| ROMANZO |

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Francobollo d'addio
di: Heloneida Studart
/ editore: Marcos y Marcos, 2009
traduttore: Amina Di Munno - Traduzione dal portoghese
Indice dell'articolo
pag. 1 La Nota del Traduttore, Amina Di Munno
pag. 2 La Nota del Redattore, Simona Dolce
La Nota del Traduttore, Amina Di Munno
Ha il suono di un nome straniero, Heloneida Studart, ma in Brasile il dato non
stupisce, poiché la multietnicità è il fattore costitutivo della popolazione del
Nuovo Mondo. Nata a Fortaleza, capitale del Ceará, Heloneida discendeva, dal ramo
materno, dal Barone Studart, giovane inglese stabilitosi nel Ceará alla fine del
1840 e, da quello paterno, dall’illustre geografo Antonio Bezerra de Meneses.
Allieva del collegio di suore dell’Immacolata Concezione, a nove anni scriveva
una storia infantile: La bambina che fuggì dal freddo. Quel momento segnò il suo futuro di scrittrice!
Molte pagine dei racconti di Heloneida Studart sono frutto di esperienze personali.
Alcuni personaggi della finzione letteraria e la loro posizione sociale sono speculari
di una realtà alla quale la scrittrice di fatto apparteneva. Francobollo d'addio, secondo romanzo della Studart, che le edizioni Marcos y Marcos propongono ora
al lettore italiano, segna anche il mio secondo incontro come traduttrice con
la scrittrice nordestina. Impegnata politicamente, Heloneida scrive cronache e
articoli giornalistici in favore dei diseredati e dei diritti della donna. Sotto
il regime militare si imbatte nelle maglie della censura e arriva a conoscere
il carcere.
Il ritmo narrativo dei suoi romanzi è musicale e a tratti poetico. Francobollo d'addio racchiude in sé due storie narrate sincronicamente, con episodi che contemplano
lo scarto di due generazioni, attraverso l’espediente della lettura da parte della
protagonista Mariana di una sorta di diario, recapitatole per posta, della zia
Maria das Graças, morta suicida.
Amori proibiti e tragici accomunano Mariana e Maria das Graças, nipote e zia,
simili fra loro e destinate dalla famiglia al nubilato. Mariana è ossessionata dal ricordo di Vasco, non dimentica che si può essere torturati
e uccisi a ventidue anni dalla violenza di una dittatura. Leonor, tramite le nozze,
avrebbe dovuto salvare le sorti della sua illustre e antica famiglia, dissestata
da un’interminabile Causa contro la Banca del Brasile. Il matrimonio si rivela
un fallimento e si conclude con un omicidio per avvelenamento.
Fortissimo è il senso dell’onore e dell’orgoglio: Melba, per essersi concessa
all’uomo amato, è rinchiusa nel Convento del Buon Pastore. Nella concezione di
un padre dai rigidi principi, il valore della donna è la sua verginità, così qui
si racconta di un episodio al quale Heloneida aveva nella realtà assistito da
ragazzina: a seguito di una traumatica visita ginecologica, ecco la diagnosi,
sotto forma di condanna, emessa dal medico “per iscritto e siglata: ‘Imene dilacerato.
Deflorazione recente’”.
Personaggi e circostanze ruotano attorno alla(e) storia(e) centrale(i) e si intersecano
creando una fitta trama che genera suspense e tensione. Sullo sfondo dei fatti
narrati aleggiano i sogni e la magia, le delusioni e le speranze, le passioni
segrete e i timori. Tratteggiate con le tinte forti che caratterizzano la geografia
locale, da un lato c’è Fortaleza, con la sua storia e le sue tradizioni, dall’altro
Rio, con le sue piazze affollate e i palazzi un tempo sedi del governo. Il paesaggio
tropicale, con la jandaia, il Giardino Botanico, gli alberi e i palmeti centenari, fa da contrappunto
alle note di folclore, credenze popolari, macumba, ebó e recite di rosario.
Nella ricodifica del testo in italiano, voglio sperare che ci siano, secondo
le buone norme della traduttologia, le minori perdite possibili, affinché siano
godibili, così come nell’originale, anche le pieghe più nascoste del puntuale
affresco di un Brasile contraddittorio, ma di grande spessore e indiscutibile
fascino.
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