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Confrontiamo allora i nostri miti - Leonard Cohen, minimum fax 2009 - Traduzione dall’inglese di Damiano Abeni e Giancarlo De Cataldo - Nota del Redattore, Fabio Donalisio
Nota del Redattore, Fabio Donalisio

Ricominciare. Da un inizio anagrafico finalmente, per avere una prospettiva sul lavoro di Cohen poeta che manca da sempre in lingua italiana. Se i dischi di Cohen, a buon titolo, sono diventati ipso facto delle pietre miliari, se le canzoni di Cohen sono imprescindibili (e quasi tutte) in un canzoniere della modernità che abbia un senso, le parole di Cohen poeta, quelle da cui tutto è iniziato, hanno conosciuto un inspiegabile oblio. Alcune raccolte sono uscite in Italia negli anni, per lo più in modo parziale o schiacciate in antologie non sempre impeccabili nella forma e nel metodo.
Giunge quindi gradita la notizia che minimum fax ripubblicherà in modo integrale e sequenziale l’opera in versi di Leonard Cohen. Si comincia dunque dall’inizio, da un passato abbastanza remoto, un 1957 canadese che manda a battezzo questi versi. E dove si poteva cominciare se non dal mito? Let us compare mythologies pone fin dal titolo un caposaldo dell’immaginario di Cohen. Quella ricerca, inesausta e insieme disperata come di dovere, di un senso impossibile da raccontare. Incarnato ora nella donna, ora nelle improbabili incursioni tra il vizio e la mistica che accompagneranno la vita vissuta e scritta del poeta. La sensazione è proprio quella di un accostamento a tentoni, di una comparazione autoptica (in cui l’occhio ha sempre parte preponderante e che l’italiano «confrontiamo allora» rende solo fino a un certo punto) tra diverse tipologie di mito, tra storie insieme millenarie e sempre nuove e sempre insoddisfacenti.
Anche formalmente Cohen riprende la metrica tradizionale, gioca con ballate, generi e rime flirtando con il verso libero. Un modus operandi che avrebbe poi affinato per tutta la vita sul doppio canale versi-canzoni giungendo a vette di perfezione. Qui, va detto, si sente l’asprezza degli inizi, qualche colpo non a fuoco, qualche sguardo caricato di pathos eccessivo. Si sente però anche l’ansia del controllo, la volontà ferrea di arrivare a un’inutile ma bellissima parola fine. Arriveranno rivoluzioni, deviazioni, dissoluzioni, conversioni. Ma la capacità di questo uomo, tanto lontano e dandy quanto scopertamente, tremendamente “uomo”, di parlare, di far sentire esattamente cos’è la vita, ne uscirà tanto più rafforzata.
La traduzione denota sudore e devozione da parte di Giancarlo De Cataldo, qui apertamente (e onestamente) in veste anche di fan. A tratti forse potrebbe essere più incisiva. Ma sono dettagli.
Oppure interminabili discorsi su cosa sia la poesia e su come trattarla. Like «fighting in the old revolution, on the side of the ghost and the king».

Fabio Donalisio









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