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PERSONAGGIO

Intervista a STradE

 
Indice dell'articolo
pag. 1 Sindacato Traduttori Editoriali
pag. 2 Marina Pugliano
pag. 3 Riccardo Duranti

 
Sindacato Traduttori Editoriali

Domenica 3 aprile 2016 a Milano, nell’ambito della seconda edizione di Book Pride, è stato firmato il protocollo d’intesa “Le buone pratiche per un’editoria sana” tra ODEI (Osservatorio degli editori indipendenti), Slc Cgil (Sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil) e STradE (Sindacato traduttori editoriali), nell'impegno reciproco a rispettare le linee guida concordate per un rapporto giusto fra editori e traduttori.

Qual è a grandi linee la mission di STradE?

Riccardo Duranti: STradE è impegnata nella «mission impossible» di aggregare una delle categorie più disgregate di lavoratori della filiera editoriale: quella dei traduttori letterari. Ma, del resto, i traduttori sono a loro volta impegnati a perseguire un’attività impossibile, quella di tradurre, appunto. Un’attività impossibile che si può fare e si fa. STradE si pone l’obiettivo minimo di mettere in contatto questi lavoratori e diffondere presso di loro la consapevolezza dei propri diritti e dei meccanismi che spesso impediscono di perseguirli.
Con la prossima confluenza in SLC (Sindacato Lavoratori Comunicazione) si tenta di allargare ancora la condivisione di strategie aggreganti e di potenziarne gli effetti per conquistare sempre maggiori spazi di manovra, coordinando la nostra azione con quella di altri lavoratori che operano in condizioni analoghe.

Ci sono delle sezioni regionali del sindacato?
Riccardo Duranti: Una riforma in senso territoriale è stata proposta prima della confluenza, ma è stata sospesa per armonizzare la nostra governance a quella del sindacato (già organizzato sul territorio in maniera simile). Una difficoltà che si è presentata è quella della concentrazione della maggior parte dei traduttori in quattro o cinque zone d’Italia, con ampi spazi vuoti. Molti traduttori, inoltre, sono sparsi all’estero.

Associarsi a STradE e partecipare all'attività del sindacato affinché sia più efficiente, è una scelta professionale: il traduttore e il lavoro. Il sindacato è disponibile a portare delle giornate informative presso le università?
Riccardo Duranti: Senza dubbio. E abbiamo già fatto interventi del genere. L’interesse per la formazione di nuovi traduttori più consapevoli è molto diffuso nel sindacato. I nostri interventi tendono a essere concreti e informativi. Oltre a temi fiscali e legali, affrontiamo anche questioni di etica professionale e denunciamo i rischi della saturazione del mercato e conseguente indebolimento delle nostre posizioni negoziali.

Il sindacato lavora su più fronti, soprattutto mantiene vivo il dialogo con gli editori e li invita a tenere le tariffe a un livello accettabile. Possiamo fare degli esempi?
Riccardo Duranti: Il lavoro sulle tariffe è sicuramente in programma. Ma prima dobbiamo chiarire con gli editori questioni legate alle pratiche contrattuali, per troppo tempo lasciate troppo sbilanciate in loro favore. Oltre alla proposta di un contratto-modello più equilibrato, proprio in questi giorni siamo riusciti a firmare insieme a ODEI una Carta dei diritti e Buone pratiche editoriali, presentandola al Book Pride di Milano. Il rischio di calcolare una soglia minima tariffaria è quello che poi tutti si appiattiscano a quel livello con l’alibi di rispettare l’accordo, impedendo negoziazioni individuali legate alle difficoltà e alle circostanze del lavoro da svolgere.

Cosa ostacola così tanto far valere in tutta Europa un criterio unico delle tariffe per la traduzione editoriale?
Riccardo Duranti: L’unificazione europea in questioni editoriali è ancora ben più lontana di altri aspetti politici, economici ed etico-legali. Le situazioni e le pratiche editoriali sono molto diverse da paese a paese. Ciò non toglie che organizzazioni come il CEATL (Conseil Européen des Associations de Traducteurs Littéraires) non stiano tentando di armonizzare criteri e buone pratiche contrattuali, proprio nel tentativo di raggiungere una situazione più equilibrata a livello europeo. Temiamo che il lavoro sia ancora molto lungo e la strada tortuosa, ma è pur vero che qualche anno fa nessuno nemmeno osava sperare che un processo di unificazione potesse aver luogo.

Marina Pugliano: Credo che la ragione vera dello scarso riconoscimento economico dei traduttori italiani sia legato al fatto che in Italia, nonostante gran parte dell'editoria sia sempre più orientata a logiche quasi esclusivamente commerciali, il mercato stenta a crescere e la percentuale dei lettori continua a essere tra le più basse d'Europa. Nel 2012 leggevano almeno un libro l'anno 4 italiani su 1 — contro i 6 spagnoli, i 7 francesi, gli 8 tedeschi. Per allineare i compensi dei traduttori italiani a quelli dei loro colleghi stranieri, forse occorrerebbe prima allineare il numero dei lettori nel nostro paese al numero di lettori nel resto d'Europa? Inoltre, nei paesi europei più avanzati, i traduttori si avvalgono di incentivi e programmi a sostegno della traduzione che in Italia non abbiamo mai avuto.

