| ROMANZO |

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L'eleganza del riccio
di: Muriel Barbery
/ editore: E/O, 2007
traduttore: Cinzia Poli e Emmanuelle Caillat - Traduzione dal francese
Due protagoniste: Paloma una ragazzina di dodici anni e Renée una portinaia cinquantenne.
Due misteri: Paloma adolescente geniale che finge una mediocre normalità e Renée
colta autodidatta che si adopera per incarnare al meglio lo stereotipo della portinaia.
Due aspirazioni: quella di Paloma che vuole farla finita e lasciare finalmente
questo mondo insopportabile e falso dove anche mamma e papà sono due estranei
alle prese con le loro personali paranoie, e quella di Renée che desidera rimanere
nascosta e non rivelare a nessuno la sua vera natura. Due sensibilità: Paloma
snocciola giudizi e critiche pungenti sulla sua famiglia, la scuola e i compagni,
Renée, che pure non risparmia sferzanti considerazioni di natura sociale, formula
raffinate considerazioni sulla vita, sull'arte e sul bello. Due strade: il suicidio
e la reclusione. Un'unica meta: quella che porta alla bellezza e alla verità,
passando per il Giappone...
La narrazione procede quindi su binari paralleli: due voci che si alternano e
sono graficamente riconoscibili da caratteri tipografici diversi. E così la versione
italiana è naturalmente il frutto del lavoro di due traduttrici: Cinzia Poli per
Renée e Emanuelle Caillat per Paloma.
Renée vista da Cinzia Poli:
Il personaggio di Renée mi ha subito affascinata per le molteplici sfaccettature
della sua personalità: la grandissima cultura unita al piglio concreto nei confronti
della vita; l’umorismo beffardo, sornione, la fine ironia, e sotto gli aculei
del riccio, una sensibilità straordinaria.
Se questa mirabile fusione di caratteri costituisce il fascino del personaggio,
per il traduttore ne rappresenta anche la difficoltà. Il periodare di Renée, grande
amante della grammatica e del bel parlare, si snoda sinuoso attraverso concatenazioni
di subordinate impreziosite da una lingua forbita ed elegante, che si abbassa
immediatamente non appena è necessario indossare la maschera della “portinaia
semiritardata”. Riesce a parlare con levità e a tratti in modo esilarante di filosofia,
di arte, di cinema: le bastano due mosse ben congegnate per liquidare la fenomenologia
di Husserl, applicandola al tostapane e al suo gatto, senza tuttavia rinunciare
alla proprietà del linguaggio filosofico. Il tono si fa invece caustico e sprezzante,
quasi aggressivo, nella feroce critica dell’alta borghesia (mondo accademico,
ministri, burocrati). E non mancano pagine molto liriche in cui Renée si abbandona
alla celebrazione rapita di opere d’arte e manifesta il suo amore per la bellezza,
né poetici e toccanti episodi sentimentali. Un delicato equilibrio tra ricercatezza
e levità, riflessioni pensose e sorrisi divertiti, che vive anche di improvvisi
salti di tono e di impreviste commistioni.
Da un punto di vista tecnico, è stata necessaria una particolare attenzione alla
terminologia dei filosofi che Renée pone alla base delle sue speculazioni, accompagnata
da un lavoro di ricerca per apprezzare appieno i frequenti riferimenti culturali,
specialmente nipponici, e da un’attenzione costante alle citazioni e ai riferimenti
occulti, che talvolta si annidano in pagine dall’apparenza del tutto “inoffensiva”.
La mia preoccupazione è stata quella di ricreare la lingua e le ricche argomentazioni
che contribuiscono a fare di questo romanzo una peculiarissima commedia erudita,
e di restituire la ruvidezza e la dolcezza, la complessa umanità di questo personaggio.
Paloma vista da Emanuelle Caillat:
Per me la traduzione nasce da un desiderio di condivisione: è come raccontare
a un amico un episodio della mia vita per farlo partecipe di emozioni e impressioni,
gioie e turbamenti. Tradurre è prima di tutto cercare di appropriarsi pienamente
di un testo, in un certo senso «viverlo», per coglierne l'essenza profonda e successivamente
consegnarlo totalmente all'altro cercando di non tralasciare nulla.
Il diario di Paloma presenta pensieri profondi, come li definisce lei stessa,
annunciati ad ogni apertura di capitolo da un Haiku, pochi versi per tentare di
cogliere e contemplare «La bellezza, qui, in questo mondo», alternati a movimenti
del mondo, pagine in cui vuole anche analizzare il corpo e le cose, «qualcosa
che sia abbastanza estetico da dare valore all'esistenza».
La difficoltà della traduzione stava nel riuscire a restituire la voce spontanea
della protagonista Paloma resa con uno stile informale dall'andamento vivace e
brillante; con un lessico giovanile irriverente e piuttosto sfacciato; con un
timbro allegro seppure turbato da una nota di rabbia e inquietudine; con un tono
acerbo, disincantato, a tratti sferzante disseminato di riferimenti culturali
legati alle giovani generazioni e alla Francia di oggi.
Ho quindi cercato di cogliere le sfaccettature del carattere di Paloma, ho cercato
di comprenderla fino in fondo, e solo dopo averla davvero capita e «conosciuta»
ne ho fatto il ritratto più fedele possibile per presentarla al lettore italiano.
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