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Gli intraducibili
di: Dori Agrosì

La letteratura della migrazione fa riferimento a quegli scrittori che decidono di scrivere in una seconda lingua, quella del paese in cui hanno scelto di vivere. In Italia questo fenomeno è piuttosto recente rispetto agli altri paesi europei, probabilmente per tutti i fattori collegati alla mancanza di un passato coloniale come invece per Francia e Inghilterra, che già dagli anni '80 vantano scrittori migranti come Tahar Ben Jelloun, premio Goncourt 1987 e Hanif Kureishi, di origine pakistana, scrittore di prosa, poesia e teatro. La Svizzera francofona, dal suo canto, ospita la scrittrice ungherese Agota Kristof. È giusto perciò parlare di letteratura italiana della migrazione. È anche lecito chiedersi se sia possibile una scelta così radicale, cioè scrivere in una lingua diversa dalla propria, se si pensa che lo stile trova le proprie radici nella padronanza di una lingua. Un concetto piuttosto chiaro a chi traduce. Ma è anche vero che quando si vive in un paese straniero si finisce inconsapevolmente a pensare e a ragionare in quella lingua e poi mettere quei pensieri nero su bianco. Un esperimento ben riuscito per gli "scrittori migranti", veri e propri testimoni di questi ultimi decenni, che gli editori hanno accolto e pubblicato con successo. Un esempio più che rappresentativo è la scrittrice e artista eclettica Ornela Vorpsi che testimonia l'approccio a forte dose affettiva con la lingua italiana, poiché dopo aver studiato a Milano vive a Parigi ma continua a scrivere in italiano. Probabilmente la caratteristica di questi scrittori consiste nella necessità di scrivere per comunicare e non per autocompiacimento. Leggendo i romanzi di questi scrittori si notano parole o modi di dire inusuali, diversi dall'uso e dal gergo comune. Esperimenti che riescono a produrre stili ogni volta singolari che probabilmente rischiano di perdere la loro originalità proprio nella traduzione.
L'intervista di questo numero è dedicata  allo scrittore argentino Adrián N. Bravi, migrante di seconda generazione, ma in un senso ancora diverso, non nel senso di coloro che sono partiti e poi rimasti all'estero, ma di quanti poi sono tornati in Italia e fanno parte della "migrazione di ritorno".
Bravi ha recentemente pubblicato il romanzo "La pelusa", presso Nottetempo. La rubrica "Libreria" prende spunto dalla presenza di quest'anno dei librai antiquari in Fiera a Torino, un evento che torna a ripetersi dopo vent'anni. A parlarcene è Umberto Pregliasco, libraio antiquario della storica libreria antiquaria torinese e Presidente ALAI. Pregliasco ci racconta inoltre della sua amicizia con Umberto Eco, assiduo frequentatore di librerie antiquarie.
In "Traduttorama" un articolo che illustra il mondo dei libri e della letteratura visto dall'agenzia letteraria internazionale ALI di Milano.
Tra le Note del Traduttore, due romanzi: "Eredi della sconfitta" della scrittrice indiana Kiran Desai, figlia di Anita Desai e giovane Booker Prize, tradotto dall'inglese da Giuseppina Oneto (Adelphi, 2007); un giallo, quello di Petros Markaris che torna con il commissario Kostas Charitos, tradotto dal greco da Andrea Di Gregorio (Bompiani, 2007); un diario a fumetti, "Sketchbook diaries" di James Kochalka, tradotto dall'inglese da Elena Battista (Fernandel, 2007); un saggio: "Un uomo senza patria" per rendere omaggio a Kurt Vonnegut, con una nota di Martina Testa (minimum fax, 2007).
In "Eventi" un articolo di Ana Ciurans Ferrandiz con una panoramica sulla Fiera del Libro Internazionale di Torino 2007.

Buona lettura,
Dori Agrosì









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