Ogni finanziamento europeo per le traduzioni letterarie dovrebbe essere erogato direttamente al traduttore. Sono numerosi i casi in cui un finanziamento non arriva al traduttore o arriva in parte. Sono casi che mostrano una modalità superata. Perché si continua a versare il finanziamento agli editori?
Marina Pugliano: I finanziamenti degli istituti di cultura stranieri alla traduzione rappresentano una risorsa vitale per l'editoria, specie in Italia dove si registra un deciso calo del numero di titoli stranieri pubblicati, sebbene in termini di copie questi siano i più venduti e dunque costituiscano una voce importante in un fatturato sul quale, per il resto, grava da anni un pesante segno negativo. Già nel 2012, in occasione della fiera Più Libri Più Liberi, STradE aveva organizzato una tavola rotonda sul tema, invitando due esponenti degli istituti stranieri: il Goethe Institut e il Centre National du Livre. L'incontro aveva fornito lo spunto per avviare uno studio sulle modalità con cui vengono stanziati ed erogati i finanziamenti e sulle irregolarità che spesso gli editori compiono a danno dei traduttori – e dunque degli stessi enti che finanziano perché gli editori possano affidare le traduzioni a professionisti esperti e adeguatamente remunerati. La casistica delle irregolarità che sono emerse dall'indagine è piuttosto ampia. Una soluzione può essere senz'altro quella di erogare il finanziamento direttamente al traduttore, una pratica che un ente in particolare, Pro Helvetia, in Svizzera, sta già sperimentando da qualche tempo.
Ascoltando le esperienze dei colleghi, però, ci siamo resi conto di un problema: la reale finalità della sovvenzione è di far pubblicare opere in traduzione, non di migliorare le condizioni di lavoro dei traduttori (funzione che dovrebbero assolvere altre istituzioni, ad esempio i fondi a sostegno dei traduttori, come quello tedesco o francese), per questo motivo la sovvenzione viene erogata dall'ente solo alla pubblicazione dell'opera che, come molti di noi sanno, potrebbe slittare di mesi e anche di anni o – per decisione insindacabile dell'editore – non avvenire affatto. STradE ha dunque formulato una proposta per ottenere una maggiore trasparenza nella modalità di assegnazione del finanziamento e l'impegno degli enti a verificare che il compenso al traduttore sia equo e venga puntualmente corrisposto dall'editore. Resta inteso che ancora molto resta da fare per informare e sensibilizzare anche i traduttori, spesso complici più o meno consapevoli o vittime più o meno inermi degli editori che tentano (invano) di riempire i buchi dei loro fatturati facendo la cresta sulle sovvenzioni.

Il primo dei cinque punti delle linee guida per un rapporto giusto tra editori e traduttori, per un contratto di traduzione equo, legale e trasparente, cita:
UNA SOLA LEGGE DI RIFERIMENTO
Editore e traduttore stipuleranno un contratto di edizione di traduzione del tipo previsto e disciplinato dalla legge sul diritto d’autore. Per quanto non espressamente disposto dalla legge, si impegnano a negoziare in buona fede. La legge di riferimento per le traduzioni editoriali è la legge 633/41 sul diritto d’autore. Il contratto non può contenere rimandi ad articoli del codice civile relativi a tipologie contrattuali inadeguate a disciplinare l’utilizzazione di opere in diritto d’autore, quali il contratto di prestazione d’opera o il contratto di vendita.

Cosa si intende concretamente qui l'espressione "in buona fede"?
Marina Pugliano: Nella tradizione giuridica occidentale, e nel caso specifico in materia contrattuale, il principio di buona fede è un topos frequente e indica che i rapporti fra soggetti giuridici non devono fondarsi solo sul timore della sanzione, ma anche sulla correttezza. La buona fede dunque presuppone che nessun soggetto intende ledere l'altro ed è pronto a risarcirlo se gli procura un danno.

Perché Strade non si impegna a stabilire una tariffa minima a cui l'editore deve fare riferimento? Tariffa minima che l'editore può adattare alla natura del testo che il traduttore deve affrontare, e commisurarla al livello di esperienza del traduttore?
Marina Pugliano: Strade si è impegnata eccome! Monitorando da anni i compensi, la produttività e i redditi annui dei traduttori. Attualmente, dallo studio risulta che un traduttore all'apice della carriera guadagna mediamente 15 mila euro lordi l'anno a fronte di una assoluta mancanza di tutele. Perché un traduttore possa vivere dignitosamente del proprio lavoro e garantirsi un'assistenza e una pensione ai minimi termini dovrebbe guadagnare almeno 20 euro a cartella. Eppure è sempre più diffusa la convinzione che 12 euro lordi possano essere un compenso dignitoso. Prima di mettere nero su bianco un "minimo" con il rischio che diventi un "massimo" anche per chi sempre più faticosamente riesce ancora a difendere compensi di 15, 16 euro a cartella, con i quali nessuno si arricchisce, occorre forse mostrare una volontà a migliorare le condizioni del mercato puntando su una qualità e su una cultura della qualità da cui ci stiamo allontanando ogni giorno di più. La crisi è strutturale e richiede interventi strutturali. Adesso che Strade è confluita in CGIL, diventando una sezione del Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione, il suo obiettivo primario è di aprire un tavolo con gli editori. Ma questo è solo uno dei tanti fronti su cui bisognerà combattere. Un altro è ottenere dalle istituzioni il pieno riconoscimento della nostra funzione di mediatori culturali: una funzione delicata e imprescindibile per il "progresso materiale e spirituale della società" (art. 4 della Costituzione).
Bisogna istituire al più presto un fondo per la traduzione anche in Italia. Solo così possiamo sperare di metterci al passo con i paesi europei nei quali il mercato editoriale funziona e i traduttori possono vivere del proprio mestiere e svolgere al meglio il proprio compito.

Dori Agrosì








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