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Guida agli uccelli dell'Africa orientale
di: Nicholas Drayson
/ editore: Piemme, 2009
traduttore: Velia Februari - Traduzione dall'inglese
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore, Velia Februari
pag. 2 Nota del Redattore, Angela Trinchero
Nota del Traduttore, Velia Februari
Com’è facile immaginare, già il titolo avrebbe dovuto mettermi sull’avviso. Anche
la mia editor l’aveva detto. Tradurre questo romanzo avrebbe comportato un’intensa
attività di ricerca terminologica. E così è stato. Nicholas Drayson, studioso
di zoologia e di storia naturale, ha attinto alla gamma praticamente inesauribile
di specie volatili che popolano l’Africa orientale per la sua tenerissima – e
originale – storia d’amore. Iperonimi a non finire di specie di volatili soprattutto
mai visti ne’ mai sentiti nominare: “Nettarinia testablu”, “gruccione petto cannella”,
“cuculo smeraldino africano”, “amadina gola tagliata”, “succiacapre dal vessillo”,
“tortora dal semicollare”, “numida dal ciuffo”, “pigliamosche del paradiso”, solo
per citare gli esemplari più curiosi e affascinanti.
Non essendo mai stata in Kenya e avendo a malapena visto una decina delle specie
citate nel romanzo, che superano abbondantemente le centocinquanta, mi sono avvalsa
dell’aiuto di un esperto di cui era impossibile farne a meno, e anche assai paziente,
“birdwatcher” (debitamente ringraziato in colophon) che, qualche anno fa, ha avuto
occasione di visitare i luoghi in cui si svolge la storia. Grazie a questa persona,
e a un ottimo database su internet, è stato possibile dare un nome comune scientificamente
attestato a tutte le diverse specie.
La sfida, tuttavia, non si è esaurita alla ricerca tassonomica. Il romanzo è
ricco di descrizioni altamente accurate: Drayson ha infatti vissuto in Kenya per
del tempo. Cito solo il caso più singolare, quello del “turaco azzurro gigante”,
un uccello variopinto di rara bellezza, di cui, a un certo punto del romanzo,
viene addirittura riportato l’inconfondibile canto. Con l’aiuto di internet, e
di “YouTube” in particolare, ho potuto ascoltare direttamente e appurare che sì,
era vero, il canto del turaco somiglia a: «Toc. Toc. Toc».
Drayson ha disseminato nel suo libro tutta una serie di termini in falso swahili
che non comparivano su nessun dizionario, cartaceo o elettronico. Ho avuto il
sospetto che si trattasse di un qualche dialetto bantu, ma dopo aver consultato
una scrupolosa africanista (anche lei debitamente ringraziata in colophon) e un
madrelingua, ho avuto la certezza assoluta che quei termini fossero da attribuirsi
alla licenza poetica dell’autore. Si tratta in effetti di un romanzo, non dimentichiamolo,
che cita tipologie di volatili come se ne potrebbero incontrare in un saggio sugli
animali tropicali.
Al di là della fase di ricerca terminologica, che è stata la parte di traduzione
più impegnativa e anche una fase essenziale della traduzione di “Guida agli uccelli
dell’Africa orientale”, quello che mi ha colpito – e che spero di aver restituito
– di questo romanzo è stata la spensierata leggerezza a livello sia stilistico
sia narrativo, una leggerezza che, però, badate bene, è soltanto apparente: questo
dolce romanzo riesce a mettere in luce, in maniera più o meno esplicita, due aspetti
lontani ma che è sempre opportuno mettere in luce e forse è anche in questo aspetto
che bisogna trovare una chiave di lettura, voluta dall’autore stesso: le meraviglie
e gli orrori di un angolo d’Africa.
Velia Februari
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