
"Ruttano, scoreggiano, cacano, sbraitano, ringhiano, ululano, barriscono, gridano,
schiamazzano, zufolano, chiocciano, sbaruffano, fanno cucù, sbuffano! In coda,
nel vortice arancione dei lampeggiatori, un drappello di africani in uniforme
verde, con fasce fluorescenti sulle cuciture, lavora di pompa e di scopa per cancellare
il passaggio della giungla addomesticata". Credo di aver rimuginato per una settimana
su queste cinque righe, sforzandomi di immaginare i colori, i rumori, gli odori
della parata che attraversa le strade della città annunciando l'arrivo del circo.
Non poteva essere altrimenti, ho sempre creduto di dover attribuire un'importanza
particolare all'incipit di un'opera. E non sarebbe stata questa la difficoltà
maggiore presentata dalla traduzione di
Di contrabbando. Per lo scioglimento di tanti dubbi, ho potuto contare sul prezioso aiuto di
Maria Baiocchi, che ha curato la supervisione del testo e a cui mi lega un sentimento
di grande riconoscenza.
Devo ammettere che, prima di essere contattata dall'editore, non avevo letto
nulla di Didier Daeninckx e, non poco snobbisticamente, credevo che i noir fossero
soltanto genere d'evasione, i polizieschi che si leggono sul bagnasciuga per ammazzare
la noia e la canicola estive. Per uno strano gioco del destino avevo conservato
un'intervista all'autore apparsa su un noto settimanale italiano: mi erano rimasti
in mente il volto e il cognome particolari di questo romanziere autodidatta che,
alla fine della bella avventura, sento di dover ringraziare per avermi fatto cambiare
idea sul giallo. Anche se tra le sue opere,
Di contrabbando è forse quella che più si allontana dai canoni del noir. È innanzitutto una raccolta
di racconti molto diversi fra loro, anche se in gran parte legati dal ricorrere
di luoghi, fatti e personaggi. Ma non si tratta di un classico esempio di libro
giallo: non ha un personaggio seriale per protagonista, non ruota intorno a una
trama mozzafiato costellata di cadaveri, non ci sono investigatori (nell'epilogo
de
Il fattore fatale - Feltrinelli, 1998 -, Daeninckx aveva già fatto uscire di scena l'ispettore
Cadin, malinconico protagonista di tanti suoi romanzi).
I gialli di Daeninckx rientrano nel genere popolare, ma politico e sociale, sono
contaminati con la storia, rievocano fatti quali la guerra d'Algeria e di Spagna,
la Comune, con riferimenti velati e giocosi a eventi più attuali, dallo schianto
del Concorde nel luglio 2000, agli scandali della politica e della società francesi,
con citazioni en passant dei grandi casi che hanno sdegnato o incuriosito i francesi.
Si può parlare di racconti noir in quanto tutti contengono riferimenti a fatti
di sangue, che per lo più giungono inaspettati, ma la cura dei restanti elementi
dà all'insieme un respiro maggiore, che rende godibile il racconto in ogni suo
aspetto, non soltanto quello della suspense, ma anche il decor e la caratterizzazione
dei personaggi. Tra questi spicca indubbiamente Victor Hugo, messo a capo di una
banda di traghettatori-contrabbandieri di libertà, o legato non soltanto dalla
passione politica alla
pétroleuse Louise Michel. Ricorre il comunardo amnistiato che al ritorno dal bagno penale
apre un ristorante a tema con camerieri travestiti da ergastolani che servono
ai tavoli trascinandosi dietro una palla di legno dipinta di nero. Incontriamo
inoltre i personaggi della Parigi che fu, da Maxime Lisbonne a Édith Piaf e Marcel
Cerdan, passando per Maurice Chevalier con l'inseparabile paglietta.
Daeninckx è inoltre un uomo del suo tempo e del suo paese, e sa coniugare la
capacità di osservazione dei propri simili, di chi passa molto tempo per strada
osservando i passanti, i loro tic e le loro manie, con la volontà di riportare
alla luce misfatti occultati dal potere. Dimostra una grande vicinanza con la
cultura moderna, e infarcisce i suoi racconti con riferimenti a personaggi della
quotidianità francese o dell'immaginario francese.
Per tutti questi motivi, nel tradurlo, al piacere del lavoro in sé si aggiunge
l'innegabile curiosità per i casi trattati, che spinge a un lavoro di verifica
di eventi e personaggi rendendo l'avventura della traduzione una sorta di caccia
al tesoro e un gioco di rimandi infinito: in questo caso è il traduttore a vestire
i panni dell'investigatore.
Dal punto di vista traduttivo, la varietà di registri e di tematiche, oltre che
gli sbalzi epocali da un racconto all'altro hanno richiesto di trovare di volta
in volta la voce più adeguata. La difficoltà della traduzione è stata proprio
questa, tanto più considerando il fatto che Daeninckx ricorre volentieri al gergo,
e tradurlo implica un'immersione in ambiti argotici diversi - da quello dei contrabbandieri
e dei delinquenti allo slang giovanile. Nel caso di racconti più difficili, o
se vogliamo dalla tematica più delicata come ne
La raccolta della legna, incentrato sulla guerra d'Algeria - tema caro all'autore -, tradurre ha significato
anche trovare la giusta misura tra coinvolgimento emotivo e resa del distacco
che l'autore sa magistralmente tenere per dare ancora più forza alla sua denuncia.
Da figlio della periferia parigina, la lingua di Daeninckx è inoltre sempre concretissima,
esatta, puntuale, attaccata alla terra e a una realtà minuziosamente descritta
e dunque al contempo sofisticata, a volte con punte di preziosismo: ad esempio,
l'autore usa con naturalezza i termini dei componenti e delle attrezzature circensi,
o la terminologia marinara e i nomi delle imbarcazioni, spingendo il traduttore
ad avventurarsi in mondi sempre nuovi.