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TRADUTTORAMA

SPECIALE EDITORIA
di: Dori Agrosì

pag. 1 INTRODUZIONE

Prendendo spunto da un evento importante per la piccola e media editoria, la fiera “Più Libri Più Liberi”, che si è tenuta a Roma all’inizio di dicembre, dedichiamo all’editoria questo speciale TRADUTTORAMA.
Senza nessuna pretesa di fornire statistiche, cinque editori (Marcos y Marcos, Voland, Zandonai, 66thand2nd, Fandango), hanno rispettivamente risposto alle stesse domande.
Questi editori sono diversi tra loro per profilo editoriale, città in cui operano e diffusione.
In particolare abbiamo voluto scoprire come lavora un piccolo o medio editore; se concordano sulle differenze tra editoria romana e milanese; qual è il loro atteggiamento di fronte alle nuove tecnologie rivolte a proporre nuovi supporti alla fruibilità di un testo, come ad sempio il lettore eBook, l’eBook Reader, uno strumento che proietta il libro nell'era digitale.




pag. 2 Intervista a Marcos y Marcos - Milano

Con quali difficoltà deve confrontarsi la piccola e media editoria?
Ci sono due bestiacce nere con cui è proprio difficile misurarsi.
Numero uno: i grandi mezzi di comunicazione.
Che sono in mano ai grandi editori e ai gruppi editoriali.
Per tutti noi, l’accesso alla televisione è molto difficile, per non dire impossibile. Pensiamo a una trasmissione di successo come “Che tempo che fa”. Quante volte i nostri amici ci chiedono candidamente: perché non mandate mai un vostro autore a quella bella trasmissione? Risposta: e credete che non ci abbiamo provato? Il punto è che lì ci vanno autori di fama stellare, oppure sostenuti appunto dai big. Che di quelle trasmissioni sono anche sponsor. Il giorno in cui uno dei programmi di grande ascolto accoglierà uno dei nostri autori amati dai lettori “forti”, questi autori verranno finalmente conosciuti dal grande pubblico. E il grande pubblico se li divorerà, perché sono autori godibilissimi!
Numero due: la iper-produzione.
Che crea un mucchio di problemi.
Nonostante sia assurdo proporre decine di migliaia di novità ogni anno, nonostante tutti sappiano che solo il 10% dei libri proposti ha una reale possibilità di essere presa in seria considerazione dai librai e quindi dal pubblico, ogni anno in Italia si pubblicano 60mila novità.
I librai sono letteralmente sommersi di novità. Sono affaticati da un enorme lavoro di gestione del traffico. Novità da prenotare, novità da ricevere, novità da mettere sui banchi. Talmente tante, le novità, che ovviamente moltissime non vendono. E quando non si vendono, cioè spesso, bisogna anche renderle. E i poveri librai quando hanno poi tempo per capire bene cosa hanno sui banchi? Inevitabile che diventino selettivi, che non siano in grado di proporre per bene tutti i nuovi libri al pubblico.
Noi rinnoviamo l’invito ai colleghi, grandi e piccoli, a limitare le novità.
Questo farà solo bene a tutti.

Si può parlare di strategie che permettono ai piccoli e medi editori di contrastare i grandi gruppi oppure semplicemente di un tipo di offerta differente?
I piccoli e medi editori dispongono di un’arma micidiale. E il suo nome è: originalità. Questa originalità se la giocano in tanti modi. A partire dalle scelte editoriali. Possono scommettere sui nuovi autori o su autori rifiutati o su autori del passato che tutti hanno ormai dimenticato, terreno su cui i grandi si muovono molto più guardinghi.
Nella grafica: l’innovazione nelle copertine, nella scelta delle carte o nei caratteri più originali arriva soprattutto dagli editori piccoli e medi.
Nella comunicazione: anche qui, i piccoli hanno inventato formule innovative.
Promuovendo in generale una visione più gioiosa e meno doveristica della lettura.
Ultima risorsa importante: tenere il filo, anche attraverso i librai, con i propri lettori. Fra editori indipendenti e lettori si crea, nel tempo, una sorta di piacevole complicità. Un patto. L’editore non tradisce le aspettative dei lettori che seguono libro dopo libro quel che l’editore propone. E il lettore gli resta fedele. Questo è assolutamente vincente. Tenere il filo del discorso in modo corretto, senza tradire le aspettative.

