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FIERA DEL LIBRO

l'AutoreInvisibile 2006


(Da sinistra: Massimo Bacigalupo, Ilide Carmignani, Paolo Collo)
 
Gli incontri di quest'anno dedicati alla traduzione e ai traduttori sono stati numerosi, tutti ugualmente interessanti e importanti. Non si possono vendere libri senza analizzarli nel dettaglio, con il sentimento del traduttore, colui che di certo sa di cosa sta parlando.
Come ogni anno, molto attesi, gli eventi dell'AutoreInvisibile, curati da Ilide Carmignani per la Fiera Internazionale del Libro di Torino. Il programma si è sviluppato intorno alle figure speculari dello scrittore e del suo doppio, il traduttore, attraverso una serie di "incontri ravvicinati" e una tavola rotonda. Fra i relatori, un confronto equilibrato: traduttori, scrittori, editor, sono stati invitati a riflettere sulle caratteristiche delle due figure e del loro rapporto. In un Caffè Letterario al gran completo, Ilide Carmignani ha introdotto la tavola rotonda sottolineandone la reciproca dipendenza: "Se il traduttore senza lo scrittore non esiste, lo scrittore senza il traduttore esiste soltanto nei ristretti limiti della sua lingua e del suo tempo", a cui ha fatto seguire una riflessione di Primo Levi sulle contrastanti emozioni dello scrittore: "Essere tradotti è una condizione di semipassività simile a quella del paziente sul lettino del chirurgo o sul divano dello psicanalista". Elena Lowenthal e Rosetta Loy, scrittrici e traduttrici, hanno concordato sul fatto che attraverso la traduzione, lo scrittore scopre qualcosa in più di se', trova risvolti di cui non era consapevole.
Renata Colorni, traduttrice di Freud, Bernhard, Roth, Schnitzler e Werfel, ha definito il traduttore un "perverso libertino", perché ama autori diversi. Elena Lowenthal ha rincarato la dose: "Il traduttore è un voyeur che, nascosto dietro un tronco, assiste ad un atto d'amore fra due lingue", usando poi l'aggettivo "scabroso" per definire questo mestiere, e si è trovata d'accordo con Rosetta Loy sul fatto che non sempre è giusto avere contatti con lo scrittore che si sta traducendo: "Lo scrittore per me", ha dichiarato la Loewenthal "è buonanima nel momento in cui lavoro al testo". Una considerazione che lascia intuire come, nella traduzione, il testo vada distinto dallo scrittore e debba prevalere.
Ljiljana Avirovic, nota per  il suo lavoro su Claudio Magris, spiega invece qual è il vademecum, a uso e consumo del traduttore, che accompagna ogni nuovo libro dello scrittore italiano: un invito alla massima libertà e autonomia rispetto all'originale. Lo stesso Magris vuole che resistano all'interno del testo i "cortocircuiti linguistici". Avirovic parla di ricreazione di un'opera d'arte, all'interno della quale bisogna muoversi per ridare al lettore lo spirito della lingua di partenza. Se l'originale (come spesso succede per le lingue slave) presenta un numero eccessivo di consonanti, nella trasposizione in lingua italiana bisogna cercare un ritmo in cui l'effetto finale riporti al ritmo della lingua originale, attraverso una ricerca di lemmi e neologismi.
Gli "incontri ravvicinati" fra scrittore e traduttore del 4, 6 e 7 maggio hanno visto  Amitav Ghosh e Anna Nadotti, Pedro Juan Gutiérrez e Tiziana  Gibilisco, Moacyr Scliar e Guia Boni raccontare la loro storia e la loro collaborazione in un clima di affettuosa complicità.
Venerdì 5 maggio, in una sala affollatissima,  si è tenuta la tavola rotonda "L'italiano delle traduzioni. Il problema della resa linguistica". Ilide Carmignani ha introdotto il tema ipotizzando l'esistenza di due forme diverse di "traduzionese", quella legata a ricorrenti fenomeni di attrito con la lingua di partenza e quella nata da una resa che non si cura della cifra stilistica dell'originale ma mira soltanto a una lettura facile e accattivante. Giuliana Garzone, linguista dell'Università di Milano, ha illustrato i risultati delle sue ricerche sui fenomeni di interferenza nell'italiano delle traduzioni e sull'influenza che questi esercitano sull'italiano contemporaneo, mentre Diego Marani, traduttore e scrittore, ha divertito il pubblico con le provocazioni del suo europanto, lingua meticcia che - come ha scritto Bartezzaghi - sembra nascere da una deformazione professionale dei traduttori. Susanna Basso ha affascinato i presenti con le sue intense riflessioni sull'incontro fra la lingua dello scrittore e quella del traduttore, mentre Giorgio Pinotti di Adelphi ed Enrico Ganni di Einaudi hanno esaminato casi concreti di resa linguistica orientata ora sulla cultura di partenza ora su quella di arrivo, prendendo in esame frammenti di lingua dialettale e postcoloniale, senza trascurare le diverse scelte del committente.
Infine, come è tradizione, si sono tenuti gli incontri nell' "Officina del traduttore" con professionisti a tutto tondo nel mondo della traduzione poiché loro stessi traduttori, ma contemporaneamente anche editor, scout e docenti in traduzione: Marisa Caramella e Danilo Manera,  Massimo Bacigalupo e Paolo  Collo, Vittoria Martinetto e Fabio Scotto hanno condiviso la loro preziosa  esperienza con un pubblico attentissimo, approfondendo i temi dei rapporti con i revisori e dello scouting come mezzo per avviarsi alla professione.
 
Dori Agrosì








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