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Che cos’è LA CULTURA?
Cinquant'anni della casa editrice Il Saggiatore

sei incontri in Triennale

martedì 17 maggio ore 18.30
Che cos’è la Storia con Ernesto Galli della Loggia

martedì 24 maggio ore 18.30
Che cos’è una Serie tv con Aldo Grasso

mercoledì 8 giugno ore 18.30
Che cos’è il Futuro con Roberto Cingolani

sabato 11 giugno ore 11.00
Che cos’è la Musica con Paolo Fresu

giovedì 23 giugno ore 18.30
Che cos’è la Poesia con Milo De Angelis

martedì 5 luglio ore 18.30
Che cos’è l’Economia con Vladimiro Giacché

Cosa significa davvero la parola «cultura»?
Oggi la cultura non è più soltanto scienza o storia o filosofia: è tutto questo, ma è anche qualcosa di più della semplice somma delle varie discipline. È necessario poter guardare la realtà con un approccio multidisciplinare, per formarsi, attraverso una vasta gamma di linguaggi espressivi, una visione solida ma sempre in divenire, chiara ma aperta a ogni punto di vista.
In quest’ottica, fare editoria significa offrire strumenti per quel lavoro di «progettisti della propria vita» che, come diceva Sartre, caratterizza le domande del pubblico più accorto, con l’attenzione rivolta più alla contemporaneità e alla sua complessità che al racconto dell’attualità. Ogni tentativo di rinnovamento della società passa attraverso la riaffermazione della centralità dell’azione culturale e attraverso una maggiore diffusione della cultura e quindi del libro, strumento insostituibile di diffusione del sapere.
Dalla storia alla poesia, dall’urbanistica alla storia dell’arte, dalla musica al cinema, dall’architettura all’antropologia, fino ai grandi temi politici ed economici attuali: quanti sono i modi di vedere e rappresentare il mondo?

In occasione dei cinquant'anni della casa editrice Il Saggiatore, alcuni autori – da Furio Colombo a Franco Fabbri, da Norman Manea a Peter Singer, da Salvatore Veca a Robert Fisk, fino a Carlos Fuentes e altri – si misurano con un tema in apparenza banale o scontato. Gli ultimi anni hanno visto una sorta di rivendicazione dell'ignoranza come forma di resistenza sottoculturale, come emancipazione da presunte classi intellettuali dominanti, ma lontane da un ipotetico "paese reale" o dalla mai tanto invocata "volontà popolare". La progressiva attitudine della classe politica e dirigente a ridurre l'essere umano a mero consumatore, ha poi indotto la stessa produzione culturale a porsi come proposta per l'intrattenimento, senza altro scopo che lo svago. Questi contributi si muovono nella direzione di promuovere la cultura, e quindi il libro, come strumento insostituibile di diffusione del sapere.









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