I piccoli e medi editori puntano su determinate fasce di lettori?
I piccoli e medi editori, quelli veri attenti e appassionati, puntano su lettori veri. Personaggi rari, ma molto fedeli, molto ferrati, molto esigenti.
Conviene stare all’occhio: se si propone una porcheria, o anche solo una mezza porcheria, ti impallinano subito.

La qualità delle traduzioni pubblicate dai piccoli e medi editori è differente da quella dei grandi gruppi?
I grandi editori collaborano con meravigliosi traduttori e pubblicano bellissime traduzioni, accuratamente riviste in redazione. Poi collaborano con traduttori meno meravigliosi e affidano la revisione ad agenzie esterne magari un po’ distratte. Poi collaborano con traduttori un tanto al chilo e tagliano decisamente la revisione. In sostanza: i grandi editori fanno molti libri e non possono curarli tutti allo stesso modo. Sono grandi aziende che ripartiscono le risorse secondo criteri aziendali. I piccoli editori di qualità, invece, sono un po’ ossessivi e feticisti, disposti a sacrifici disumani, e dedicano la stessa cura e attenzione a tutti libri che pubblicano. Questa è la differenza.

C'è differenza tra editoria milanese e romana?
I Milanesi sono un po’ meno capaci di comunicare.
I Romani hanno la Rai in casa.
I Romani sono aiutati da Comune e Regione.
I Milanesi quando va bene da Comune e Regione ottengono un magnifico Patrocinio. Sapete, tuttavia, in cosa consiste un Patrocinio? Nel permesso di apporre un marchio sugli inviti. Nel 95% dei casi, nulla più di questo.
Non a caso, la Fiera della Piccola e Media editoria si tiene a Roma.
I Milanesi hanno le più belle biblioteche d’Italia, ne hanno il triplo dei Romani.
Ma le Biblioteche di Roma organizzano il sontuoso Festival di Massenzio e mille altre diavolerie.
Le biblioteche milanesi stanno iniziando a guardarsi intorno: presto passeranno alla riscossa. Il nuovo Assessore alla Cultura ha fatto grandi promesse e certamente le manterrà.
I Romani hanno cento giorni di sole in più all’anno, organizzano banchi dei libri a Castel Sant’Angelo e in mille altri luoghi.
Sono pieni di Bookabbar dove si legge poco ma in compenso si parla molto di quel che si ama.
I Milanesi hanno i bar con pochi tavolini e praticamente nessun Book Bar.
Si potrebbe continuare parecchio, se non fosse che invece è meglio inventarsi una Milano un po’ più romana. Oppure decidere che è meglio stare a casa a leggere e buonanotte al secchio.
In realtà alla fin fine a Milano ci sono meno editori e più lettori.

Siete d'accordo sul fatto che gli italiani leggano poco?
Diciamo che molti italiani non amano leggere, che la lettura non si può certamente considerare un’attività di massa, nel nostro paese. Se la cavano meglio la televisione, le partite di calcio, i centri commerciali e il gelato. E anche cose bellissime come la spiaggia e le montagne. Si legge di più, indubbiamente, nei paesi dove manca il sole. In Italia chi legge, però, è spinto da un forte desiderio, e a volte legge molto, legge bene, nel senso che curiosa, sceglie, sa quello che vuole. Pretende qualità.

Qual è la vostra “mission”?
Scegliere libri, persone e idee che vogliamo e possiamo sostenere e fare il possibile per farli conoscere, per innescare scintille, promuovere incontri, riconoscimenti. È il nostro compito di editori.

Chi sono i vostri lettori?
I lettori che cercano i nostri libri sono come noi: indipendenti. Si fidano del loro gusto e del loro giudizio, non hanno bisogno di rifugiarsi in ciò che è paludato, o certificato dalla televisione. Gente piuttosto simpatica, a occhio e croce.

Come descrivereste la giornata tipo dell'editore?
Comincia di notte, quando dilemmi e scadenze si stagliano nel buio. Si riesce a ricacciarle nelle tenebre da cui sono venute, si dorme ancora un po’. Se due editori, come nel caso della Marcos y Marcos, vivono sotto lo stesso tetto, la prima riunione è a colazione, e serve più che altro a mettere le cose in fila, illudendosi di poterle affrontare una alla volta. Poi si commette l’imprudenza di entrare in ufficio, dove tutto rovina addosso nello stesso tempo: copertine da inventare, trattative da portare avanti, presentazioni da organizzare, editing interminabili da concludere, comunicazioni da coordinare, libri da spedire, magazzino da rifornire, legatoria da sollecitare, fatture da pagare, interviste a cui rispondere, battaglie sulla legge del libro da portare avanti, lanci da impostare, buchi a cui rimediare, email arretrate a cui rispondere, pareri su dodicimila dattiloscritti inviati da amici, parenti e conoscenti… e si potrebbe andare avanti all’infinito. Pranzare di solito si riesce, più difficile uscire dall’ufficio dopo il tramonto, anche perché quando tacciono i telefoni e l’ultimo collaboratore è sgusciato via, ci si immerge finalmente nel lavoro concentrato e di sostanza, si viaggia nei testi, e non si vorrebbe smettere più.

