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ROMANZO

In viaggio contromano, The Leisure Seeker
di: Michael Zadoorian / editore: Marcos y Marcos, 2009
traduttore: Claudia Tarolo - Traduzione dall'inglese


pag. 1 Nota del Traduttore - Claudia Tarolo

Siamo partiti in camper da Detroit una bella mattina di settembre, Ella e John davanti, io seduta dietro, sulla panchetta della cucina, ospite invisibile.
Qualche timore l’avevo: la destinazione è Disneyland, alla guida c’è un uomo anziano con un Alzheimer galoppante, accanto a lui una donna non meno anziana e molto malata.
Ma ogni traduzione è un’avventura in mani altrui, così, anche in questo caso, una volta imbarcata, sapevo che comunque, dopo gorghi, secche e tempeste, sarei arrivata alla fine. Come sempre, avrei scoperto mondi sconosciuti, sarei entrata in profonda intimità con degli stranieri.
“Noi siamo turisti”. In viaggio contromano comincia così.
È una storia on the road, probabilmente tra le più estreme. Qui è davvero in gioco la vita, si viaggia in condizioni di vulnerabilità assoluta, pronti letteralmente a tutto.
Ella e John non hanno mai preteso di viaggiare per espandere la mente.
Hanno viaggiato per staccare dai ritmi quotidiani, per rallentare il tempo, per vivere momenti intensi di straniamento legati a un incontro, a un acquazzone improvviso, allo stordimento serale dopo una giornata piena di sole.
Hanno viaggiato per assaporare la vita come troppo spesso si manca di fare, stretti nei piccoli incagli quotidiani.
Questo viaggio, il loro ultimo viaggio, è una fuga da medici, ospedali, figli apprensivi, per assaporare ancora una volta le meraviglie della natura e dell’amore.
John guida, infaticabile, si perde nella sua smemoratezza, ogni tanto torna al presente, dalla donna che di colpo si ricorda di amare.
Ella decide, organizza, racconta.
Seduta con i gomiti sul tavolino del camper, io la ascolto.
È una donna che ha smesso di lavorare quando sono nati i figli, che ha badato alla casa, è stata accanto al marito per buona parte della sua vita.
Una donna normale, che ammette francamente di non essersi mai sentita una persona con doti o talenti eccezionali.
I momenti perfetti della sua vita sono stati quelli in cui ha raggiunto, per un istante, la piena consapevolezza di esistere; i momenti in cui ha provato la pura felicità di essere al mondo.
A dispetto dei dolori che ogni tanto la assalgono, Ella è sempre pronta a cogliere le tenerezze, le asprezze, la comicità della vita. È una donna contemporaneamente lucida e romantica, vogliosa di arrabbiarsi e di ridere, di amare e di odiare.
La sua lingua è come lei. Semplice, diretta, pragmatica, con scatti di appassionata intensità. Trasmette emozioni decise quando descrive la bellezza solenne del paesaggio, il dialogo difficile con i figli apprensivi e problematici; è un capolavoro di delicatezza e disincanto quando descrive le difficoltà della vecchiaia e della malattia.
Le sue sono parole oneste.
Non cerca mai la bella frase, l’effetto stilistico: dà voce alle emozioni, alla storia, alla sostanza.
Sempre più vicina a Ella, in questo viaggio, ho cercato di affidarmi alla sua semplicità senza pretese, al suo umorismo del cuore.
Se dovessi dire qual è stata la cosa più difficile, non ho dubbi che sia stato il cibo: panini unticci a profusione, e la sera in cui hanno sfoderato mortadella fritta in padella sono stata seriamente tentata di scendere dal camper.
Mi ha sempre sorretto, invece, il coraggio di Ella nel seguire la legge della strada fino alle estreme conseguenze, la sua profonda libertà di pensiero.
Il rispetto per la vita che la spinge a scelte che potrebbero apparire troppo radicali.
Ma “Non sta a noi giudicare”: In viaggio contromano finisce così.

Claudia Tarolo


pag. 2 Nota del Redattore - Ana Ciurans

Qualsiasi cosa attendano Ella e John in fondo alla route 66 “è sempre meglio della vecchiaia, della malattia o di cadere dalle scale della cantina.” Anche se nelle due prime situazioni ci sono fino al collo.
Due vecchietti, lei malata di cancro e lui di Alzheimer, allo stadio terminale e medio, rispettivamente. Con tutti gli imbarazzanti effetti collaterali che questo comporta.
La dipendenza dai farmaci, dalle cure mediche fautrici della vita a tutti i costi e gli atteggiamenti ultraprotettivi dei figli. Tutte belle cose che si aggiungono alle gioie di “default” della vecchiaia sana: moria di amici e conoscenti, regolari visite agli ospizi e orrore per le cadute. Tirare le cuoia è brutto. Quindi meglio che sia veloce. L’unica loro fortuna è che “insieme fanno una persona intera”, con tutte le sue, pur vecchie, risorse.
Così, alla frutta, sbuca un’indole inaspettata che non sospettavano neanche di avere e che, paradossalmente, malattia e vecchiaia riescono a stanare. Proprio loro, turisti e non viaggiatori, gente di quella che parte per il gusto di tornare alla solita vita, al solito posto, intraprendono un viaggio di andata sul “leisure seeker” di famiglia. Destinazione Disneyland, California. La voce di Ella, io narrante, dal primo atto di ribellione, quello di sbarazzarsi dalla parrucca che porta a causa della perdita dei capelli, si riappropria chilometro dopo chilometro del diritto alla propria vita (e alla propria morte). La sua e quella del marito di cui, lei casalinga e donna finora mite, è diventata la custode.
Tra incontri, cocktail, birre, analgesici e diapositive, una route 66 che a tratti sparisce, inghiottita dalle autostrade, fa da traccia al lento e consapevole recupero della dignità di questi due vecchi.
Michael Zadoorian, bravo nell’uso di un’ironia elegante, equilibrata, consapevole di dove vuole arrivare, senza vantare diritti su nessuna verità né animi didattici (grazie) ci pone di fronte a qualcosa che riguarda tutti, prima o poi. Il diritto alla propria morte come qualcosa che fa parte del diritto alla vita. Senza traccia di patetismo.
Sorprendentemente neanche di nostalgia.
C’è solo un realismo spiazzante, paradossalmente tenero che ci risparmia per quanto possibile la tristezza. Che fa perdonare, insieme all’epilogo prevedibile ma realistico, l’eccessiva lunghezza del romanzo. Una sorta di eutanasia festosa nei limiti del possibile. E leggerezza. Qui più che mai rimane apprezzabile e profondamente onesto. “Abbasso completamente il finestrino e sporgo il braccio. Il vento cerca di sospingere all’indietro la mia mano, ma io apro il palmo e oppongo resistenza, la metto orizzontale, poi a coppa, come se stessi nuotando. Muovo il braccio su e giù, una bracciata laterale nell’aria. Ē un gesto che mi trasmette un buffo senso di libertà, infantile finché vuoi, ma un po’ di stupidità fa bene. C’è così poca leggerezza in questo periodo della vita, mentre è il momento in cui ce ne sarebbe più bisogno.”
Chi può darle contro?

Ana Ciurans