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TEATRO

L'arte di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento
di: Georges Perec / editore: Einaudi, 2010
traduttore: Emanuelle Caillat - traduzione dal francese


pag. 1 Nota del Traduttore

Dopo avere riflettuto a lungo dopo aver preso il coraggio a due mani ti decidi a buttare giù qualche riga per spiegare l'arte e la maniera di affrontare la traduzione di un testo costituito da una sola frase lunga circa 60 pagine senza punti e senza virgole scritto da Georges Perec negli anni sessanta che diciamo per semplificare perché bisogna sempre semplificare descrive tutte le possibilità illustrate da un diagramma di flusso creato per elaborare una strategia utile a chiedere un aumento di stipendio quindi delle due l'una o lasci perdere pensando che in fondo è solo un libro di nicchia difficile da leggere come tutti i libri di Georges Perec per altro e anche difficile da tradurre vista la sua struttura oppure ritieni che valga la pena fare conoscere questo prezioso esercizio di stile a un pubblico più vasto perché attraverso queste pagine è possibile cogliere diversi aspetti interessanti dello stile di Perec primo fra tutti l'amore per le «contraintes» ossia per le regole che l'autore si autoimpone come quella di scrivere un testo seguendo un diagramma di flusso in secondo luogo l'amore per il trompe-l'oeil realizzato qui in una serie di frasi che ritornano apparentemente identiche ma in realtà sempre rinnovate da un dettaglio diverso e infine terzo aspetto l'amore per la comicità di situazione come quella di un povero impiegato che si trova non solo a dovere affrontare il proprio capufficio sempre sprezzante o assente ma anche morbilli e lische di pesce ingoiate di traverso o un difficilissimo se non impossibile avanzamento di carriera il tutto realizzato in una lingua scoppiettante flessibile e sinuosa arricchita da immancabili giochi di parole che rendono il lavoro del traduttore appunto decisamente arduo ma diciamoci la verità il fatto che non ci sia punteggiatura in fondo in fondo non ti disturba più di tanto visto che non sai mai dove collocare i punti e soprattutto le virgole per non parlare dei punti e virgola e il fatto che siano presenti numerosi giochi di parole ti diverte parecchio e sei praticamente constrictor a inventarti soluzioni e a escogitare espedienti ingegnosi e infine il fatto che si tratti di una frase unica non ti spaventa anzi per te è forse proprio questa la sfida più interessante e cioè riuscire a rendere più leggibile e più godibile possibile un testo alquanto complesso che se tradotto male risulterebbe assolutamente illeggibile e così dopo avere riflettuto a lungo dopo aver preso il coraggio a due mani ti decidi a buttare giù qualche riga e se per caso in quel momento non hai l'ispirazione e sei a corto di idee aspetta un po' alzati dalla scrivania vai a fare un giretto poi quando le tue speranze di trovare una buona soluzione saranno andate completamente deluse torna alla tua scrivania e sforzati comunque di farti venire in mente qualcosa.

Emanuelle Caillat



pag. 2 INTERVISTA ad Alessandro Marinuzzi, regista di teatro

Perché il suo spettacolo L’arte di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento, di Georges Perec, ha un’interprete femminile?
Ho messo in scena L’arte e la maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento di Georges Perec con Rita Maffei semplicemente perchè è stata lei a propormelo e perché la voce che parla nel testo di Perec praticamente non ha genere (a parte un solo caso: et pourtant je suis sûr que vous avez frappé d’une façon nette et distincte vedi p. 15 dell’edizione Hachette Littératures, 2008 – nel nostro copione: eppure ho la certezza che Lei ha bussato in modo chiaro e distinto).
Le ho chiesto di leggermelo integralmente ad alta voce, di farmici riflettere e poi ho raccolto la sfida.
Ho sempre amato confrontarmi con le cosiddette sfide impossibili nel mio mestiere, amo indagare il senso del limite, e dare un senso ai limiti del mio lavoro.
Rita aveva interpretato il personaggio della Scelta nella mia regia de L’aumento (la versione scritta da Perec nel 1970 per 6 personaggi), che aveva debuttato al Festival di Asti nel 1990, prodotta dal CSS di Udine con la collaborazione dell’Association Georges Perec di Parigi.
Invece, il primo attore ad aver letto pubblicamente il monologo nella prima traduzione italiana di Letizia Pellizzari Gusella (che all’epoca era la mia assistente) è stato il mio caro amico Sandro Palmieri - scomparso a 45 anni nel 2008 - nel 1991, durante la rassegna Per Perec al Teatro Franco Parenti di Milano, dove la Compagnia del CSS era in scena per molte sere con L’aumento di Perec (Sandro Palmieri interpretava il personaggio della Conclusione), e con alcune iniziative collaterali, ugualmente dirette da me, come appunto la lettura de L’arte e la maniera di abbordare il proprio capufficio per chiedergli un aumento e de La macchina, la traduzione di Bruno Chiaranti di Die Maschine, il testo radiofonico scritto da Perec in collaborazione con il suo traduttore tedesco Eugen Helmlé.

