutti i paesi europei, in due lingue ufficiali, inglese e tedesco. È appena stata inaugurata una sezione, Literary Perspectives, che illustra con cadenza bimestrale narrativa e tendenze critico-culturali di un paese ogni volta diverso, proponendo versioni parziali di testi non ancora tradotti: il primo numero è dedicato all’Ungheria, il secondo, previsto per aprile, sarà sulla Danimarca. L’intenzione è guardare alla produzione letteraria di aree che per ragioni soprattutto linguistiche non sono al centro del dibattito internazionale. Il modello deriva probabilmente da un sito americano molto frequentato, Words without Borders. Che, come Literary Perspectives, intende la traduzione come «impollinazione» culturale (la metafora è degli americani). E punta l’obiettivo, di volta in volta, su un’area geografica o linguistica della quale si sa ancora troppo poco, dando finalmente ai suoi interpreti spazio e risonanza - almeno in potenza - globali.
Franco Carlini








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