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ROMANZO

Splendente come una padella
di: Amélie Nothomb / editore: Einaudi, 2006
traduttore: Irene Babboni - Traduzione dal francese


Un principe cinese, stufo della bellezza, vuole sposare la più orribile delle fanciulle e la fa cercare in tutto il suo reame. Un passeggero misterioso sul TGV per Bruxelles conversa senza sforzo alcuno in ogni lingua del mondo umano e animale. Un serial killer dozzinale si scopre improvvisamente artista e cerca il delitto perfetto. Un sondaggio sull'esistenza di Dio si trasforma in un sanguinoso e paradossale massacro.
E' questo uno strano libro di Amélie Nothomb. Non è un romanzo e non è precisamente una raccolta di racconti. Si tratta di quattro storie, forse quattro favole moderne. Ma sono quattro storie, o favole, questo sì, "alla Nothomb". Apparentemente semplici e tradizionali, si rivelano invece narrazioni stralunate, dissacranti e divertenti.
Ecco, la cosa che mi preoccupava quando mi è stato chiesto di tradurre Splendente come una padella, era proprio l'insidia della semplicità. Apparente semplicità. Cadere nell'errore cioè di trattare queste brevi storie semplicemente come quattro favole e tradirne o la leggerezza o la complessità. Mentre le parti più belle del libro sono proprio quelle in cui Amélie Nothomb riesce a raggiungere e a comunicare una leggerezza ironica e una complessità svagata.
Nel tradurre ho cercato allora di lavorare in questa direzione. L'importante, mi sono detta, è non fermarsi alla superficie ma seguire lo sguardo dell'autrice impietoso e a tratti crudele, comico, divertito e soprattutto sempre ironico. È questo che ho cercato di fare, già a partire dal titolo. L'originale Brillant comme une casserole è diventato Splendente come una padella e spero che la leggera forzatura non solo renda il titolo più scorrevole ed efficace ma riesca ancor meglio a trasmettere la sfumatura ironica che possiede: a splendere come una padella nuova sono infatti i muri del palazzo nell'immaginario del sublime e apatico principe cinese che non ne può più della bellezza perfetta e luccicante che lo circonda fin dalla nascita e vorrebbe invece conoscere il brutto, il mostruoso, il ripugnante e il ridicolo. Così i muri del palazzo risplendono come risplende l'alluminio di un oggetto d'uso quotidiano.
Le quattro storie di Amélie Nothomb si leggono tutte d'un fiato e spero che questo accada anche nella loro versione italiana. Che riescano insomma a divertire e a far sorridere come fa il testo francese. Perché, secondo me, questo è alla fine un libro in cui il traduttore (e il lettore) devono giocare a stare un po' a testa in giù, nel mondo capovolto dell'autrice.
Irene Babboni