Lo spettacolo è un lungo monologo di oltre un’ora, recitato piuttosto rapidamente, poiché interpreta un testo senza punteggiatura. Quali sono state le difficoltà?
Quali sono state le difficoltà? Tante e nessuna: ho avuto la fortuna di lavorare con una produzione, il CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, che mi ha concesso due mesi di prove, cosa rara di questi tempi.
Nel primo mese, ho curato la revisione della traduzione e impostato una partitura di intenzioni, intonazioni, gesti, movimenti, percorsi nello spazio e uso degli oggetti di scena, che sono serviti come guida mnemonica per il lavoro non facile di Rita Maffei, che nel frattempo si districava nel labirinto testuale con un'analisi logica delle situazioni che le ha permesso di sostenere l’interpretazione del testo integrale (attualmente lo spettacolo dura di meno per consentirne una più facile distribuzione).
La mancanza di punteggiatura era una delle sfide da raccogliere: Perec riesce spesso a trovare delle espressioni che legano le frasi in modo da creare un effetto alla Escher, è una sintassi senza soluzione di continuità, la traduzione di Letizia Pellizzari Gusella ovviamente aveva già riproposto in italiano lo stesso procedimento, nella mia revisione del 2006 ho cercato di fluidificarla ulteriormente per facilitare l’interprete e per individuare anche i momenti giusti per prendere il respiro necessario all’emissione del testo.
Conosco e stimo Rita Maffei da molti anni, abbiamo lavorato tante volte insieme, ma questa volta ha superato se stessa, non finisco mai di stupirmi delle sue capacità di gestire un testo così difficile e al tempo stesso, dopo quattro stagioni consecutive di repliche, di divertirsi e divertire gli spettatori che la seguono nel delirio delle combinazioni prese in esame dal suo personaggio.

Quando ha deciso di portare in scena questo spettacolo, traducendolo per la prima volta in italiano?
Ho già in parte risposto, ma andiamo per ordine: nel 1988 a Parigi ho scoperto l’esistenza del testo de L’Augmentation, pubblicato da Hachette nel 1981 in un volume che conteneva anche La Poche Parmentier.
Grazie all’Association Georges Perec, di cui ho fatto parte per anni, e a Maura Chinazzi, riuscii ad acquisire i diritti di rappresentazione per l'Italia, all’epoca Sergio Fantoni dirigeva il Festival di Asti e si interessò al mio progetto, con il CSS avevo cominciato a lavorare dal 1989, la traduzione del testo fu affidata a Enrico Groppali e in seguito, come poi è diventata mia abitudine, ho fatto una mia revisione prima di cominciare le prove. Quello spettacolo, nella stagione 1990-1991, fece conoscere il teatro di Perec in Italia.
Ma nel lavoro di preparazione dello spettacolo, Letizia Pellizzari e io scoprimmo tra le carte del fondo dell’Association Perec a Parigi anche L’art et la manière d’aborder son chef de service pour lui demander une augmentation, pubblicato da L’enseignement programmé nel 1968.
Nel 1991, come ho detto, ne facemmo una prima lettura al Teatro Franco Parenti, a cavallo tra il 1993 e il 1994 la rivista Tellus pubblica la traduzione italiana di Letizia Pellizzari Gusella in due parti, accompagnata da una nota del traduttore (Letizia Pellizzari Gusella, Vita da impiegati: istruzioni per l’uso).
Nel 2006 il CSS decide di produrre il monologo integrale con Rita Maffei con la mia regia, per debuttare al Festival internazionale di Montalcino e della Val d’Orcia.

Com’è stato accolto in Italia fino ad oggi?
Da allora, lo spettacolo è stato replicato per quattro stagioni consecutive e continua a riscuotere successo e interesse.