Cosa pensate degli ebook, e quando sarà possibile libri Marcos y Marcos in questo formato?
Nel 2010 ci sarà una grande rivoluzione. Grandi aziende proporranno degli aggeggi per leggere e-book di ottima qualità. Saranno molto flessibili, gradevoli da maneggiare e utilizzare, perfino a colori. Molti li useranno per leggere il giornale. Altri per consultare repertori tecnici, frugare celermente fra i testi come oggi si fa nel computer. Leggere in quel modo costerà meno. E in alcuni casi, risulterà molto comodo. Non c’è alcun dubbio che avere in un aggeggio piuttosto figo 500 libri non è niente male. Ma tenere in mano un testo non è come tenere in mano un libro. Regalare un libro non è come regalare un file. Possedere una biblioteca non è come possedere un cugino dell’Ipod. Il mercato dei libri tascabili soffrirà la concorrenza dell’ebook. Il mercato dei libri “indipendenti”, in generale dei libri in cui l’oggetto è una parte rilevante, ne soffrirà molto meno. I libri non rischiano affatto di fare la fine dei vinili, per intenderci. Non verranno messi in soffitta per vent’anni, per poi scoprirne di nuovo la magia. Il compito di Marcos y Marcos e di editori come noi, sarà quello di rendere i nostri libri ancora più appetitosi. E, certamente, tutti ci troveremo a combattere la pirateria, perché molti testi circoleranno in formato elettronico senza che nessuno paghi un euro. Sta accadendo in Germania, accadrà anche da noi.
Libri Marcos y Marcos in formato ebook? Presto per dirlo. Saremmo già in grado di realizzarli, ma per noi proteggere autori e testi - e relativi diritti - è un compito fondamentale. Dobbiamo prima esser certi che la pirateria non si mangi tutto. Ne riparliamo in primavera?



pag. 3 Intervista a Daniela Di Sora, Voland - Roma

Con quali difficoltà la piccola e media editoria deve confrontarsi?
Oggi stanno chiudendo molte librerie indipendenti, che sono le alleate naturali dell’editoria indipendente: i nostri libri spesso hanno bisogno di tempo, di competenze specifiche da parte dei librai, non sono libri destinati alle grandi superfici dei supermercati, dove la concorrenza con i vari Dan Brown o Carlos Ruiz Zafon è schiacciante. E soprattutto le librerie di catena, spesso proprietà di grandi e potenti gruppi editoriali, sono in grado di fare sconti che il libraio indipendente non può permettersi, e che uccidono l’editore indipendente. Se non si riuscirà a far approvare una legge su modello di quella francese o tedesca, che regola il prezzo del libro e definisce un tetto massimo per gli sconti e le campagne di promozione, assisteremo presto alla morte di altre librerie indipendenti e di molti editori piccoli e medi. A quel punto sul mercato resteranno solo i”grandi”…

Si può parlare di strategie che permettono ai piccoli e medi editori di contrastare i grandi gruppi oppure semplicemente di un tipo di offerta differente?
Noi piccoli siamo più veloci e più agili, abbiamo piani editoriali più flessibili, anche se una buona e accurata programmazione è imprescindibile. Io sento anche forte la necessità di battere terreni non troppo battuti, di avventurarmi in letterature spesso snobbate dai grandi editori ma questa non è una strategia quanto piuttosto una vera curiosità, un’esigenza.

I piccoli e medi editori puntano su determinate fasce di lettori?
Il lettore forte è il mio punto di riferimento, quello che secondo le statistiche acquista almeno un libro al mese. Il mio tentativo è quello di farli affezionare alla casa editrice: Voland pubblica spesso autori molto noti nei loro paesi ma sconosciuti o quasi in Italia, dunque il lettore in libreria deve fondamentalmente fidarsi della nostra proposta.

