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MIGRAZIONI

Le cose che non ho detto
di: Azar Nafisi / editore: Adelphi, 2010
traduttore: Ombretta Giumelli - traduzione dall'inglese


pag. 1 Nota del Traduttore

Sono in Brasile quando ricevo da Dori Agrosì l'invito a scrivere una Nota del Traduttore per Le cose che non ho detto di Azar Nafisi.
Non ho qui con me il libro né i miei appunti, quindi scorro velocemente gli articoli e le recensioni che trovo su internet e subito mi balza all'occhio una cosa... la solita cosa: il nome del traduttore non è mai citato, a differenza di altri dati quali prezzo e numero di pagine, evidentemente considerati più importanti. Ancora una volta provo un senso di rabbia e di delusione.
Lavoro da trent'anni e mi rammarica dover constatare che troppo spesso l'opera del traduttore non venga riconosciuta come indispensabile e imprescindibile.
Vero è che per fare una buona traduzione dobbiamo renderci invisibili per dare al lettore l'impressione, o persino l'illusione, di attingere alla fonte originale, ma ciò non significa che anche il nostro nome resti invisibile!
Le cose che non ho detto, come il precedente Leggere Lolita a Teheran, è un libro di memorie - ma a differenza di Lolita, che nasce da un bisogno politico, questo nasce da un bisogno affettivo. Dopo la morte dei genitori, alla quale non ha potuto essere presente perché ''in esilio'' negli USA, Azar Nafisi non fa che pensare al suo rapporto con loro: così intenso, complesso e doloroso soprattutto con la madre. Scrivendone, cerca di venire a patti con entrambi.
La narrazione, soprattutto nella prima parte, è intima, lo stile è discorsivo e il lessico famigliare. La traduzione pertanto non ha presentato particolari difficoltà e il “travaso” da una lingua all'altra è stato fluido, quasi naturale. Infatti la struttura del linguaggio e dunque del pensiero, è molto semplice, a tratti lineare, forse perché l'autrice non usa la sua lingua madre ma una lingua a lei “straniera”. Citando Eco, tradurre questo libro è stato “dire quasi la stessa cosa”.
La narrazione è attraversata in tutto il libro dalla voce di poeti antichi e moderni – anche qui come in Lolita la letteratura è una chiave di lettura della realtà.
Nel tradurre le numerose citazioni de Il Libro dei Re del poeta Firdusi - ho trovato solo una versione in prosa - ho incontrato qualche difficoltà, soprattutto nel ricreare la rima, ma sono riuscita a superarle giocando con le parole... sono questi i momenti più divertenti del mio lavoro.
Ho conosciuto Azar Nafisi in occasione della presentazione del libro a Milano lo scorso ottobre e come spesso accade quando incontro la persona con cui ho “convissuto” per mesi, è stato per me molto emozionante. Azar Nafisi è una donna dagli occhi ridenti, solare e generosa; sarei rimasta ore ad ascoltarla.
Mi fa piacere chiudere questa “Nota del Traduttore” con la dedica che Azar Nafisi ha scritto sulla mia copia di Le cose che non ho detto : “Cara Ombretta, celebriamo insieme il “nostro” libro. Grazie per aver dato una nuova vita alle mie parole”.
Auguro a questo libro una lunga vita. 

Ombretta Giumelli



pag. 2 Nota del Redattore

In ogni pagina l’autrice si mette a nudo di fronte al lettore, e questo atteggiamento così onesto, di amore incondizionato verso la scrittura è la prima cosa che resta dalla lettura di Le cose che non ho detto.
Azar Nafisi sembra accarezzare il viso del lettore e trasportarlo in una commozione lunga trecento pagine. Ci sono lunghe pagine che riguardano l’Iran, il rapporto con la tradizione, l’importanza della tradizione nella suddivisione dei ruoli all’interno della famiglia e poi della società. È una confessione e un tentativo commuovente di riappacificazione con la storia (di famiglia e dell’Iran). Un’analisi lucida della gabbia che ciascuno di noi crea intorno a sé stesso, fatta di sogni irrealizzabili, di ricordi inaccessibili, di convinzioni ottuse.
La madre, una donna colta ma rigida e distante dai figli, vive in un passato remoto che l’allontana da tutti. La sua vita è un’altalena continua fra il presente che non la soddisfa e il passato mitizzato. I ricordi che racconta ai figli, sempre e con le stesse parole, rivelano solo una parte della verità, quella più dolce. E poi il padre, che per buona parte della vita di Azar Nafisi ha rappresentato l’altrove. Quello dei giochi, dell’immaginazione, dei libri, della spensieratezza. Ma anche l’altrove come fuga dalla personalità insoddisfatta e opprimente della madre. Un padre complice che poi sarà anche l’artefice di un tradimento.
Azar Nafisi trascina in un’atmosfera sospesa, fatta di storie di famiglia, cambiamenti politici e lotte, dolori e tradimenti. E fa della sua storia la storia di molti. Rapporti umani nel loro svolgersi e disgregarsi. La libertà e la prigionia, fisiche ma anche immaginarie.
Azar Nafisi crede nell’idea più audace e rivoluzionaria di sempre: che l’immaginazione e i libri possano cambiare il mondo.
Ed ecco il potere delle parole: “Durante la Rivoluzione avevo capito quanto fosse fragile la nostra esistenza (…) con quanta facilità tutto quello che crediamo casa può esserci portato via. E ho capito che quello che mio padre mi aveva insegnato con l’immaginazione era un modo per costruirmi una casa oltre i confini geografici e le nazionalità, che nessuno potrà mai portarmi via.”.

Simona Dolce