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Editoria Indipendente e Traduzione Letteraria - Pisa Book Festival


Sabato 14 ottobre si è tenuta, nell'ambito del "Pisa Book Festival", la tavola rotonda dal titolo "Editoria Indipendente e Traduzione Letteraria".
La coordinatrice dell'incontro, Ilide Carmignani, docente dell'Università di Pisa e traduttrice fra gli altri di Luis Sepúlveda e Carlos Fuentes, ha sottolineato l'importanza della traduzione letteraria come mediazione culturale di altissimo livello fra paesi di lingua diversa, perché "solo la traduzione letteraria può liberare la bellezza intrappolata in un testo straniero" e ha aggiunto che tuttavia questa da sola non è sufficiente, necessita del supporto dell'editoria, da lei considerata un'altra forma di mediazione culturale. Ha poi sottolineato l'importanza dell'editoria indipendente, che in Italia è attiva e coraggiosa, impegnata in un grande lavoro di scouting.
Un alleato fondamentale dell'editoria indipendente è il traduttore, ha proseguito Ilide Carmignani, tanto che alcune case editrici mettono il suo nome in copertina, una nota dello stesso alla fine del libro e una sua biografia sulla bandella. La povertà del mercato del libro - l'Italia è tristemente in coda nelle statistiche europee sulla diffusione della lettura - provoca però una scarsità di risorse che talvolta minaccia la qualità della traduzione, anche se in genere la passione per il proprio mestiere porta entrambe le categorie a superare ogni difficoltà.
La linguista Marcella Bertuccelli ha salutato i presenti sottolineando l'importanza dell'editoria cosiddetta minore per gli studenti del corso di laurea in Traduzione di testi letterari e saggistici dell'Università di Pisa, del quale è presidente. Realtà quali quelle di Meridiano Zero, Minimum Fax e Voland sono da sempre i principali interlocutori degli studenti e hanno offerto loro considerazione e supporto.
Emilia Lodigiani, fondatrice della casa editrice Iperborea, specializzata in testi della letteratura scandinava, ha parlato del suo rapporto con i traduttori. Riceve circa cento proposte editoriali all'anno e ne pubblica in genere dieci. Ogni suo collaboratore legge tutti i libri che arrivano e fino a tre anni fa venivano organizzati "i venerdì di Iperborea", in cui si discuteva sulle letture fatte. Lei stessa ha creato un laboratorio di traduzione con i migliori studenti della Statale di Milano, traducendo un'opera inedita in Italia.
Una sua convinzione fondamentale è che traduttori si nasce.  Le permanenze all'estero o i corsi di perfezionamento possono solo migliorare quelle capacità che in un bravo traduttore sono innate. Questi deve avere per lei quattro qualità fondamentali: deve essere appunto dotato per natura, molto rigoroso, appassionato e umile. Deve avere l'umiltà di accettare il fatto che lo scrittore cui presta voce può essere più bravo di lui, deve rinunciare alla propria personalità ed entrare nell'anima dell'altro.
In seguito ha preso la parola Fabrizio Dall'Aglio, codirettore editoriale di Passigli e di Mavida e ha ribadito l'ultima affermazione di Emilia Lodigiani, aggiungendo però che il traduttore è uno scrittore, che si può parlare di una doppia autorialità del testo tradotto. Il traduttore a suo avviso è un autore dalla libertà condizionata, limitata dal fatto che il suo talento è al servizio di quello di un altro. Ha precisato anche che il traduttore e l'editore condividono la responsabilità della qualità della traduzione.
Il quinto relatore è stato Marco Vicentini, direttore di Meridiano Zero, casa editrice che edita noir, letteratura contemporanea e scrittori esordienti italiani. Vicentini si è rivolto in primo luogo agli studenti del corso in Traduzione di testi letterari e saggistici presenti e li ha invitati a non spedire a ogni casa editrice lo stesso curriculum e la stessa lettera di presentazione, ma a inviare piuttosto proposte di traduzione mirate e scelte in base alla produzione della casa editrice stessa.
Richiamandosi all'affermazione di Emilia Lodigiani sull'umiltà del traduttore, ha poi specificato che questi deve avere rispetto per l'editore, che è pur sempre un committente e ha un'idea precisa di come il testo debba essere presentato. Alle proteste dei traduttori presenti ha risposto che tra i due mediatori culturali deve esserci un dialogo continuo e un rapporto paritario nella discussione del testo d'arrivo.
Ha concluso il suo intervento dicendo che a lui non è mai successo di dover chiedere a un traduttore di fare anche un lavoro di editing sul testo originale, ma sono cose che capitano perché spesso l'editore straniero non ha i mezzi o il tempo per correggere le imprecisioni del testo.
Riccardo Duranti, traduttore tra gli altri di Raymond Carver e Seamus Heaney, docente universitario e poeta, ha analizzato gli stessi problemi di chi lo ha preceduto, ma da un diverso punto di vista: quello del traduttore.
Ha lavorato sia con grandi gruppi editoriali che con realtà minori e ha ammesso di preferire queste ultime nonostante i compensi siano inferiori. I piccoli editori hanno infatti una maggiore attenzione per il testo e conoscono sempre il libro su cui il traduttore lavora. Ha raccontato anche come la vedova di Raymond Carver ha preferito affidare le opere del marito a Minimum Fax che non a una casa editrice più grande proprio perché la prima aveva dimostrato di avere una vera e propria passione per l'autore, mentre l'altra ne voleva acquistare i diritti solo per questioni economiche.
In merito alla dialettica tra umiltà e orgoglio che sta alla base del mestiere del traduttore ha ricordato un proverbio di Leonardo da Vinci che dovrebbe scoraggiare dal tradurre: "chi può bere alla fonte non beva alla brocca". Nell'atto di tradurre lui vede il suo servizio come quello di chi porta le brocche a chi non può bere direttamente alla fonte e si impegna a trasportare l'acqua con la stessa freschezza che questa ha nel momento in cui lui attinge alla fonte.
Giulia Poggi, docente di lingua e letteratura spagnola all'Università di Pisa ha parlato della propria esperienza di traduttrice di opere del "siglo de oro". Le traduzioni dei testi del Seicento necessitano di accurati commenti e non sono mai best-seller, piuttosto testi di nicchia. Per i motivi che ha elencato  Riccardo Duranti, anche per lei è meglio avere a che fare con case editrici piccole, che hanno una maggiore attenzione per il testo.
Ha chiuso il dibattito Paolo Nori, che ha illustrato la sua esperienza di traduttore e di scrittore tradotto. Il suo modo di scrivere è molo colloquiale, basato sul parlato. Una volta è stato invitato a leggere le sue opere in pubblico insieme a Giovanni Nadiani, un poeta dialettale forlivese, e ha notato che gli scritti in dialetto erano molto più immediati e scorrevoli. Si è ricordato di come Puškin aveva sfrondato la lingua della prosa russa dagli orpelli e ha notato che ciò in Italia non è successo. L'italiano scritto è ancora la lingua di chi ha studiato. In conclusione ha letto un divertentissimo racconto di Raffaello Baldini, dal titolo "Pronto pronto", tradotto con maestria dal dialetto in un vivacissimo italiano colloquiale, e ha fatto sorridere l'intero pubblico.
Chiara Marmugi








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