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LIBRERIA

Rue de l'Odéon. La libreria che ha fatto il Novecento.
di: Adrienne Monnier / editore: :duepunti edizioni, Palermo 2010
traduttore: Elena Paul - traduzione dal francese


Articolo di Alessandra Zuliani

Parigi, 1915. In rue de l’Odéon, nel cuore del Quartiere Latino, culla della vita studentesca della città, la giovane e audace Adrienne Monnier apre la «Maison des Amis des Livres», la libreria che ha segnato la storia della vita intellettuale parigina della prima metà del Novecento. Mentre la guerra irrompe nella quiete d’autunno, si realizza il sogno di una ragazza tenace e controcorrente, che da piccola si nutriva di letteratura nei cassoni dei bouquinistes. «Amavo i libri, ecco tutto, e il mestiere di libraio mi avrebbe permesso di ricoprirne i muri: avrei potuto immergermi nell’oceano della conoscenza». 
Rue de l’Odéon. La libreria che ha fatto il Novecento (:duepunti 2010, trad. di Elena Paul) è una conversazione intima con Adrienne Monnier (Parigi, 1892-1955), saggista, traduttrice, editrice e libraia, che racconta l’affascinante avventura della sua libreria attraverso preziosi aneddoti, regalando ai lettori una testimonianza viva e appassionante della vita letteraria dell’epoca. Tra i ricordi spuntano anche l’infanzia e un viaggio alla scoperta di Londra e degli amati preraffaeliti alla Tate Gallery.
Adrienne è «una perfetta sconosciuta» all’apertura della libreria, come riconosce lei stessa, ma diventerà presto il punto di riferimento dei maggiori scrittori e intellettuali dell’epoca. Condivide l’attività con Suzanne Bonniere e propone uno spazio innovativo: una libreria-biblioteca rivolta a una clientela affezionata, che assieme alle «Pleiadi» sarà l’anima della libreria stessa. Decide di specializzarsi in opere moderne, anglo-americane in particolare, assumendosi tutti i rischi nel promuovere poesie e romanzi contemporanei in un momento di fermento letterario e artistico, mentre si diffondono i primi germi del surrealismo. Madame Monnier è una donna attiva con un acuto spirito di osservazione: si sofferma spesso sulla scena che anima la rue de l’Odéon, oltre alla vetrina della libreria, e riesce a descrivere personaggi e oggetti con la plasticità di un’artista, realizzando veri e propri disegni, con pennellate di similitudini e sinestesie, frutto di una grande abilità di scrittura. Ecco che si delineano i ritratti dei protagonisti della «Maison des Amis des Livres»: André Breton, Paul Valéry, colonna portante della libreria, Jules Romains, il «guru», Claudel, Gide, Apollinaire, «quel grande uomo con la testa a forma di pera», Fargue, Artaud, e poi Beckett, Hemingway, Rilke e Walter Benjamin, a cui Adrienne dedica un omaggio affettuoso. E con ironia dipinge anche se stessa tra le figure dalla fronte alta di Piero della Francesca.
Accanto alla vendita di libri e all’attività del circolo di lettura, Adrienne si occupa di edizione e traduzione, condividendo la scena letteraria in rue de l’Odéon con Sylvia Beach, l’inseparabile e frizzante amica, proprietaria della libreria «Shakespeare & Company». Assieme traducono il poema The Love Song of J. Alfred Prufrock di T. S. Eliot e frequentano Beckett, allora lettore di inglese, che a Parigi rafforza l’amicizia con James Joyce. E proprio allo scrittore irlandese è legato il progetto più coraggioso: la traduzione dell’Ulisse. È il 1921 e la rue de l’Odéon è «un vero pandemonio»: Adrienne ricorda una seduta domenicale con Sylvia e lo scrittore Valéry Larbaud per discutere sulla traduzione dell’opera. Dalla libreria di Adrienne escono «Le Navire d’Argent», rivista dedicata ai grandi scrittori, tra i quali anche Italo Svevo, e l’edizione de L’album dei versi antichi di Paul Valéry.
Il sogno di Adrienne tramonta «con immenso rammarico» dopo trent’anni di intensa attività letteraria tra due guerre, a causa di un’infezione reumatica che la costringe a ritirarsi dalla scena culturale, ma la libreria sopravvive ancora oggi tra le pagine delle sue memorie, dedicate a chi ama i libri e Parigi, a quanti sognano ancora di entrare nella «Maison des Amis des Livres» e scrutare gli scaffali durante l’audizione del Socrate di Erik Satie, respirando tutto l’antico spirito della rive gauche.