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FIERA DEL LIBRO

I traduttori editoriali in Europa: esperienze a confronto
di: Marina Rullo

Il 10 dicembre, in concomitanza con l'annuale Fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, si è tenuta a Roma una tavola rotonda sulla situazione professionale dei traduttori letterari in Europa. L'incontro, organizzato dalla sezione traduttori del Sindacato Nazionale Scrittori, è nato dalla volontà di confrontarsi con le altre realtà europee in vista dell'armonizzazione delle leggi che regolamentano il settore della traduzione e dalla necessità di coinvolgere l'Italia in un dibattito di cui generalmente nel nostro Paese arriva solo l'eco.
All'incontro hanno partecipato traduttori letterari in rappresentanza di Italia, Norvegia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Svizzera e Spagna, affiancati da un membro del CEATL (Conseil Européen des Associations de Traducteurs Littéraires), presente su richiesta della stessa associazione, che ha subito guardato con interesse all'iniziativa. La riunione, per quanto limitata a una cerchia ristretta di Paesi, è stata un'ottima occasione per conoscere la situazione professionale dei nostri colleghi stranieri e porre le basi di una discussione che nel tempo possa servire a mettere a fuoco i problemi della categoria e auspicabilmente intervenire con una risposta collettiva.
L'incontro è stato aperto in rappresentanza dell'Italia da Marcella Dallatorre, per anni ai vertici dell'EWS (European Writers' Congress) e del CEATL, la quale ha tracciato un quadro lucido e a dir poco sconsolante della situazione nel nostro Paese, dove vige una legge sul diritto d'autore rimasta pressoché immutata dal 1941 e il mercato è dominato dai cosiddetti buy-out contracts, che prevedono la cessione in blocco di tutti i diritti. L'unico segnale positivo arriva dalla recente attuazione della direttiva europea sulla reprografia e dalla conseguente distribuzione a editori e autori (traduttori inclusi) dei proventi derivanti dalle fotocopie, secondo l'accordo stabilito tra la SIAE, l'AIE (Associazione Italiana Editori) e i tre sindacati di categoria. Al di là dei problemi di natura legale, tuttavia, l'Italia purtroppo si distingue anche per lo scarso impegno dei propri traduttori letterari, che, a differenza dei colleghi europei, solo in minima parte scelgono di tutelare attivamente i propri diritti aderendo a una delle associazioni presenti sul territorio. Atteggiamento che finisce per ostacolare lo stesso potere contrattuale delle associazioni e dell'intera categoria.
Non potendo qui riassumere la complessità degli interventi, tutti densi di spunti di riflessione, ci si limita a qualche accenno, iniziando dal collega norvegese Jon Rognlien, che con l'abituale simpatia ha illustrato la situazione nel suo Paese, considerato un "faro" nella tutela degli autori e l'unico in cui sia mai stato attuato uno sciopero dei traduttori letterari. Un'iniziativa sulla quale il collega si è soffermato in modo particolare, descrivendone l'impatto e sottolineando come il suo presupposto sia stata una grande solidarietà di categoria. Di notevole interesse anche la relazione della collega Maja Pflug in rappresentanza della Germania, Paese che ha recentemente modificato la propria legge sul diritto d'autore, introducendo il fondamentale concetto di "equo compenso". La nuova legge, entrata in vigore nel 2002, ha portato a un progressivo inasprimento dei rapporti tra autori ed editori, bloccando di fatto le trattative per un accordo collettivo. Negli ultimi tempi, tuttavia, con il sostegno del sindacato tedesco sono state intentate diverse cause per l'adeguamento dei contratti già stipulati, sulle quali i tribunali di Monaco e di Berlino si sono espressi in maniera favorevole, almeno in parte, ai traduttori. Un piccolo passo avanti che fa ben sperare i colleghi tedeschi.
Restando in tema di conquiste significative, la collega francese Françoise Brun ha parlato, tra le altre cose, del Code des Usages, accordo sottoscritto negli anni '90 dalle associazioni di autori e di editori, rimasto a livello di buone intenzioni fino a una recente sentenza del Tribunale di Parigi che, facendo espresso riferimento al documento in una causa tra un traduttore e un editore, ha stabilito un importante precedente. Il Code des Usages, al pari di quelli in uso per le altre categorie professionali, codifica le pratiche da seguire nella professione, prevedendo in questo caso l'obbligo di un contratto e un profitto proporzionale al ricavato dell'editore. Altra importante conquista dei colleghi d'Oltralpe è l'aver fatto in modo che una quota dei proventi derivanti dal prestito bibliotecario confluisca in un fondo pensionistico per gli autori. A questo proposito è interessante notare che in nessuno dei Paesi rappresentati all'incontro la direttiva europea sul prestito bibliotecario continua a suscitare tanta ostilità come in Italia. In molti di essi, al contrario, la direttiva è già operante da anni e, grazie ai fondi derivanti da essa, è stato possibile attuare numerose iniziative a sostegno della cultura e dei traduttori.
La tavola rotonda è stata chiusa dal collega spagnolo Juan Vivanco, che ha illustrato una situazione per molti versi sovrapponibile a quella italiana: un mercato editoriale ipertrofico dove la quantità prevale sulla qualità, una legge potenzialmente favorevole ostacolata dagli interessi dei grandi gruppi editoriali e un basso tasso associativo tra i traduttori.
In conclusione, si può affermare che questo primo incontro europeo sulle tematiche professionali dei traduttori letterari, che nelle intenzioni dovrebbe avere cadenza annuale, ha portato alla luce molti aspetti interessanti e offerto molte idee, anche per quanto riguarda eventuali campagne di sensibilizzazione dirette al grande pubblico. Starà all'impegno di tutti noi fare in modo che questo confronto non resti sterile ma sia di aiuto nel sostenere la difesa dei diritti della nostra categoria.

Marina Rullo