Gli spettacoli che lei porta in scena focalizzano volutamente l’attenzione sull’aspetto linguistico?
La linguistica generale è la stata mia iniziale forma mentis, dagli studi universitari di Linguistica all’Università di Trieste sono passato al corso di Regia in Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, mi sono poi laureato con una Tesi in Storia della Lingua Italiana sul commento alle varianti di un testo teatrale di Giuliano Scabia, l’attenzione ai testi e ai loro differenti registri linguistici è sicuramente una costante del mio lavoro di regista.
Nell’approccio iniziale, concepisco sovente il mio lavoro come se fosse l’anello mancante, sul piano dell’ascolto, tra quello di un traduttore consecutivo e quello di un interprete musicale, e sul piano visivo cerco di immaginare la scena, le luci, i costumi e i corpi degli attori come una dimora temporanea per il testo che sto affrontando.
In seguito, anche se prevale per un poco la sensazione di un’autonomia del mio lavoro, di cui mi considero l’effimero responsabile generale, la consapevolezza finale è che ogni spettatore è, in ultima analisi, l’autore (o il traduttore) del testo e dello spettacolo che ascolta e vede.




pag. 3 Alessandro Marinuzzi, Premio Caprienigma per l’arte 2010

Il regista triestino Alessandro Marinuzzi è il vincitore del VII Premio Caprienigma per l’arte 2010 a riconoscimento del suo pioneristico lavoro teatrale di riscoperta, in Italia, dell’opera di Georges Perec, il celebre scrittore-enigmista francese.

Venerdì 12 novembre, all’Institut Français Le Grenoble di Napoli, Marinuzzi ha ricevuto il premio in abbinata con la poetessa Patrizia Valduga (Premio Caprienigma per la letteratura 2010), nell’ambito della manifestazione Il potere del potenziale – Regole per la creatività promossa da Oplepo - Opificio di Letteratura Potenziale e costola italiana del più celebre Oulipo l’istituto fondato nel 1960 in Francia da Raymond Queneau e a cui aderirono, fra gli altri, lo stesso Perec e Italo Calvino.
Il Premio Caprienigma  - che quest’anno ha festeggiato con un convegno sia il ventennale dell’Oplepo che i cinquant’anni di Oulipo - è stato vinto nelle precedenti edizioni da personalità come Edoardo Sanguineti, Enrico Baj, Luciano Berio, Jacques Roubaud, Fabio Carpi, Guido Davico Bonino, Alessandro Bergonzoni, Petra Magoni.
La premiazione è stata preceduta dalla lettura scenica di L’arte e la maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento, il monologo di Perec  che Alessandro Marinuzzi ha messo in scena nel 2006 per la produzione del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG dirigendo l’amica e attrice Rita Maffei in un’intrigante sfida scenica.

L’arte e la maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento è infatti un effervescente decalogo a metà fra manuale di self help e corso di automotivazione su come arrivare preparati al fatidico giorno del faccia a faccia con il boss nel tentativo di ottenere un aumento salariale. Cinquanta spettatori sono coinvolti ogni sera in un gioco di forte immedesimazione: fatti sedere attorno ad un tavolo da riunione, si ritroveranno infatti a colloquio diretto con una donna-manager che impartisce preziosi segreti e strategie di approccio  al capo. 
Georges Perec, l’eclettico scrittore, sociologo ed enigmista francese, simulando l’applicazione di un metodo scientifico al problema richiesta d’aumento, scrisse questo testo dal sapore assolutamente surreale e ludico nel 1968, trattando un organigramma aziendale come un dedalo di crocicchi, di svolte, di stanze di semplici impiegati e lussuose sale dirigenziali,  prevedendo di attraversare questo labirinto con una strategia che tenesse conto degli eventi del caso e della fortuna, degli imprevisti e delle mille varianti della vita quotidiana.

Nel 1990 fu lo stesso Marinuzzi a firmare la prima messa in scena teatrale di Perec in Italia, per la neonata compagnia del CSS. Lo spettacolo si intitolava allora L’Aumento e coinvolgeva sei attori e la voce fuori campo di Marisa Fabbri. Quindici anni dopo, Marinuzzi è ritornato all’opera di Perec dirigendo Rita Maffei in un monologo cucito addosso al suo talento interpretativo.
Lo spettacolo – prodotto dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG – ha debuttato nel 2006 a Montalcino ed è stato in scena per quattro anni in tutta Italia accumulando una settantina di repliche fra Udine, Bologna, Il Cairo, Trieste, Milano, Prato, Torino,  Genova, Bolzano, Napoli, Chieti e altre città. Rita Maffei torna in scena con L’arte e la maniera di... anche nel 2011, a Lucca dal 28 al 30 gennaio e a Soncino (CR) il 4 e 5 febbraio.