La qualità delle traduzioni pubblicate dai piccoli e medi editori è differente da quella dei grandi gruppi?
Non credo sia possibile generalizzare in questo modo. Ci sono grandi editori che propongono ottime traduzioni e grandi editori che mettono in commercio cattive traduzioni, e questo vale anche per i piccoli. Noi cerchiamo di offrire buone traduzioni, e i nostri redattori lavorano in ottima sintonia con i traduttori. E lavoriamo volentieri con continuità con alcuni traduttori, con cui ci troviamo in ottimo accordo.

C’è differenza tra editoria milanese e romana?
Certo, l’editoria milanese è riconoscibile come quella dei grandi gruppi, anche se non mancano ottimi editori piccoli/medi, come Marcos y Marcos o Iperborea. E l’editoria romana è classificata come prevalentemente piccola, anche se pure tra gli indipendenti ci sono case editrici che è riduttivo definire piccole, come Newton Compton o e/o, con la sua diramazione americana.

È d'accordo sul fatto che gli italiani leggano poco?
E come potrei non esserlo?

Qual è la vostra “mission”?
Trovare uno spazio in libreria pubblicando libri che mi piacciono.

Chi sono i vostri lettori?
Soprattutto le donne

Come descriverebbe la giornata tipo dell'editore?
Al mattino, piccola riunione di redazione, controllo ossessivo dei conti, controllo altrettanto ossessivo dei libri venduti attraverso il programma Arianna. Poi, dopo averli individuati, si affrontano i problemi specifici: la tipografia che non consegna in tempo, la traduzione che ritarda. La giornata è insomma, nel suo complesso, una lunga seria di problemi da risolvere… Per fortuna poi arrivano i libri, è sempre un momento di vera gioia quando prendi in mano il libro finito.

Il futuro dei libri è digitale o rimane cartaceo?
Spero che rimanga cartaceo a lungo, anche se non rifiuto affatto il digitale. Anzi, la mia curiosità mi spinge a interessarmene.




pag. 4 Intervista a Isabella Ferretti e Tomaso Cenci, 66thand2nd - Roma

Con quali difficoltà la piccola e media editoria deve confrontarsi?
La prima sensazione della nostra giovane casa editrice è che sia non sempre agevole per la piccola editoria rendersi visibile e conoscibile in un mercato dove, dal lato di un’offerta molto ricca, pochi grandi gruppi editoriali riescono a fare la parte del leone nella promozione e nella distribuzione dei libri e, dal lato della domanda, i lettori che ricercano e scelgono cosa leggere sono pochi. Siamo tuttavia persuasi che per ogni piccolo editore esista il suo importante spazio: occorre prima trovarlo e poi difenderlo.

Si può parlare di strategie che permettono ai piccoli e medi editori di contrastare i grandi gruppi oppure semplicemente di un tipo di offerta differente?

Crediamo che un piccolo editore non possa permettersi di non avere una strategia diversa da quella dei grandi editori; anzi, ogni piccolo editore deve puntare ad avere una propria strategia unica, perché è proprio grazie alla unicità della strategia che si viene conosciuti e apprezzati.

I piccoli e medi editori puntano su determinate fasce di lettori?

Il lettore “naturale” di un piccolo editore è il lettore per così dire “rabdomante”, ossia che ricerca e sceglie cosa leggere con i propri strumenti, senza accettare acriticamente cosa viene suggerito dal mercato.

La qualità delle traduzioni pubblicate dai piccoli e medi editori è differente da quella dei grandi gruppi?
No, questo non crediamo possa essere detto come regola generale: molto dipende dalla singola casa editrice, e a volte anche dalla singola collana o dal singolo libro. Le piccole case editrici, tuttavia, svolgono un importante ruolo di scouting relativamente ai traduttori giovani che, spesso, si autopromuovono e mantengono un vivaio diversificato per personalità e linguaggio.

C’è differenza tra editoria milanese e romana?
L’editoria milanese ha dato un’impronta riconoscibile all’editoria italiana e aspirazioni che trascendono i confini del Paese. Il fermento creativo dell’editoria romana, d’altra parte, ha vivacizzato negli ultimi anni il mercato editoriale sia per la caratteristica di “artigianalità” prediletta da molti dei suoi esponenti che per l’inventiva nella comunicazione.

Siete d’accordo sul fatto che gli italiani leggano poco?
Purtroppo sì: a volte si ha la sensazione che i lettori di libri siano davvero un gruppo ristretto. Il problema, d’altronde, non è solo italiano.

