| ROMANZO |

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Duluth
di: Gore Vidal
/ editore: Fazi, 2007
traduttore: Alberto Cellotto - Traduzione dall'Inglese
Settembre 2004. Mi reco a Duluth, sorniona cittadina del Minnesota. Devo seguire
una maratona sui pattini in linea per l’azienda per la quale lavoro. Ci sto quattro
giorni, è il mio primo soggiorno negli Stati Uniti. Di solito uno inizia con gli
Stati Uniti da New York, Los Angeles o – se va bene – da un viaggio studio nel
Connecticut. Per me è diverso. Inizio da questa piccola città sul lago Superiore,
vicina al confine del Canada, che molti non hanno nemmeno mai sentito nominare.
Circa un anno dopo. Leggo un articolo su Gore Vidal su «Domenica» de «Il Sole
– 24 Ore». Conosco già la sua produzione di polemista, saggista e soprattutto
i suoi romanzi storici che Fazi sta riproponendo in nuove traduzioni. Nel fiume
grosso delle sue opere vedo scorrere il nome Duluth. Ricavo solo un’informazione
di ordine cronologico: opera del 1983. Mi procuro la traduzione italiana, non
senza difficoltà, e nel frattempo mi documento un po’: la città che ho visto io
alle prese con una popolare maratona sui pattini c’entra assai poco con la trama
del libro. Mi appassiono, forse proprio in virtù della parola “Duluth”, che sembra
essere l’unica cosa in comune tra la città che ho visitato e questo curiosissimo
romanzo, tutto scoppiettante nelle invenzioni linguistiche e nel plot. La mia
personale vicenda con Duluth-Duluth sembra finire qui.
Da tempo volevo provare a propormi per una traduzione. Mi veniva difficile trovare
una chiave di avvicinamento alle case editrici. E poi – si sa – senza referenze
si fa poca strada. Scrivo alla redazione di Fazi per sapere se c’è l’intenzione
di pubblicare a breve Duluth, ormai irreperibile dal momento che la traduzione
di Pier Francesco Paolini per Garzanti data 1984. Quasi per scherzo, e comunque
senza troppa convinzione, mi propongo come traduttore del romanzo stesso. Dopo
qualche settimana mi rispondono che il libro è in programmazione e mi chiedono
se mi va di spedire una quindicina di cartelle di prova.
Mi tuffo nella lettura del testo nell’edizione Penguin e capisco subito che tradurre
Vidal è tanto divertente quanto pericoloso. La cifra distintiva di Duluth è il
pun e le costellazioni di puns disseminate da Vidal si apprezzano quasi esclusivamente
nella lettura del testo originale. Ce ne sono tanti e sono tutti sottilissimi.
Riuscirò a farne passare una buona parte? Mando la prova alla redazione di Fazi,
che a loro volta la inoltra al maestro. La sua riposta, tramite il suo assistente,
è lapidaria: “it seems he understands all the puns”. Naturalmente intende tutti
quelli presenti in quelle prime quindici pagine, neanche tanti se paragonati al
resto del libro. Test passato, anche alla Fazi si convincono.
Sono il traduttore di Duluth. Non male per iniziare. La mia gioiosa incredulità
è bilanciata da un ragionamento molto semplice: le case editrici, come tutte le
aziende, puntano a contenere i costi. Evidentemente quello del traduttore è visto
sempre più come un costo sul quale limare e la traduzione come una basic commodity
da acquistare in un mercato con ampia offerta. La scelta di Fazi di affidarsi
a un signor nessuno della traduzione mi risulta abbastanza leggibile dal punto
di vista del (loro) conto economico. In parte, mi sembra pure una scelta coraggiosa:
se mai nessuno dà la possibilità a qualcuno di iniziare… ma chiudiamo qui questo
ragionamento di gestione delle imprese editoriali, anche se a me è servito come
ulteriore sprone.
Di sicuro iniziare con Vidal è un bel cimento. Per fortuna, come ho già scritto,
il libro è uno spasso, occuparsi della traduzione diventa divertente. Le continue
sovrapposizioni temporali e i mutamenti di scenario frequenti, dettati dall’alternarsi
di paragrafi brevi e succosi dove i protagonisti s’avvicendano rapidamente per
poi far ritorno poco più in là (o in un’altra epoca, sotto altre spoglie!), hanno
richiesto uno sforzo particolare nel trarre il massimo dai dialoghi e dalla caratterizzazione
dei personaggi, così marcata che per taluni caratteri non è esagerato parlare
di caricatura.
Il comico, il burlesco (c’è chi definito Duluth un capolavoro di questo genere,
che estende la propria parodia a letteratura e fiction televisiva), le surreali
ambientazioni e le caratterizzazioni di un manipolo di personaggi a dir poco esilaranti
costituiscono un pungolo costante per il traduttore, che ha quindi il compito
di operare le proprie scelte senza perdere mai di vista un obbiettivo fondamentale:
trasmettere il debole di Vidal per la confusione controllata e finalizzata allo
spiazzamento del lettore, per la promiscuità di registri e lessici e per i già
citati puns. Sembra di vederlo quando scrive, mentre traducevo avevo davanti la
sua faccia soddisfatta. Un bel monito a non abbassare mai la guardia per un traduttore
alla prima esperienza importante.
Alberto Cellotto
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