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Intervista a Paola Mazzarelli
di: Dori Agrosì
Paola Mazzarelli è traduttrice, coordinatrice didattica e docente di traduzione
letteraria dall’inglese presso la Scuola di specializzazione per traduttori editoriali
di Torino. La Scuola sorge all’interno del progetto Agenzia Formativa TuttoEuropa,
in un secondo momento e in tempi piuttosto recenti. A chi è capitato di sentir
parlare Paola Mazzarelli, la prima cosa che traspare è la tenacia per questo progetto,
sorto su sua iniziativa.
Da quanto tempo sono attivi i corsi per traduttori editoriali presso l'Agenzia
TuttoEuropa?
I primi corsi per traduttori dell’Agenzia Tuttoeuropa nascono una decina d’anni
fa, come naturale sviluppo della Scuola per Interpreti e Traduttori, attiva da
un paio di decenni e in seguito trasformata in Mediazione Linguistica. Dall’esperienza
di quei corsi e dalla constatazione che mancava in Italia una scuola di alto livello
specificamente intesa alla formazione di traduttori per l’editoria è nata poi,
tre anni fa, l’attuale Scuola di Specializzazione per Traduttori Editoriali.
Si tratta di una Scuola di eccellenza. Come vengono selezionati allievi e docenti?
Sì, la Scuola è e vuol essere una scuola di eccellenza, anche perché agli allievi
è richiesto un grosso impegno che si giustifica solo offrendo un prodotto di altissimo
livello. I docenti sono scelti sulla base del curriculum; per i docenti dei laboratori
di traduzione, che costituiscono la parte portante del corso, si valutano: quantità
e qualità dei testi tradotti, editori di riferimento, altre pubblicazioni, precedenti
esperienza didattiche; professionisti ed esperti che a vario titolo vengono invitati
a tenere seminari sono selezionati in base alla esperienza e professionalità che
possono vantare. Va detto che in questi anni non abbiamo mai ricevuto un rifiuto:
tutte le persone che abbiamo invitato hanno sempre aderito con grande entusiasmo.
La Scuola deve molto alla loro disponibilità.
Una volta accertati i prerequisiti (minimo 25 anni d’età e laurea specialistica
o 150 pagine di traduzione pubblicate), gli allievi vengono selezionati attraverso
una prova di ammissione che consiste in una traduzione dalla lingua straniera
e nel riassunto di un testo italiano. Vengono ammessi 15 allievi per corso.
La selezione è piuttosto severa, come sono le aspettative della scuola durante
tutto il corso e a fine anno?
La Scuola comporta un impegno a tempo pieno da novembre a luglio. E per la maggior
parte dei nostri allievi, che vengono da ogni regione d’Italia e che hanno di
solito tra i 25 e i 35 anni di età, questo comporta non pochi sacrifici e un grosso
sforzo organizzativo ed economico, perché si tratta di trasferirsi a Torino per
un anno. Un anno che si giustifica solo se rende davvero. E rende davvero quando
tutte le persone coinvolte danno il massimo. La Scuola tratta gli allievi alla
stregua di giovani professionisti e si aspetta da loro una partecipazione assidua,
impegnata e autonoma a tutte le attività didattiche. I laboratori di traduzione,
per esempio, diventano esperienze straordinarie se tutti gli allievi preparano
la traduzione in anticipo e sono pronti a giustificare le loro scelte nella fase
di discussione in aula. La collaborazione di tutti, poi, è essenziale per lo stage,
che consiste nella traduzione collettiva di un libro: una vera e propria “fucina”,
dove gli allievi mettono in pratica quello che hanno imparato nel corso dell’anno.
A conclusione dell’offerta formativa, la Scuola offre uno stage. È poi un punto
di partenza per tutti o per alcuni?
Si tratta di un’esperienza fondamentale, che riassume tutto il lavoro dell’anno.
Direi però che non è tanto lo stage in sé, quanto l’intero corso, a costituire
un punto di partenza per i nostri allievi. La Scuola svolge infatti una essenziale
funzione di tramite tra gli allievi migliori e gli editori, che sono costantemente
alla ricerca di traduttori capaci, ma non hanno i mezzi per selezionarli. La Scuola
presenta regolarmente agli editori gli allievi che ritiene siano in grado di superare
una prova di traduzione presso un editore nazionale. Grazie a questa importante
funzione di tramite, parecchi nostri allievi degli anni passati lavorano con regolarità
per i maggiori editori nazionali.
Come questi ragazzi si avvicinano alla traduzione? Hanno tutti una formazione
linguistica oppure provengono da esperienze diverse?
La maggioranza dei nostri allievi proviene dalle facoltà umanistiche; molti hanno
una laurea in traduzione o in letteratura. Alcuni hanno formazione diversa, abbiamo
avuto allievi con laurea in ingegneria, psicologia, storia… Molti hanno alle spalle
esperienze di lavoro di vario genere, alcuni sono giovani traduttori che hanno
già lavorato, ma sentono l’esigenza di migliorare sotto la guida di traduttori
di grande esperienza.
Quale tipologia di testi viene affrontata?
Nel corso dell’anno si lavora su una vasta gamma di testi diversi (dalla saggistica
alla narrativa di genere, alla letteratura per ragazzi, dalla memorialistica alla
letteratura di viaggio e di avventura, etc. ), in modo che gli allievi si cimentino
con tutti i tipi di testi che presumibilmente si troveranno ad affrontare quando
cominceranno a lavorare per l’editoria.
Quando iniziano i prossimi corsi? Sono gli stessi ogni anno?
Ogni anno vengono organizzati due corsi, uno per traduttori dall’inglese e uno
per traduttori da un’altra lingua europea. Quest’anno, 2009-2010, abbiamo aperto
per la prima volta un corso per traduttori dal tedesco, con docenti d’eccezione:
Enrico Ganni, Claudio Groff e Ada Vigliani. Gli esami di ammissione si tengono
nella seconda metà di ottobre. L’inizio dei corsi è previsto intorno al 10 novembre.
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