Qual è la vostra “mission”?
Pubblicare, nel senso di “rendere pubblici, accessibili”  romanzi che ci emozionano e che possono formare noi e i nostri lettori. Abbiamo cominciato con la collana Attese, che raccoglie storie la cui scintilla è lo sport nella sua dimensione più ideale e la collana Bazar, che dà voce ad autori accomunati dal desiderio di mantenere la propria identità culturale in ogni circostanza.

Chi sono i vostri lettori?
I lettori che sanno sognare a occhi aperti, quelli che riconoscono che da ogni storia può scaturire un’emozione. I lettori che apprezzano la bella scrittura. Quelli per cui la vita è un’esperienza complessa, di relazione con la diversità anche quando l’integrazione appare più difficile. I lettori aperti alle novità e curiosi di capire come il mondo sta cambiando.

Come descrivereste la giornata tipo dell’editore?
Ci sono talmente tante cose da fare che fatichiamo a individuare una “giornata tipo”. Siamo una piccola casa editrice e, di conseguenza, dobbiamo per forza svolgere attività molto diverse tra di loro. Abbiamo dato vita ad una redazione “integrata” e ci piace pensare alla nostra iniziativa come a un progetto collettivo. Tutto ci coinvolge: lo scouting, la scelta dei traduttori, il lavoro sui testi, la strategia di comunicazione, la veste grafica dei nostri libri e tutti gli adempimenti amministrativi conseguenti!

Il futuro dei libri è digitale o rimane cartaceo?
Il futuro del digitale nell’editoria non è ancora certo. Al momento, sopravvive la generazione che ha potuto apprezzare la sensazione di tenere un libro in mano, odorarne le pagine, accarezzarne la carta, apprezzare il diverso getto di inchiostro che sporca la pagina. In un paio di generazioni sapremo se ci si porrà in termini di sostituzione o, piuttosto, di affiancamento delle due modalità di produzione dei libri.

Quando sarà possibile leggere i libri 66thand2nd anche sull’e-book reader?
Sono ancora pochi i libri in edizione italiana inclusi nell’e-book reader. Inoltre, il rapporto tra qualità della lettura e funzioni dello strumento, da un lato, e relativo costo, dall’altro, non sono ancora ottimali. Ciò detto, siamo del tutto favorevoli alla diffusione elettronica delle nostre edizioni, in linea con la nostra aspirazione di entrare nel futuro.




pag. 5 Intervista a Emanuela Zandonai, Zandonai Editore - Rovereto

Con quali difficoltà la piccola e media editoria deve confrontarsi?
Le difficoltà sono innumerevoli ma soprattutto sono importanti per capire la qualità del nostro lavoro e la direzione verso cui ci muoviamo. Più importante ancora è il non credere di aver imboccato la via giusta una volta per tutte, servono continui riposizionamenti per riuscire ad essere parte del velocissimo cambiamento che viviamo e che nel nostro piccolo vorremmo contribuire a indirizzare.

Si può parlare di strategie che permettono ai piccoli e medi editori di contrastare i grandi gruppi oppure semplicemente di un tipo di offerta differente?

Rispetto all’idea di un contrasto preferisco pensare a una differenza nel modo di lavorare che valorizzi la qualità che piccola e media editoria riescono a garantire a un libro, a un autore, a un lettore. L’unica strategia vincente è quella di un costante impegno da parte di tutti a favore della lettura. Leggere non è semplicemente comprendere il significato delle parole, è un’esperienza tanto affascinante quanto impegnativa e proprio per questo richiede educazione.

I piccoli e medi editori puntano su determinate fasce di lettori?

Cerchiamo di offrire a tutti un’occasione “in forma di libro” per allargare il proprio sguardo e mettere in gioco le proprie certezze. Allo stesso tempo ci rivolgiamo a chi cerca narrazioni non omologate, libri fatti con cura, precisione, qualità dei materiali.

La qualità delle traduzioni pubblicate dai piccoli e medi editori è differente da quella dei grandi gruppi?
Quello che so di certo è che ogni nostra traduzione è sempre il frutto di un lungo lavoro di ricerca e di affinamento: cura per i dettagli, attenzione e rispetto per la voce dell’autore.

Qual è la differenza di un’editoria di confine?
È la propria posizione geografica e strategica rispetto ai grandi centri di produzione editoriale, la sfida quotidiana consiste nel riuscire a superare questa distanza e allo stesso tempo sfruttare al meglio i vantaggi di una posizione decentrata.

È d'accordo sul fatto che gli italiani leggano poco?
È una triste realtà.

Qual è la vostra “mission”?
Zandonai si basa su di un progetto editoriale di ampio respiro che ha scelto il confine come linea guida per le proprie scelte editoriali, confini da percorrere, indagare, superare, mischiare.

