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ROMANZO

Duchessa del nulla
di: Heather McGowan / editore: Nutrimenti, 2009
traduttore: Marco Bertoli - Traduzione dall'inglese

 
Indice dell'articolo
pag. 1 Nota del Traduttore, Marco Bertoli
pag. 2 Nota del Redattore, Chiara Pibiri

 
Nota del Redattore, Chiara Pibiri

A Roma, in un’epoca imprecisata, una donna senza nome che ha già lasciato il marito viene a sua volta abbandonata da Edmund, il suo nuovo uomo, e si ritrova a dover badare al fratellino di lui. L’anonima protagonista diventa l’insegnante del bambino e le lezioni sono categoriche, assolute, non ammettono repliche. Questa è la trama di Duchessa del nulla, il nuovo romanzo di Heather McGowan sette anni dopo l’esordio di Schooling. Il libro è un lungo monologo che esplora la mente della duchessa, dove ogni cosa convive con il suo contrario in un conflitto che appare irrisolvibile. Per lei il matrimonio è una tomba. Bisogna resistere alla bellezza e all’amore. I figli impediscono il progresso della personalità. Il fratellino di Edmund è un esserino inutile, perché a sette anni si è completamente inutili, detestato perché l’ha relegata al ruolo di scaldalatte, eppure rappresenta il suo unico interlocutore possibile, lo strumento per legittimare una visione del mondo antisociale e contraddittoria, il solo incluso nei deliranti progetti futuri. La duchessa ogni giorno riempie la testa del bambino di regole e obblighi, nonostante consideri la scuola una prigione di lavagne dove non si impara nulla perché è il luogo dove viene negata l’unicità della persona mentre, secondo lei, non ci si dovrebbe sentire piccoli nemmeno quando si guardano le stelle.
La McGowan crea un personaggio fortemente scisso in cui l’influenza di Silvia Plath e in particolare dei suoi Diari, è ben visibile. Nella protagonista due donne coesistono in una estenuante battaglia: l’una che non vuole essere addomesticata e l’altra alle prese con l’amarezza di essere stata abbandonata perché troppo dura, perché non sa fare una torta per il suo uomo. La donna che odia la scuola e quella che si vanta di continuo del premio di storia vinto a dodici anni, che vuole vivere esperienze da romanzo, perché nulla esiste senza la sua descrizione, che poi lascia a metà Moby Dick per seguire Edmund sacrificando la letteratura all’amore, che odia la poesia e gli arbitri della bellezza. La donna che vive nel culto della zia morta senza figli, in grado quindi di realizzarsi appieno, e quella che sviluppa un attaccamento morboso per il bambino che viene abbandonato insieme a lei.
In Duchessa del nulla l’autrice non regala niente. La sua è una scrittura densa dove le pagine si popolano di fantasmi senza nome in una città resa estranea per il preciso rifiuto di descriverla, dove gli echi del passato della protagonista – il suo precedente matrimonio, il lavoro in banca, la gatta, la zia, la famiglia, l’incontro con Edmund – sono disseminati qua e là ed è il lettore che si deve pazientemente sobbarcare il peso di ricomporli per poter capire meglio un personaggio che non vuole in nessun modo essere compreso, e tantomeno amato. La sua asprezza verso il bambino che sembra volerle bene nonostante la sua incapacità di prendersi cura di lui e forse anche di sé stessa è snervante; ma il senso di inadeguatezza che rivela ogni volta che si trova a confrontarsi con gli altri e che maschera con il disprezzo e con la convinzione di essere superiore – salvo poi aver assoluto bisogno che il bambino sia dalla sua parte per poterci credere – commuove. Commuove la solitudine di una donna conscia di non riuscire a conformarsi alle regole sociali, incapace di rinunciare alla propria diversità pur di ottenere l’amore che desidera così disperatamente. Nell’intervista rilasciata a Rick Moody, la McGowan dice di essersi interessata alle bugie che diciamo a noi stessi e le storie che inventiamo per poter affrontare il mondo. Bugie che crollano al cospetto dei bambini, una combinazione di candore e intensa sensibilità che mette in crisi la naturale insincerità degli adulti. Duchessa del nulla inscena questo incontro/scontro: una donna che cerca con tutte le forze di difendere il complesso sistema di menzogne che lei stessa ha creato per raggiungere una libertà che forse nemmeno vuole veramente.









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