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PERSONAGGIO

Intervista a Cinzia Poli, traduttrice editoriale dal francese


Cinzia Poli ha tradotto autori molto diversi fra loro per stile e difficoltà, come Joy Sorman, Olivia Rosenthal, Tzvetan Todorov, André Héléna, Kim Thúy, Muriel Barbery, Luc Dardenne e da poco Dany Laferrière; è la traduttrice italiana di tutti i romanzi di Mathias Malzieu, frontman della rock band Dionysos nota per l'elemento fantastico e surreale presente nei testi delle canzoni e nella scrittura di Malzieu.

Cara Cinzia, com’è iniziata la tua attività di traduttrice e da quali lingue traduci?

Mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere, scegliendo un percorso filologico-letterario. Per migliorare la lingua e per diletto, traducevo brani dei grandi autori che studiavo, non ultimo Romain Gary su cui ho scritto la tesi, finché non ho pensato che questo interesse potesse trasformarsi in una professione. Mi sono guardata intorno alla ricerca di corsi di perfezionamento o Master in traduzione e editoria. Il corso “Tradurre la letteratura” di Misano Adriatico offriva l’opportunità di cimentarsi con una prova di traduzione su un romanzo messo a disposizione da una casa editrice (quell’anno, le edizioni e/o). Decisi di iscrivermi e mi fu affidata la traduzione di “Les Rochers de Poudre d’Or” (“Le rocce di Poudre d’Or”) della scrittrice mauriziana Nathacha Appanah. Così, nel 2005, ho iniziato a tradurre dal francese.

Quali autori hai tradotto finora?
Finora ho tradotto autori molto diversi fra loro per stile e difficoltà traduttive, come Joy Sorman, Olivia Rosenthal, Tzvetan Todorov, André Héléna, Kim Thúy, Muriel Barbery, Luc Dardenne e da poco Dany Laferrière.

Dopo aver tradotto ben tre romanzi di Mathias Malzieu si può dire che ti stai specializzando nel linguaggio sempre più complesso di questo autore?
Quando si traducono più romanzi di uno stesso autore si finisce per familiarizzare con la lingua, con le scelte lessicali, con la costruzione delle frasi impiegate. Nel caso di Mathias Malzieu, occorre entrare in contatto con un universo trasognato e fantastico, in cui le creazioni linguistiche, i giochi di parole, i doppi sensi, le metafore talvolta spinte all’estremo hanno un ruolo predominante. Giunta ormai al suo terzo romanzo, il mio approccio è inevitabilmente cambiato: quando iniziai a lavorare sul primo, “La meccanica del cuore” (Feltrinelli), spesso mi capitava di soffermarmi su certe immagini e di interrogarmi se nascondessero un senso recondito, se mi trovassi di fronte a expressions figées o se, invece, non fossero frutto della fervida fantasia dell’autore. Adesso mi è più facile discernere quando mi trovo di fronte alle une o alle altre.

Per quanti non conoscono ancora Mathias Malzieu come descriveresti questo autore e il suo universo letterario?
Un autore visionario che, dando vita a universi fiabeschi e onirici, affronta nel modo leggero del pop tematiche universali come l’amore e il timore di amare, l’amicizia, la malattia. Malzieu si serve delle potenzialità della lingua per esorcizzare e vincere le paure, divertendosi e ammaliando il lettore con i suoi personaggi strampalati, originali e sempre dotati di una sensibilità fuori del comune.

Ti è già capitato di tradurre un romanzo proposto da te? Quali testi preferisci tradurre?

Non mi è capitato di tradurre esattamente un romanzo che avevo proposto, ma di lavorare su opere di autori che avevo consigliato o di cui avevo parlato con le case editrici.
Preferisco confrontarmi con testi limati, che vibrano del desiderio di raccontare una storia. Quei testi su cui capita di trascorrere ore per indagare il senso di una singola parola, nella consapevolezza che il nostro autore l’ha scelta con cura, la stessa cura che metteremo noi a renderla in italiano. E in questi casi, quando arriviamo a un risultato soddisfacente, ci alziamo dalla scrivania arricchiti e contenti di fare questo mestiere.

Oltre a tradurre sei anche docente di traduzione letteraria, un binomio diffuso e appropriato. Sarebbe l'ideale se a insegnare questo mestiere fossero soltanto quanti lo conoscono da vicino, e soprattutto nelle Università, sei d’accordo?
Un tempo nelle Università si praticava la traduzione più per imparare o approfondire le strutture della lingua straniera che per avvicinarsi alla professione del traduttore. Oggi sono numerosi i corsi di Laurea in traduzione, che per funzionare seriamente dovrebbero avvalersi della collaborazione di traduttori professionisti. Purtroppo questo spesso non avviene con inevitabili conseguenze sulla formazione che, a mio parere, dovrebbe contemplare una parte teorica e una pratica che permetta agli aspiranti traduttori di confrontarsi con le reali dinamiche e problematiche del mestiere.

Ti capita di allontanarti dalla lettera per avvicinarti al senso oppure preferisci continuare a scavare nella lettera? È possibile escludere anche la minima parte di creazione nella traduzione?
Ogni libro e ogni esperienza traduttiva ha una storia a sé. In alcuni casi mi capita di avvicinarmi più al senso e di ricreare le suggestioni del testo di partenza allontanandomi dalla lettera, in altri casi avviene esattamente il contrario. Come approccio, tuttavia, preferisco indagare nella lettera fino alla nausea, oserei dire, e solo dopo allontanarmene. Credo che ogni traduzione, anche quella in apparenza più semplice, sia frutto di un processo creativo.

Quando devi tradurre un autore nuovo, ti documenti e leggi anche altri suoi scritti oppure procedi semplicemente?
Per un fatto caratteriale oltre che metodologico, prima di cominciare a tradurre un autore nuovo mi documento sempre e, compatibilmente con il tempo che ho a disposizione, leggo gli altri suoi scritti, perlomeno quelli più vicini al testo che devo tradurre. Se si tratta di un autore che si dedica anche ad altre forme artistiche (cinema, teatro o musica) cerco di procurarmi anche quelle. Sotto questo profilo, internet è una grande risorsa.

Diventare traduttore letterario è il sogno di molti, in base alla tua esperienza è un mestiere che si impara o che si avvale del talento?
Come immagino avvenga per ogni mestiere, con il tempo e con l’esperienza abbiamo modo di perfezionarci e di affinare la nostra preparazione. Per intraprendere questa strada, sono sicuramente indispensabili la predisposizione e un reale interesse per la scrittura e per la lettura, sia nella lingua da cui traduciamo che in italiano.

Dori Agrosì









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