Chi sono i vostri lettori?
Penso siano soprattutto persone a cui scatta una insopprimibile curiosità ogni volta che incontrano una proposta non scontata, un’immagine intrigante, un nome o un titolo suggestivo da esplorare.

Come descriverebbe la giornata tipo dell'editore?
La descriverei simile a un costante lavoro di regia, durante il quale, quotidianamente e ad ogni momento, vanno prese decisioni di diverso ordine ma che concorrono comunque a produrre il risultato desiderato.

Il futuro dei libri è digitale o rimane cartaceo?
La tecnologia digitale è da anni una realtà nel campo della produzione editoriale, presto lo diventerà anche nel campo della lettura. Dal momento che soddisfa nuove esigenze va compresa e seguita con attenzione: le trasformazioni di un mezzo o di un supporto non possono e non devono paralizzarci. Tuttavia sono certa che il supporto migliore per romanzi e saggi rimarrà sempre la carta.




pag. 6 Intervista a Mario Desiati, Fandango - Roma

Con quali difficoltà la piccola e media editoria deve confrontarsi?
Gli spazi in libreria: credo che sia la sfida più complessa per ogni piccolo e medio editore. I grossi hanno mille risorse, hanno più penetrazione, soprattutto nelle grandi catene, un piccolo editore accanto allo sforzo distributivo deve affidarsi alla buona volontà dei piccoli librai, spesso sono loro l'asso nella manica dei passaparola.

Si può parlare di strategie che permettono ai piccoli e medi editori di contrastare i grandi gruppi oppure semplicemente di un tipo di offerta differente?
L'unica strategia possibile è la coerenza e la qualità delle pubblicazioni, la coerenza ti permette di avere un pubblico di riferimento, la qualità te lo rende fedele.

I piccoli e medi editori puntano su determinate fasce di lettori?
Dipende dai generi e dalle case editrici, chi fa narrativa italiana punta soprattutto a un target tra i 30 e i 50.

La qualità delle traduzioni pubblicate dai piccoli e medi editori è differente da quella dei grandi gruppi?
Assolutamente no, anzi spesso le traduzioni dei grandi gruppi per essere nei tempi di uscita e bruciare le tappe vengono affidate a gruppi di traduttori. Ci sono romanzi di 200 pagine con traduzioni firmate anche cinque sei traduttori. Meglio una traduzione con una sole voce, con qualche personalismo in più, ma qualche capogiro in meno.

C'è differenza tra editoria milanese e romana?
Due mondi molto diversi. L'editoria milanese è storicamente quella delle grandi concentrazioni editoriali, dei grandi gruppi, a Roma l'editoria è invece media, piccola e un po' ruspante.

È d'accordo sul fatto che gli italiani leggano poco?
Leggono pochi libri letterari, ma comprano molti libri, tanto quanto nel resto d’Europa.

Qual è la vostra “mission”?
Essere un punto di riferimento per la letteratura contemporanea, sia italiana, sia internazionale. Scoprire e crescere talenti, tradurre e far conoscere grandi scrittori.

Chi sono i vostri lettori?
Il lettore tipo della Fandango secondo un nostro recente studio settoriale ha 32 anni e legge narrativa italiana o americana, ha un lavoro precario, ma vive da solo nel centro nord.

Come descriverebbe la giornata tipo dell’editore?

L’editore è un imprenditore e come tutti gli imprenditori ha tante incombenze commerciali e burocratiche da affrontare, però ha anche quella gioia unica di vedere il suo lavoro tramutarsi in un libro. Ricordo un vecchio editore milanese di una piccola casa editrice senza denti che a causa di questo non mangiava, ma si nutriva solo attraverso liquidi: un giorno gli chiesi perché non comprava una dentiera e lui disse che una dentiera nuova costava quanto stampare e mettere in commercio un libro. “Al mondo serve un libro in più piuttosto che una dentiera, anche se mia”.

Il futuro dei libri è digitale o rimane cartaceo?
Tante volte negli ultimi venti anni si è detto che il futuro sarebbe stato digitale, ma ancora non è così. Certo nella vita editoriale e degli addetti ai lavori i manoscritti digitali hanno raggiunto e superato quelli cartacei e chissà che questo non rispecchi il futuro anche dei lettori. I primi conti si possono fare solo quando dei prodotti maneggevoli e pratici come l’ebook Reader saranno effettivamente utilizzabili come in America anche in Italia.