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SAGGIO

L'anno del giardiniere
di: Karel Capek / editore: Sellerio, 2008
traduttore: Daniela Galdo - Traduzione dal ceco

 
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore
pag. 2 La NOTA DELLA REDAZIONE - Articolo di Dori Agrosì

 
La NOTA DELLA REDAZIONE - Articolo di Dori Agrosì

Dalle prime pagine si potrebbe pensare a un libro sul giardinaggio, con un capitolo per ogni mese, da gennaio a dicembre. Incuriosiscono però l’umorismo e lo stile letterario, a questo punto il lettore è conquistato e capisce di avere tra le mani un testo di letteratura . “L’anno del giardiniere” è una raccolta di articoli che l’autore pubblicava mensilmente sulla prima pagina del quotidiano praghese Lidové Noviny, di schieramento borghese e intellettuale. Articoli in cui Čapek narra dei suoi viaggi in Europa, di letteratura, di natura, animali, e certamente di politica, sempre con leggerezza e ironia, nel suo stile letterario particolare. La raccolta in volume, mostra forse un lato meno noto del grande scrittore, giornalista, traduttore e direttore di teatro ceco, amico e collaboratore del primo presidente della Repubblica Cecoslovacca, Tomáš Masaryk. Čapek di orientamento fantascientifico coniò il neologismo “robot”, nel 1921 con l’opera teatrale R.U.R. (Rossum's Universal Robots) per descrivere, in tono amaro e arguto, l’onnipotenza delle macchine e la sete di potere degli uomini.
Grande figura del novecento praghese, democratico e contrario sia al comunismo sia al fascismo, era decisamente appassionato di giardinaggio tanto che per dedicarsi pienamente a questa attività comprò una villa con giardino nella periferia di Praga, il podere Strž, a Vinohrady. Tutto quello che Čapek scrisse negli articoli che ora compongono “L’anno del giardiniere” descrivono esattamente la sua quotidiana attenzione per il proprio terreno, l’impegno e lo stupore di osservare la vita, la grandezza dell’infinitamente piccolo, la consapevolezza degli agguati del tempo, le insidie meteorologiche ma anche la necessità delle stagioni e la necessità dell’uomo di seguire le leggi della natura.
Gli articoli mettono in rilievo un uomo forte e sensibile che deride i giovani innamorati quando strappano fiori senza sapere quanta vita contengono, deride i sognatori, quelli che senza saperlo calpestano opere create con tenacia e fatica. Un uomo che si sveglia con la fretta di tornare a lavorare e che va a dormire stanco ma premuroso di risvegliarsi per monitorare i risultati del suo lavoro. Anche i disegni, dello stesso Čapek, mostrano un giardiniere sempre chino a lavorare e fiero. Per ogni mese dell’anno dispensa consigli su quello che il giardiniere dovrebbe fare scoraggiandolo dal prestare attenzione alle assurdità proposte dai manuali di giardinaggio. Considerazioni divertentissime sul comportamento proprio o dei vicini, anch’essi con un giardino ben curato, invidiosi, generosi e altrettanto scrupolosi.
Per anni l’elzeviro di Čapek ha mostrato un piccolo mondo che certamente per l’epoca poteva essere interpretato come segno di mediocrità borghese perfettamente in contrapposizione con l’élite protagonista del mondo cittadino fuori dalla siepe.
Dori Agrosì









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